domenica 9 aprile 2017

Storia di Accàmo e Pescatrice©


Di Maria Concetta Giorgi©

Pinocchio, pastello su carta, Mary Blindflowers©


Vivo una condizione di estrema libertà come lettrice.

Posso montare e smontare un libro, posso iniziarlo e finirlo, anche lasciarlo a metà. Il mio piacere è determinato da ciò che io ho deciso di leggere, non da ciò che il mercato propone o impone. Se poi il mercato impone è allora che volgo lo sguardo altrove. Mi piacciono le librerie indipendenti, gli editori seri. La serietà non è far affari, è consapevolezza di dignità, è rettitudine, responsabilità. 

E' dovere nei confronti di scrive e di chi legge. 

E il lettore è attento, per niente sciocco, il sale in testa ce l'ha. Sa già.

Il lettore, si addentra, talvolta sceglie di essere condotto, poi con un guizzo repentino decide di condurre. Porta il libro dove vuole lui, lo porta con sé. La percezione del lettore è sviluppata, sa perfettamente se si è data fiducia allo scrittore, se quella famosa serietà ha lavorato.

Quando il libro incontra un lettore così preparato, non può mentire a se stesso, non può essere un libro scritto male, non devono esserci errori, né essere banale.


C’erano una volta un Editore Sovrano arraffone, e una triglia scrittrice pescatrice, si incontrarono lungo un mare scuro di parole, non c’era il sole ad illuminare, solo like da regalare.
Like di qua e like di là, giunsero ad esaminare, il libro della triglia da stampare. L’editore lo guardò con fare vano, non aveva neppure la penna in mano, toccò alla triglia pescatrice dare il senso a quei “mi piace”. 
Non c’era affidabilità in quel mondo superficiale, la pescatrice sapeva solo scodinzolare.
Lecca di qua e lecca di là arrivarono i successi, senza infamia e senza lode, chi lecca se la gode.
La triglia di gran classe, che sapeva accarezzare, diventò in un baleno un Editor con veleno.
A chi scriveva per Accàmo (era il nome del Sovrano), impose norme prepotenti con parole assai arroganti. “Fai la brava bella stella” era solita cantare, se non parli e non fai domande, presto arrivano le stampe. 

Poveri autori senza contratto, sopportavano il misfatto! 

Fu in un giorno un po’ felice che arrivò un’onesta autrice, chiese subito il contratto, per uscire dal malfatto.

Fuoco e fiamme sulla carta con l’Editor ed il Sovrano, poi con calma rigorosa la scrittrice scrisse in prosa, raccontò senza paura l’ incredibile avventura…

UN MOMENTO… FERMI TUTTI! MA NELLE FIABE, COME INSEGNANO LE FUNZIONI DI PROPP, NON C’E’ L’AIUTANTE MAGICO A RISOLVERE LA SITUAZIONE?

Oltre al danno la beffa, mica è una storia magica questa!


VOLETE SAPERE COME E’ ANDATA A FINIRE?

Allora…

La nostra autrice con autentica onestà, dopo aver pensato bene di spezzare le catene, volle chiudere là per là, quella storia tenebrosa gravemente irrispettosa.

Ma non fu finita lì, tanto misero era il pensiero di Accàmo Sovran nero, che per far sceneggiatura usò pure la censura…

Qui è finita questa storia che non vanta d’aver gloria, forte e chiaro è il messaggio: meglio sempre aver coraggio, con pazienza e resistenza, viva la disobbedienza!


L’editoria dovrebbe essere seria, liberare la scrittura da chi si definisce Editor e invece fa la figura dell’idiota.

Quando l’Editore buggera il lettore, il lettore sceglie un altro editore.




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