mercoledì 12 aprile 2017

Lo scarabeo stercorario©

©François Nédel Atèrre, 12.4.17, “Ouverture”.


Sì, va bene, Sisifo: l’enormità della colpa e del supplizio, il masso che rotola, pesante ed eterno, dalla cima del monte ogni volta a valle, il demone alato alle spalle che aggiunge dolore alla punizione; e poi il saggio di Camus, incantevole prosa, e altre cose così. Ma che dovrebbe dire, dal suo canto, lo Scarabeo Stercorario? 

Avete presente quell’animaletto che fa pallottole di sterco, di cui si nutre o in cui depone le uova o che sotterra? Quello che sposta il globo graveolente lungo una linea retta ideale, orientandosi con la luce della Via Lattea, e scavalcando ostacoli senza cambiare direzione?

Non fa certo la migliore delle vite: eppure, nonostante la pratica quotidiana poco commendevole, lo scarabeo era venerato dagli Egizi, che lo collegavano, idealmente, a Khepri, il dio del Sole nascente: si immaginava che il sole venisse fabbricato così, in modo simile a quello utilizzato dal nostro coleottero, mettendo insomma faticosamente insieme, ogni giorno che Ammon mandava in terra, una sostanziosa biglia di merda.

E che dire della sua fortuna letteraria? Molti ricorderanno, tra le favole di Esopo (sempre che sia stato lui, a scriverle: ma questo è altro paio di maniche), ”Lo scarabeo e l'aquila”, dove il Nostro distrugge due volte le uova dell'aquila e ricopre addirittura della sua sostanza il volto di Zeus (che, sia detto per inciso, decise di cambiare la stagione degli accoppiamenti alle aquile proprio per farla svolgere in relativa tranquillità, nel periodo dell’anno in cui gli scarabei proprio non ci sono).

E poi la commedia di Aristofane, La Pace: la dea Eirene, incontrastata protagonista di certa letteratura al servizio degli eventi, permette la cessazione delle ostilità tra Atene e Sparta volando sull’Olimpo, a cavallo di un enorme scarabeo stercorario: e poi ancora il capolavoro assoluto, La Metamorfosi, dove è noto che Grigor Samsa si trasformi in un insetto; meno noto, però, ciò che deduceva Nabokov, uno dei più brillanti esegeti di Kafka: dal modo in cui la cameriera chiamava Samsa, è lecito pensare che si trattasse proprio di uno stercorario. 

Insomma, una riflessione estemporanea da lettore operaio: hai visto mai che a furia di fare una vita escrementizia, o forse proprio per quello, si possa guadagnare l’Olimpo, o, in difetto, uno strapuntino sul “bipartito giogo del Parnaso”? Quanto simile è il mito di Sisifo alla vitaccia dell’insetto, e quanto l’ha influenzato? In fondo, cosa impedisce allo scarabeo in parola, pur nella situazione estremamente disagevole delle sue attitudini, un chicco di riso per cervello e capacità di calcolo nulle, di brillare con un dorso che sembra tagliato da un gioielliere e che risplende di ogni possibile colore metallico? E di muoversi seguendo le stelle, le variazione di luce nella galassia, accingendosi con le zampe sbagliate a un compito immane? E sembra che rimangano anche pulitissimi. Un messaggio di speranza, insomma, per chi voglia intenderlo.




Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


Nessun commento:

Posta un commento

Inserisci commento