giovedì 19 gennaio 2017

Quel romanzo che sto scrivendo©


Di Luca Leoni©

L’ho iniziato da quel giorno che sai, il romanzo che sto scrivendo. Sta prendendo una forma metamorfica, che mi sfugge come un’anguilla giovane, ogni volta che oso tentare un approccio. E’ un album: foto mai viste che si materializzano per magia, focalizzandosi lentamente su carta fotografica, tra le acque agitate dell’acido e in uno stanzino polveroso avvolto dal rosso pomodoro della lampadina accecante. Le foto che bloccano l’istante, in quel bianco e nero dei film migliori, indelebili e tatuati nei ricordi. Le foto che sta a noi rimettere in moto e infondervi una linfa nuova, come i fotogrammi dei primi spezzoni di muto. Sono più immagini in fotogrammi che parole, i capitoli di quel romanzo. Ogni giorno mi accingo d’istinto a tesserne la tela, che poi a sera, vinto dal perfezionismo, disfo e lascio riposare. Sono onde continue e mai identiche di un mare in tempesta, perché è in inverno che l’ispirazione è feconda. L’estate è mia nemica, perché sa come disfarmi corpo e mente e anima, torturandomi con mareggiate di parole, ripiene di vuote conchiglie taglienti. Quel mio romanzo lo scrivo con la carta pregiata del silenzio, i miei occhi penne a intingere inchiostro nei colori di certi paesaggi, nei sapori di certi sguardi, negli aromi di certe parole non dette. Avrei bisogno di un coro compatto, che mi dettasse parole e interpunzioni, spazi e paragrafi da scolpire, come fossero scalinate attorcigliate sui fianchi di faraglioni senza tempo. (Ma le donne sono soliste e gelose, tra loro.) Ispirazione è questa mia barba incolta, che suscita solletico nel palmo della mia mano sinistra.
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