lunedì 24 luglio 2017

Tenerezza o deretanica brezza?©

Di Lucio Pistis & Sandro Asebès

Il volo, foto Mary Blindflowers©


Il giardino è tutto secco, le rose guardano all’ingiù, fiaccate dalla gran calura estiva. Le nostre mogli oggi vanno a rinfrescarsi un poco le gambe in spiaggia, strizzandosi senza respirare dentro i costumi dell’anno prima. Dopo un lungo lamento sulle lavatrici che al giorno d’oggi fanno ritirare tutti i panni, rendendoli più piccoli, le nostre giunoniche principesse si allontanano con la testa sotto il sole. Noi aspettiamo che girino l’angolo e ci versiamo una bella birra ghiacciata.
Abbiamo davanti una lirica di Emilio Greco, il famoso scultore.
Nei tuoi occhi la tenerezza”
Un battello lento sul lago
Un abbandonarsi senza tempo
di fermata in fermata
da Riva di Solto a Lovere:
nei tuoi occhi la tenerezza
straripava fino al pianto.
Ci guardiamo in faccia. Questa sarebbe una poesia? Tenerezza che fa rima con deretanica brezza?
Tracima nelle viscere del lettore un irrefrenabile impulso evacuatorio, registrando l’inanità della trasmissione di empiti emotivi, nella sciatta descrizione di una corsa di naviglio sul lago d’Iseo (ambiente di per sé poco calorico). Certo stride l’idea dell’abbandono durante una traversata idrica caratterizzata dal rumore di fondo delle turbine del vettore: evidentemente siamo avvezzi ad altri tipi di atmosfere foriere di rilassatezza. Se l’emozione va condivisa e rapportata ad analoghi vissuti, l’impressione dello svuotamento di tensione ed energia in un trasporto motorizzato sull’acqua ci risulta allotrio. Emilio Greco la fa sua, ma, ci sia consentito, non la trasmette a chi legge. Ci immaginiamo già i due protagonisti placidi e rilassati e magari interrotti dalla voce dell’esattore del certificato di viaggio! C’è una paratia tra poeta (sic!) e lettore né la tecnica del breve vissuto agevola empatia. Questa pseudo-lirica (che non ha alcuna nota toccante) lascia chi la legge esterrefatto per la sua impotenza comunicativa e l’insipienza tecnica.

Emilio forse avrebbe dovuto limitarsi a scolpire, arte che gli riusciva piuttosto bene. Di pubblicare poesie, una peggio dell’altra, avrebbe sicuramente potuto tranquillamente farne a meno, anche perché al momento, nonostante la nostra età, che è considerevole, non soffriamo di stipsi.

Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


Le nuove vecchie ricette di MicroMega©

Di Mary Blindflowers©

La cena delle beffe, oil on canvas by Mary Blindflowers©


Prendete una pornodiva dalle giunoniche forme, mixatela con un intellettuale che avrà il compito di aiutare a costruire un personaggio, miscelate bene il tutto all’interno di una rivista di nome MicroMega e il gioco è fatto, la ricetta della patata con variante viene servita su un luccicante piatto d’argento con servizio di posate finto-oro sfolgorante, che solleticano opportunamente la pruderie della gente comune.
Siccome l’Italia non è un Paese di persone ma di personaggi che non esistono nella realtà, cosa fare per incrementare le vendite e attirare lettori che normalmente non comprerebbero la rivista? Creare un personaggio nuovo di zecca, la novità delle novità, la pornodiva che, con insolita proprietà di linguaggio, risponde ad un filosofo, una pornodiva intelligente. Ma che bello! Eh sì, è proprio vero. La patata comunque la si cuocia attira sempre i polletti nostrani e ruspantelli da fare arrosto e ci vuol poco a scrivere due righe su un giornale e su twitter e dire che sono fuoriuscite dal cervellino originale di una Nappidiva, prestata per qualche attimo all’opinionismo. Scucita dunque la donnina dal suo ruolo, tutto cambia, la gente si interessa, comincia a sognare e a schierarsi, commentare, interessarsi alla faccenda di una snocciolatrice di piselli che improvvisamente rivela doti sillogistiche-dialogiche, insomma, l’opinione pubblica si intriga. E chi ci guadagna? Naturalmente la rivista e il filosofo e la divetta che scandaglia e finge senza fretta. Così anche chi non aveva mai letto MicroMega, siccome la Nappi ha argomenti senza bisogno di argomentare, ora che fa? Legge e sognafellatio che sanno d’Orazio e filosofia usa e getta.
Ma cosa stiamo veramente leggendo? Chi scrive e chi legge sul serio? Chi vive in Italia e chi ha realmente diritto di parola? Una manica di meretrici e di intellettuali che poi alla fine, sono la stessa identica cosa. L’importante è costruire un personaggio e vendere, il resto conta poco. La cultura, quella vera, può attendere, intanto si fa notizia con un bel gioco, una nuova-antica ricetta, vecchia come il mestiere che fa la Nappi e gli intellettuali di regime, così le pecore sognano e commentano. Voilà signore e signori, il teatrino novità dello stivale da buttare è servito sulla tavola dei semplici da meccanismi piuttosto complicati e sbeffeggianti il senso di ogni cosa. Il risultato finale, per un osservatore che va oltre, è solo una grande cosmica tristezza per come l’Italia-pascolo è diventata o forse è, purtroppo, sempre stata.


Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


sabato 8 luglio 2017

Un uomo spalava letame©

Di Andreas Finottis©

Il mondo che guarda, oil on canvas by Mary Blindflowers©


L’atto più di sinistra che abbia mai fatto è stato in un giorno d’agosto. 
C’era un caldo torrido, di quelli che sudi anche stando all’ombra, era quasi mezzogiorno e il caldo era al massimo dell’insopportabile. Sono andato in un deposito di auto da rottamare per cercare dei pezzi di ricambio, ma faticavo a camminare con quel clima afoso tra le auto sparse nel recinto interno, mi sono messo all’ombra sotto una tettoia. Però si sentiva una puzza tremenda, dall’altra parte della rete di recinzione c’era una stalla e il letamaio stava a pochi metri dalla tettoia dove ero riparato, e ho notato dentro la vasca di cemento col letame un uomo che lo spalava, un operaio agricolo.
Mi ha fatto una pena immensa vederlo costretto a fare quel lavoro, a quell’ora e con quel caldo, era un cinquantenne di bell’aspetto, magari se la vita gli fosse girata meglio poteva fare l’attore e adesso sarebbe in qualche hotel con l’aria condizionata a firmare autografi ai fans e rilasciare interviste, in cui si lamenta di quanto è duro il lavoro dell’attore. 
Invece la vita lo ha buttato in quell’inferno, in una vasca di cemento piena di merda da spalare in un clima infuocato. 
Altre persone passavano di lì e lo guardavano male, come fosse pure lui un pezzo di sterco bovino, come fanno di solito i mentecatti mentali quando vedono qualcuno stare peggio di loro, si sentono qualcuno, si sentono importanti, si sentono persone di una casta superiore perciò, allora lo trattano col massimo disprezzo, per sentirsi migliori.
Mi sono avviato verso l’uscita passandogli davanti, ho notato che lui stava guardando per salutare qualcuno, ma nessuno lo salutava. 
Allora gli dissi il “Buongiorno” più forte, rispettoso, limpido, sentito e sincero che abbia mai detto in vita mia.
Lui rispose, sorrise contento e riprese a spalare con più energia.
Alcuni si erano girati e mi guardavano strano, un salutatore degli spalamerde è un tipo sospetto per ogni mentecatto mentale che si rispetti.
Li guardai come si guarda l’ultima delle nullità e me ne andai.
Andai in cerca di uno che conoscevo e sapevo che lui conosceva il proprietario di quell’azienda agricola, così gli feci dire che se vedevo un’altra volta maltrattare così gli operai mandati a spalare letame a quell’orario sotto il sole lo denunciavo.
Da allora sono passati anni e devo dire che non ho visto più nessuno messo a spalare a quell’ora.
Credo sia questa la vera sinistra, l’essere solidali e il pensare a come risolvere i problemi di chi è nella merda, anche se non ti riguardano direttamente.


Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


mercoledì 5 luglio 2017

Il Vasco-sistema©

Di Mary Blindflowers©

Pinocchio e il sé, pastello su carta, by Mary Blindflowers©


Il rocker di Zocca torna a far parlare di sé con un concerto pubblicizzato dalla Rai e in cui il cantante ha voluto la presenza di Bonolis, noto strapagato showman.
Vasco Rossi a molti piace ad altri, me compresa, no, ma i gusti sono gusti, musicalmente parlando. Superfluo discuterne troppo, dire che la sua voce non è esattamente quella di un usignolo, sarebbe inutile perché ci sarebbe sempre qualcuno pronto a ribattere che non è la voce che conta, ma l’emozione che trasmette. Sorvoliamo sul fatto che i movimenti goffi del Vasco nazionale, le sue scarse capacità vocali devastate da una “vita spericolata” e l’evidente banalità dei testi commerciali che lo hanno reso famoso, non mi piacciono per nulla. Dico sorvoliamo perché stiamo sempre nell’ambito dei gusti personali che sono opinabili e soggetti ad errore e possono anche interessare poco, dato che non sono un critico musicale.
Però da signora Nessuno, qualche considerazione vorrei farla, giusto una riflessione…
Quello che mi infastidisce di questo personaggio è l’innocuità spacciata per provocazione. I suoi testi sono assolutamente privi di qualsiasi vero e genuino tentativo di contestazione del sistema che però lui nelle interviste dice spudoratamente di contestare.
Il grave non è che non contesti o provochi alcunché, ma che, nonostante dai suoi testi sia completamente assente qualsiasi polemica sociale, continui a definirsi “la voce di chi non ha voce”, come ha rilasciato in un’intervista nel giugno del 2017, testuale: “oggi mi piace provocare soprattutto le coscienze, per tenerle sveglie, se si addormentano si accetta tutto e si subisce tutto”.
A questo punto mi chiedo se nei testi non c’è traccia di induzione al risveglio, come ridesterebbe le coscienze un cantante che più volte è andato al Festival di Sanremo, trionfo assoluto dell’appiattimento convenzional- borghese?
Ah ecco, lui contesta facendosi pubblicizzare dalla Rai dove occorre la tessera di un partito anche solo per respirare. Oppure invitando un tipo di nome Bonolis al suo concerto, il conduttore televisivo più pagato in assoluto in Italia,  uno che percepisce stipendi da capogiro per fare programmi non di certo alternativi e culturali, i classici polpettoni ipnosi per polli da batteria… Ah, ho capito, la contestazione Vasco la fa con i suoi amici Stadio, quelli che cantavano quel testo aberrante e misogino che recita così: “non c’è una donna che ti perdona se tu la rendi più importante di te, una donna non ha il rispetto di te se si cura di sé… Di notte si trucca e tutta la città impazzisce”. Davvero alternativo…
Quello che è incredibile è che ci sia pure gente che crede al ruolo di provocatore di Vasco Rossi  e rimane estasiata a sentirlo mentre, con aria un poco intontita da droghe e alcool, si atteggia a risvegliatore del sonno altrui.

Così accade che chi è dentro il sistema, legato a doppio filo al potere, finge di contestare e molti ripetono a pappagallo, contestazione, contestazione, risveglio, risveglio, come tanti robot telecomandati, e la ruota del sistema continua a camminare, a macinare vite e cervelli in un mondo sempre più artificiale e finto.

Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page