martedì 28 febbraio 2017

Il Decameron di Dalì©

Di Marco Fiori©




Il Decamerone del Boccaccio nel 1971 ispirò il famoso film di P.P. Pasolini e, poco dopo, coinvolse il genio e la fantasia di Salvador Dalì (1904 – 1989) che delineò le dieci immagini per le puntesecche che avrebbero corredato l’edizione di un corposo volume, a fogli sciolti, oggi conosciuto come il “Decameron di Dalì”. 




Dalì, come noto, non incideva personalmente le sue matrici ma affidava il disegno o il bozzetto appositamente realizzato a laboratori con incisori, calcografi e stampatori di sua fiducia. Fra questi laboratori uno dei suoi preferiti era l’Atelier Rigal, a Fontenay-aux-Roses nei pressi di Parigi, tuttora in attività. Il Decamerone di Dalì ebbe tre edizioni con testi in italiano, in inglese e in svedese con tirature varie come si può vedere dal catalogo ragionato di Dalì, qui riprodotto, con le dieci immagini numerate dal 552 al 561.



Le foto riprodotte sono riferite ad un esemplare dell’edizione inglese su carta “Moulin de la Dore”, composta da 113 pagine di cm 45 x 32 numerate oltre al frontespizio, al colophon e ai risvolti di copertina.

 Molte “leggende” hanno accompagnato per anni la grafica di Dalì, alimentate ad arte per nascondere un considerevole numero di volgari falsificazioni. Fra queste una delle voci più diffuse era che Dalì nel 1980 avesse firmato “in bianco” migliaia di fogli per renderli disponibili a editori di pochi scrupoli. Con l’uscita del fondamentale catalogo ragionato in due tomi, è stato riprodotto un atto notarile voluto da Dalì per smentire tutto questo.




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