domenica 26 marzo 2017

L'abolizione della critica©


 Di Mary Blindflowers©

Le maschere, tecnica mista su carta, Mary Blindflowers©

Lo spirito critico è uno degli elementi che distinguono l'uomo dal minerale e non dico dalle bestie, perché anche gli animali hanno spirito critico e protestano quando vedono cose che non vanno. Per esempio, se al gatto non pulisco la lettiera per bene, miagola lamentosamente, mi guarda nelle palle degli occhi e mi dice con lo sguardo che forse potrei fare di più. Poi contrariato si gira e se ne va, offeso.
Tutto il mondo animato ha spirito critico. Se vediamo un colore decidiamo se ci piace o no, ebbene anche in quel momento stiamo esercitando inconsapevolmente il nostro spirito critico.
Nella letteratura, nell'arte, le cose si complicano, perché entrano in gioco meccanismi meno innocenti e istintivi. Ci sono degli specifici condizionamenti, dovuti alla paura di non fare carriera, di criticare o offendere le persone sbagliate, di non essere credibili, etc.
Poi i personaggi di rilievo aggiungono il loro carico da 11, sostenendo che chiunque non abbia voce sulla carta stampata di una certa rilevanza e usi l'web per esternare le proprie posizioni intellettuali e i propri giudizi, sia un emerito imbecille. Sicuramente la rete è popolata da molti cretini, ma anche l'università italiana è piena di individui impresentabili, oltretutto rigorosamente raccomandati, anche le grosse case editrici hanno alcuni editor che non capiscono la differenza tra un suono onomatopeico e una scarpa ortopedica. La differenza su chi in Italia può “criticare” e chi non lo può fare, è data dal sigillo di conformità. Per ottenere questo sigillo nel 90% dei casi occorre essere politicamente agganciati, conoscere persone che contano, entrare in un “giro”, come si dice volgarmente.
Se sei fuori dal circolo di evocazione delle potenze celesti, sei Nessuno. Nessuno non può criticare nessuno, commetterebbe un delitto di lesa maestà. Così fioriscono post di psicologia spiccia, prendi e mangia, in cui si dice che chi critica lo fa perché è un disagiato, un poveretto che da piccolo è stato criticato e quindi, da grande, sente l'esigenza di criticare il mondo.
Lo spirito critico così, viene etichettato come sbagliato, come atto di irriverente maleducazione.
La critica ha due facce, quella astiosa, covata per vendetta o per incensazione, critica di chi nemmeno si affanna a leggere un libro e lo recensisce negativamente o positivamente per ottenere vantaggi personali, oppure quella onesta, cristallina, che supera ogni appartenenza, che supera amicizie, colori, circoli e circoletti di pseudointellettualetti vari. Quest'ultima è davvero considerata insopportabile.
Il motto è pensa a te e lascia il mondo com'è.
Come spiegare a questi nuovi pseudointellettuali oranti controcritica che l'assenza di ogni spirito critico è la negazione dell'arte stessa?

Ho criticato molto i corsi di scrittura creativa, per esempio, fatti da persone che reclutano i loro autori nelle file degli studenti dei loro corsi, file di oranti e preguntanti, adusi alla cortigianeria e pronti a pagare con la scusa di imparare a mettere l'accento sulla è, per ottenere un posto al sole. Se il sistema è marcio è perché nessuno critica più, stanno tutti zitti, a lasciare le cose come stanno, tanto va bene così, orde di raccomandati che fanno gli editor e selezionano testi senza averne spesso e volentieri la competenza... La critica giusta è quella che va oltre la critica, che riguarda tutti, perché se il sistema è marcio, i talentuosi vengono penalizzati e non si può dire pensa a te, se poi si lascia che sia. Se pensare a sé è solo sgomitare per ottenere un posto al sole attraverso conoscenze e cortigianerie all'interno del gruppo di appartenenza, ebbene non ci sto. Penso a me andando oltre me, perché se un editor è un incompetente senza un curriculum che giustifichi realmente la sua posizione, non capirà il mio scritto e non capirà nemmeno quelli di altri che invece avrebbero diritto di essere pubblicati perché talentuosi, mentre vengono ignorati come non facenti parte del circolo dei miracolati. Non possiamo fare sempre finta di niente per essere simpatici a tutti. Abbiamo il diritto di essere antipatici.

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