giovedì 12 gennaio 2017

Il codice degli animali magici, De Vecchi editore©

Di Mary Blindflowers©



Dovendo fare delle ricerche sul rapporto uomo-animale in relazione a taluni aspetti magico-rituali e sciamanici, mi sono imbattuta per caso in un libro dal titolo interessante: Il codice degli animali magici, pubblicato da De Vecchi.
Il libro viene venduto incellophanato. Il cellophan con la scusa di preservare l'integrità del testo, cela l'aspetto interno della pubblicazione, così il povero lettore non può vedere se ha la bibliografia, non può consultare l'indice, toccare con mano la qualità della carta e osservare eventuali illustrazioni.

Si compra a scatola chiusa.

Il libro è stato scritto da Roberto Marchesini, studioso di zooantropologia, membro niente po' po' di meno che del Consiglio Direttivo della Società Italiana Scienze Comportamentali Applicate (SISCA). Saggista, tiene lezioni di zooantropologia e bioetica in alcuni atenei italiani.

L'altra autrice è un'antropologa che collabora con l'Università degli Studi di Udine ed è membra dell'AREAS (Associazione Ricerche Etno-antropologiche e sociali di Trieste).

Gli autori sembrano professionisti.

Compro il libro.

Levo il cellophan.

Subito mi accorgo che la veste editoriale è di scarsa qualità, pessima carta, caratteri quasi illeggibili in assenza di forte fonte luminosa, e illustrazioni rudimentali. La veste non vale assolutamente i 16 euro del prezzo di copertina. 

Ma un libro si giudica soprattutto per il contenuto.

Assenza pressoché totale di note a pie' di pagina, linguaggio elementare, informazioni buttate sulla carta alla rinfusa, senza metodo, senza connessione tra i paragrafi. Un libro nozionistico infarcito di notizie che non vengono mai approfondite. Per esempio dice che gli ippopotami sono collegati ai salassi ma si guarda bene dallo spiegare per quale motivo o dal riportare la leggenda di Plinio che parla di questa superstizione. Si da il caso che abbia letto Plinio e quindi io da lettore non ingenuo, sia a conoscenza di questa leggenda, tuttavia, se non l'avessi già letta, non avrei capito un tubo. Lo stile è a dir poco ingenuo. Ci sono frasette da comune buon senso che si può insegnare in una scuola elementare e forse pure un seienne direbbe che sono cose scontate e banali che contraddicono la prefazione, che recita, testuale: Queste pagine offrono una lettura completamente nuova del legame con l'animale... Il testo però di completamente nuovo non ha nulla, niente che non sia stato già indagato, scoperto, raccontato in modo anche più professionale e con stile più accattivante. Alcune frasi raggiungono livelli di ingenuità disarmante per dei docenti di Ateneo che dicono di essere saggisti: Senza gli animali – è la tesi degli autori di questo libro- la nostra storia di esseri umani non sarebbe quella che è... Possiamo notare che la presenza di animali familiari, il più delle volte totalmente inutili da un punto di vista operativo o produttivo, è ampiamente documentata in tutte le culture tradizionali. Dobbiamo perciò ritenere che, lungi dall'essere un caso della nostra società, la relazione con l'animale domestico è connaturata nel patrimonio esistenziale della nostra specie... Poi gli autori passano dalla banalità alle domande da sussidiario: Come spiegare l'irresistibile fascino esercitato dal volo degli uccelli o la malia profusa dall'incedere elegante di un felino? Chi non ha subito l'appeal ambiguo degli occhi di giada di un gatto, di un'aquila o di un serpente? La magia degli animali corre lungo l'immenso repertorio delle loro voci: bramiti, friniti, cinguettii, uggiolii, barriti, grugniti, miagolii, nitriti, gracidii e si potrebbe continuare in questa lista di segnali... 
Mentre gli autori pongono queste domande di alta filosofia mistica, il lettore si domanda perché abbia speso ben 16 euro per comprare un libro inutile, superfluo, pleonastico, che poteva anche non essere scritto.
Poi lo stesso lettore si domanda, ma che razza di gente insegna nei nostri atenei e cosa spinge un editore a pubblicare simile ciarpame?


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