lunedì 22 maggio 2017

La recensione di Sir Edward Byron©

Di Mary Blindflowers©

La terra arida non dà buoni frutti, foto Mary Blindflowers©

Lord Edward Byron era un vecchio aristocratico che odiava gli aristocratici cui suo malgrado apparteneva. Lo sapevano tutti che non era il parto delle viscere di Lady Marion, sua madre ufficiale, ma di una serva con cui suo padre da giovane si era dilettato a lungo e che era morta subito dopo averlo dato alla luce. Così sir William Byron, padre di Edward, gran bevitore, puttaniere e giocatore d’azzardo, aveva deciso di fingere che il bambino fosse legittimo, dato che la sua diletta moglie non poteva avere figli.

Lady Marion era viziata, infedele, pigra, sciocca come un pitale e schifosamente ricca. Edward l’aveva sempre odiata e ogni tanto gli capitava di pensare a come avrebbe potuto essere la sua vita se avesse conosciuto la sua madre naturale. Gli piaceva immaginarla bionda, con le guance rosse e gli occhi chiari. Col padre il rapporto era sempre stato formale, buongiorno signor padre, buonasera signor padre, il tempo promette bene oggi, ho preso un bel voto, sto studiando letteratura inglese, mi sono diplomato, mi sono laureato. Niente più di questo. Un rapporto asettico. Quel vecchio ubriacone cornuto di suo padre oltretutto non assecondava la sua passione per la letteratura, considerandola una cosa frivola, inutile se non addirittura sconveniente per un gentiluomo. Ma Edward sapeva di non essere un gentiluomo, bensì il bastardo di sir William. Nelle sue vene scorreva misto sangue plebeo, forse per questo detestava la sua matrigna e disprezzava suo padre.

Nonostante i divieti di quest’ultimo, Sir Edward fin da quando aveva 15 anni non aveva mai smesso di scrivere. Riuscì anche a pubblicare sotto pseudonimo qualche libro. L’ultimo consisteva in una raccolta di liriche. Ogni tanto Edward scriveva anche recensioni per un giornale locale, sempre sotto pseudonimo, non voleva che suo padre lo riconoscesse. Avrebbe potuto diseredarlo. E sempre con un nome falso firmava i suoi articoli.

Un giorno un autore che si autodefiniva “molto promettente”, decise di mandargli in recensione il suo romanzo, un lavoro concepito coi piedi, senza offesa per i piedi, pensò Sir Edward. Si sentiva in forte imbarazzo, perché quell’autore lo aveva molto lodato in passato, descrivendo la sua come vera poesia. Non voleva offenderlo, tuttavia il libro era davvero orrendo. C’erano editori che riuscivano a pubblicare simili obbrobri? Disse all’autore che sarebbe stato meglio non procedere con la pubblicazione della recensione, dato che non sarebbe stata positiva, ma l’autore andò su tutte le furie, dicendo che forse sir Edward aveva motivi di risentimento contro di lui perché tempo prima aveva litigato con una sua amica e che comunque poteva fare come più gli piaceva. Sir Edward cercò di fare mente locale, ma non riusciva proprio a ricordarsi dell’amica dell’autore, evidentemente l’aveva rimossa dalla memoria come questione poco significativa. Infatti aveva una mente a compartimenti stagni e ricordava soltanto le cose che reputava importanti o le persone che in qualche modo lo avevano colpito per una ragione o per l’altra. L’insignificanza finiva nel dimenticatoio.

Perché tutti pensano di essere degli scrittori? Si domandava. Sapeva che se avesse scritto quello che realmente pensava del libro, avrebbe innescato una reazione a catena. L’autore, piccato, si sarebbe sicuramente meschinamente vendicato, perché uno che non accetta di essere scarso, anche se di fatto lo è, può essere capace di tutto. Sir Edward aveva ora due scelte: tacere, far finta di non aver mai letto quel libro, oppure scrivere la recensione e prendersi le conseguenze del caso. Siccome Sir Walter Edward II Byron, era un tipo curioso, decise di intraprendere la seconda strada, per vedere fino a che punto poteva spingersi la meschinità umana. Così scrisse la sua sincera recensione, alleggerendo pure i toni, data la schifezza di romanzo che aveva letto, e la fece pubblicare.

Il giorno dopo fulmini e saette. L’autore rivendicava su uno squallido giornaletto locale, la sua dignità ferita, attribuendo al recensore invidie feroci per la sua grande sublime arte, risentimenti mai provati e una cattiveria inaudita. Sir Edward era sempre stato un burlone. Tempo prima aveva mandato all’autore la sua raccolta di poesie. Siccome però conosceva molto bene la natura umana e gli piaceva fare scherzetti, aveva inserito nella sua raccolta la poesia di un grande ed indimenticabile poeta, fingendo che fosse la sua.

Si aspettava ritorsioni dall’autore, e già rideva sotto i baffi. L’autore dopo aver ricevuto la recensione negativa al suo libro, si vendicò infatti, come da copione, più puntuale di un orologio svizzero. Recensì negativamente il libro di Sir Edward che si divertì moltissimo a confutare la recensione. Quello che Sir Edward non disse mai, per non far fare la figura del coglione completo all’autore, era che questi aveva recensito negativamente, definendola incoerente e inverosimile, una delle più belle poesie di Jebeleanu, uno dei più grandi autori di tutta la letteratura del Novecento europeo, scambiata dall’autore ignorante per una lirica di Sir Edward Byron, che, ogni volta che ci pensava, veniva colto da un accesso di riso.

Sir Edward da quel giorno decise di cercarsi nemici più intelligenti.

Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


Nessun commento:

Posta un commento

Inserisci commento