domenica 15 gennaio 2017

Poesivalanga©


Di Mary Blindflowers©
Cervelli in fuga, tecnica mista su carta, Mary Blindflowers©


La poesivalanga travolge

sconvolge,

tritura l'immodesta rifinitura spocchio

versoperfetto del taglio

talmente preciso che è prosa

d'apprettostantio.

E tu invece osa

sconvolgi l'intaglio di Dio

e

che la poesia ti bruci la carne

ti divori la mente già rosa,

insulti l'afflato comune

del niente riscritto in ginocchio,

in piedi! Reietto,

occhio proscritto tu sia

alla bellezza,

tu mettila in croce,

recidile i nervi col taglio

fa che tutto conservi

l'atroce differenza del maglio

antimorte.

Io aspetto un barbaglio

che biluca dal nero la sorte.

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1 commento:

  1. E’ una slavina che avviluppa e sradica portando con sé a valle tutta la staticità asfittica della modulistica poetica amorfa e seriale che la poetessa aborrisce da tempo. E quasi onomatopeicamente la struttura stessa della lirica si fa cumulo nevoso laddove Mary si esalta nell’aggrovigliamento di assonanze e rime che paiono danzare un orgiastico ritmo sagacemente sposato con il contenuto nel suo incipit, divenire e desinit punteggiato di intelligente sperimentazione neologistica.
    Seguiamo il filo onirico per non impazzire dietro e aderirne alla logica: TRAVOLGE/SCONVOLGE/SCONVOLGI (il passaggio dalla 3^ del presente indicativo all’apostrofe imperativo/esortativa è studiato e mai casuale), TRITURA-RIFINITURA (è questa valanga blindfloweriana che fa da grinder alla presuntuosa cesellatura levigata delle linee poetiche simmetriche), SPOCCHIO-GINOCCHIO-OCCHIO (la presunzione, farisaico emblema di una vacua verticalità, collide col nulla di chi replica ad libitum patrimoni stantii e logori in posizione in realtà genuflessa), PROSA-OSA-ROSA ( in un tip-tap aferetico la poetessa condensa la sua condanna alla pedestrità omologata e l’esortazione orgogliosa all’audere semper), APPRETTOSTANTIO/INTAGLIO DI DIO (la finta poiesis è prosa stirata e miscelata di pigmenti plastificanti e leganti che solo in superficie ne migliorano l’aspetto; le sagome di un preteso ordine trascendente a regolarne i canoni asfittici vanno poste upside down), TAGLIO/INTAGLIO/TAGLIO/MAGLIO/BARBAGLIO (ancora danzando tra aferesi ed epentesi la poetessa sigilla la dicotomia tra ciò che è oscuramente preordinato e modellato e la luce delle lame rescissorie della novità universalizzante), VERSOPERFETTO/IN PIEDI!REIETTO (mentre chi copia e replica in una vacua ricerca di nitidezza delle linee vagola genuflesso, il nuovo che avanza ha una verticalità immarcescibile nonostante l’abiezione delle masse omologate) CROCE/ATROCE (la finta formosità dell’arte rifinita sia suppliziata, il maglio baluginante del nuovo sancirà il duro e crudele discrimen tra la morte dell’arte aspirando a un destino finalmente più luminoso: ANTIMORTE/SORTE).
    Affascinante ed ambiguo l’ultimo congiuntivo ottativo: che dal nero possa stagliarsi una duplica luce notturna a mo’di fari automobilistici? O che detta novità possa trovare finalmente stabilità ed equilibrio nei marosi insulsi di chi la rigetta? (BILUCE-BILICARE).
    Urge elisoccorso d’altura per ermeneuti in anossia!!!!

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