lunedì 15 maggio 2017

Machiavelli tra censure e manipolazioni© (parte I)


Mary Blindflowers©



Foto Mary Blindflowers©

Machiavelli è stato l'autore forse più strumentalizzato di tutta la storia. Nei momenti di svolta, di crisi, di rivoluzione, riecco che viene letto e riletto1. Il suo famoso ed impietosamente estrapolato “fine che giustifica i mezzi”, viene poggiato sul comodino dei grandi del momento come giustificazione di pratiche politiche anche opposte tra loro e moralmente discutibili.
Non è un caso che Napoleone, Hitler, Mussolini e Stalin lo leggessero adattandolo alle loro personali esigenze di potere.
Nel 1816 l'abate Aimé Guillon de Montléon stampò a Parigi un libro curioso dal titolo altisonante: Machiavel commenté par Napoléon Buonaparte. Manuscrit trouvé dans la carrosse de Buonaparte, après la bataille de Mont-saint-Jean, le 18 juin 1815. 
Nel libro si descrive il rocambolesco quanto fantasioso ritrovamento di un manoscritto subito dopo la battaglia di Waterloo. 

In pratica un gruppo di soldati prussiani si sarebbe impadronito della carrozza dell'imperatore, piena d'oro, documenti e del manoscritto autografo, che ovviamente, andò perduto dopo poco tempo. In buona sostanza una vera e propria truffa ideata da Guillon. Tutto falso. Guillon nel libro si spacciò per Napoleone. 
Egli scrisse il testo solo per mettere in cattiva luce Napoleone associandolo a Machiavelli. All'epoca il nome dello scrittore fiorentino era già sinonimo di doppiezza, disprezzo delle regole morali e della religione.
Il libro venne ripubblicato come autentico nel 1817 dalla rivista nazionalista Ruskoj vestnik in cui il presunto Napoleone, alias Guillon, scrisse che il cammino non ha alcuna importanza se infine si arriva alla meta, riproponendo i machiavellici mezzi tramite il solito trito “fine” giustificatorio.
Ma non finisce qui, nel 1985, un editore parigino di nome Jean de Bonnot, ripubblicò l'apocrifo in costosi esemplari a tiratura limitata, annunciando clamorosamente la scoperta di un manoscritto di Napoleone, e dando ad intendere che il testo fosse autentico. Una semplice operazione commerciale.
Nel 1992 l'imprenditore Silvio Berlusconi, ha pubblicato Il Principe di Machiavelli con la sua prefazione e il commento dello pseudo-Napoleone Guillon che per la prima volta ha visto la luce nella traduzione italiana. Il testo, stampato in pochi esemplari “per gli amici” venne riproposto a più ampia tiratura nel 19932
Il libro, associando negativamente Machiavelli a Napoleone, dimostra come la leggenda nera di un fiorentino ambiguo non sia un fatto cinquecentesco, tutt'altro, ha attraversato secoli di storia.
Per De Sanctis Machiavelli era il “fondatore dei tempi moderni”, lucido interprete della cultura medievale da lui superata attraverso un filosofia dell'uomo che possiede in terra “serietà, scopo e mezzi” per cambiare politica. Il segretario fiorentino avrebbe superato la concezione individualistica dell'uomo per inserirlo in una comunità etica, in uno Stato.
Il nucleo fondamentale del pensiero di Francesco De Sanctis sull'argomento Machiavelli batte il chiodo della causa dell'unificazione nazionale, Scrisse infatti nella sua Storia della letteratura italiana che il segretario fiorentino: “Ebbe chiarissimo il concetto che l'Italia non potesse mantenere la sua indipendenza se non fosse unita tutta o gran parte sotto un solo principe. E sperò che casa Medici, potente a Roma e a Firenze, volesse pigliare l'impresa”3.




1Sterminata la produzione di saggi su Machiavelli. Ciascun autore prende posizione e modifica il suo giudizio sulla base delle sue stesse convinzioni politiche, adattando Machiavelli alla contingenza delle scelte e delle situazioni. Negli anni 1923-33 in particolare si ebbe in Italia un'incredibile fioritura di articoli, libri e discorsi sul segretario fiorentino che ancora oggi fa discutere. 


2 E. Buonanno, Sarà vero. La menzogna al potere, falsi sospetti e bufale che hanno fatto la storia, Milano, Einaudi, 2009; N. Machiavelli, Il Principe, a cura di V. Branca, Silvio Berlusconi editore, Milano, 1993. 



3F. De Sanctis, Storia della letteratura italiana, Mondadori, Milano, 1991, p. 481. 



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