venerdì 2 giugno 2017

2 giugno, la festa dell'ipocrisia©

Di Mary Blindflowers©

Cena repubblicana, tecnica mista su carta by Mary Blindflowers©


Oggi si festeggia la giornata dell'ipocrisia, il 2 giugno, la nascita della Repubblica italiana. Festeggiamola dunque questa Repubblica così perfetta e meravigliosa, la Repubblica della disoccupazione, del privilegio, della sperequazione, dell'aumento continuo delle tasse, dell'accettazione passiva del Vaticano, Stato nello Stato. La Repubblica della pizza, del mandolino, della mafia capillare, diffusa a tutti i livelli nazionali e delle raccomandazioni, del silenzio sulle stragi di Stato; la Repubblica dei personaggi, del divismo, dell'omertà, del mito della ricchezza raggiungibile solo per pochi, della povertà per molti, della politica corrotta che si ricicla in continuazione, della televisione politicamente corretta, perfetta serva dei partiti. Festeggiamo la Repubblica della grande editoria che pubblica solo ciò che si può e si deve, solo scrittori coi fili, affinché tutto ma proprio tutto rimanga com'è. Esultiamo per lo Stato degli intellettuali allineati in tv e nella carta stampata a darci continue lezioni di buon senso, su cose che già si sanno, già si conoscono da tempi inenarrabili.

Nello Stato italiano esiste la libertà di avere una libertà solo apparente, una falsa democrazia di cui oggi i media italiani non faranno che parlare in termini di orgoglio nazionale ed entusiasmi da fiera della bontà.

Così scrittori e personaggi di dubbio gusto sproloquieranno nella nostra tv sulla povera repubblichetta corrotta, elogiandone i pregi o fingendo di criticarne eventuali difetti senza aggiungere nulla di nuovo all'ovvio. Tutto all'insegna dell'innocuo, del controllato.

E la gente che magari non ha mai letto un libro dello scrittore X, che conosce solo perché lo vede in tv, lo applaudirà senza sapere che se ti fanno parlare con bonomia salottiera o finta contestazione, nelle grandi reti nazionali, sei già nel sistema, sei già un privilegiato nato bene o con un calcio ben assestato proprio nel centro esatto ed abusato del sedere, stai solo recitando e non a soggetto, il pessimo canovaccio di una Repubblica inchiodata e cristallizzata nei suoi tanti perché a cui non si può e non si deve dare mai risposta. La soluzione è a portata di mano, così semplice, banale, basterebbe che l'editoria cominciasse a pubblicare libri veri e non il pattume dei raccomandati di turno, basterebbe che anche le persone normali, non di potere, nel loro piccolo, non andassero a bussare alla porta dei politici per chiedere ciò che dovrebbero avere per diritto, basterebbe prendere a calci i politici corrotti e pretendere che vengano puniti, tutte cose molto semplici, ma inattuabili in una società in cui il senso civico è pari a zero, in un mondo indottrinato da media e tv di Stato. Ognuno ha quel che si merita, forse. La mentalità mafiosa del piccolo uomo qualunque che chiede di essere raccomandato perché si usa così, è difficile da estirpare. Questo è il nodo, la punta dell'iceberg, alimentata da una classe intellettuale corrotta e corruttibile, disonesta e mafiosa, schiava del potere che acceca. E chi non ci sta? Viene ostracizzato, isolato. Un intellettuale onesto non deve parlare. Festeggiamo dunque la Repubblica del silenzio.



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