martedì 31 gennaio 2017

Inue sese? 1©

Di Mary Blindflowers©
Boccaluna, tecnica mista su carta, Mary Blindflowers©


Elementi betabloccanti,

capogiro, miroterra

nel claustrofobico lamento delle ipotensioni,

emozioni arrese

al peso delle resse tese e poi deviate

in vasodilatate mete da ospedale


puru de meighina t'intendese como2


farmaci sostitutivi dell'essere vivi al globale,

pillole colorate dentro scatole grigie

lustre come uva immatura spettrale

dentro cassetti di legno aurorale



roba chi si tenede in domo3



gocce antistress dal sapore di fragola rossa

artificio di grossa guaina all'incanto,

vedi il diavolo e il ludibrio del santo,



chei s'abba a su fogu4



e dormi arabeschi di chimica e mostri

dentro chiostri sdentati di vento,

sei pesca, sei rosa, sei inferno, gazzosa frondosa,

l'assurdo...

occhio, cocchio, ginocchio, cipresso, commesso di te,

del forse e del sé,


bentòsa5



e specifici sounds integrati di miele,

ti chiami,



inue sese?6



Senti solo un silenzio di già mutile attese,

giaci come animale ferito al garrese. 



Inue, inue sese?






Note ai termini sardi:


1Dove sei? (Titolo)

2Adesso ti intendi pure di medicina.

3Roba che si tiene in casa.

4Come l'acqua al fuoco.

5Ventosa.

6Dove sei?



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1 commento:

  1. Di nuovo un alterco tra la Mary primigenia e quella razionale in una dicotomia che stavolta non ha come bersaglio sé stessa e la sua produzione poetica (che lascia interdette le anime bellamente allineate), bensì le multinazionali masso-farmaceutiche che abbassano subdolamente l’asticella della soglia patologica per la vendita lucrosissima e redditualissima dei venena (ci si scorda che φάρμακον semanticamente quello significa: veleno!) paludata dai target di mitridatizzazione a medicine e malattie. Così il sé si perde dietro le angosce che istoriano gli anti-infartuali, gli antinevralgici, le vertigini, le vasocostrizioni, gli ansiolitici, con un esercito esteticamente armato di cachet colorati e profumati (anche l’occhio e la lingua vogliono la loro parte!).
    Interessante lo scetticismo sarcastico ingressivo della coscienza primigenia (“Ma come? Adesso fai pure la “dottora”? Suvvia!! Si tratta di materiale inerte da tenere a domicilio!”) che via via si arrende modulandosi al contro-scetticismo della Mary olo-fosforica nell’accettazione di quella metafora tra demoniaco e aureolato (“Vedi il diavolo e il ludibrio del santo” –“Come l’acqua al fuoco”) che prova a rianimare l’animale umano comatoso perduto dietro la farmacopea industriale. Maledetta OMS!
    Inutile dire che il condimento tecnico-formale s’inerpica bravamente nuovamente tra rime asimmetriche, assonanze, consonanze, omeoteleuti e allitterazioni confinanti, in un’orgia alternante di doppie velari tenui appoggiate a vocali scure (OCCHIO- COCCHIO – GINOCCHIO) e sibilanti geminate su vocali chiare (CIPRESSO – COMMESSO) che si spiralizzano nella teoria finale delle clausole rimate baciate in sardo e in italiano (INUE SESE? – ATTESE – GARRESE – INUE, INUE SESE?).
    A mio giudizio questa originalità strutturale e formale non può lasciare indifferenti e chi parla di poesie fredde, solo perché c’è una sfacciata facies razionale che le genera gravide di muriatico sarcasmo, dovrebbe riconsiderare la sua docimologia!

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