mercoledì 5 luglio 2017

Il Vasco-sistema©

Di Mary Blindflowers©

Pinocchio e il sé, pastello su carta, by Mary Blindflowers©


Il rocker di Zocca torna a far parlare di sé con un concerto pubblicizzato dalla Rai e in cui il cantante ha voluto la presenza di Bonolis, noto strapagato showman.
Vasco Rossi a molti piace ad altri, me compresa, no, ma i gusti sono gusti, musicalmente parlando. Superfluo discuterne troppo, dire che la sua voce non è esattamente quella di un usignolo, sarebbe inutile perché ci sarebbe sempre qualcuno pronto a ribattere che non è la voce che conta, ma l’emozione che trasmette. Sorvoliamo sul fatto che i movimenti goffi del Vasco nazionale, le sue scarse capacità vocali devastate da una “vita spericolata” e l’evidente banalità dei testi commerciali che lo hanno reso famoso, non mi piacciono per nulla. Dico sorvoliamo perché stiamo sempre nell’ambito dei gusti personali che sono opinabili e soggetti ad errore e possono anche interessare poco, dato che non sono un critico musicale.
Però da signora Nessuno, qualche considerazione vorrei farla, giusto una riflessione…
Quello che mi infastidisce di questo personaggio è l’innocuità spacciata per provocazione. I suoi testi sono assolutamente privi di qualsiasi vero e genuino tentativo di contestazione del sistema che però lui nelle interviste dice spudoratamente di contestare.
Il grave non è che non contesti o provochi alcunché, ma che, nonostante dai suoi testi sia completamente assente qualsiasi polemica sociale, continui a definirsi “la voce di chi non ha voce”, come ha rilasciato in un’intervista nel giugno del 2017, testuale: “oggi mi piace provocare soprattutto le coscienze, per tenerle sveglie, se si addormentano si accetta tutto e si subisce tutto”.
A questo punto mi chiedo se nei testi non c’è traccia di induzione al risveglio, come ridesterebbe le coscienze un cantante che più volte è andato al Festival di Sanremo, trionfo assoluto dell’appiattimento convenzional- borghese?
Ah ecco, lui contesta facendosi pubblicizzare dalla Rai dove occorre la tessera di un partito anche solo per respirare. Oppure invitando un tipo di nome Bonolis al suo concerto, il conduttore televisivo più pagato in assoluto in Italia,  uno che percepisce stipendi da capogiro per fare programmi non di certo alternativi e culturali, i classici polpettoni ipnosi per polli da batteria… Ah, ho capito, la contestazione Vasco la fa con i suoi amici Stadio, quelli che cantavano quel testo aberrante e misogino che recita così: “non c’è una donna che ti perdona se tu la rendi più importante di te, una donna non ha il rispetto di te se si cura di sé… Di notte si trucca e tutta la città impazzisce”. Davvero alternativo…
Quello che è incredibile è che ci sia pure gente che crede al ruolo di provocatore di Vasco Rossi  e rimane estasiata a sentirlo mentre, con aria un poco intontita da droghe e alcool, si atteggia a risvegliatore del sonno altrui.

Così accade che chi è dentro il sistema, legato a doppio filo al potere, finge di contestare e molti ripetono a pappagallo, contestazione, contestazione, risveglio, risveglio, come tanti robot telecomandati, e la ruota del sistema continua a camminare, a macinare vite e cervelli in un mondo sempre più artificiale e finto.

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