lunedì 2 gennaio 2017

Ascoltando Bach©

Di Cosimo Dino-Guida©

Foto Mary Blindflowers©

Ascoltando Bach (leggere ascoltando il preludio alla prima suite per violoncello)

I fatti della vita… si rincorrono tra acuti e suoni gravi come note manoscritte dal destino sul pentagramma degli eventi. 
Convivono nella stessa battuta come accordi maestosi, a volte dissonanti, di un violoncello impazzito che cerca l’eco di un contrappunto assonante.
Nasci e si alza il sipario. 
Sei l’attore primo di uno spettacolo che devi recitare sottoposto al giudizio, ai plausi, alle critiche di gente che si ostinerà a rinfacciarti ogni piccolo errore e tutti gli inevitabili vuoti destinati a riempire una vita. 
A scena aperta dovrai saper improvvisare per dare un senso al brano, appena recitato sul rincorrersi ossessivo di melodie sconosciute. 
Sospirerai nelle pause necessarie a cercare la battuta che riscuota consensi e lotterai per trascinarti fuori dall’anonimato al quale ti senti condannato.
Il sipario sarà ancora aperto, mentre snocciolerai faticosamente i tuoi ultimi giorni e rincorrerai la voglia di essere protagonista di un sogno non ancora vissuto, mentre la musica assumerà i toni gravi delle nostalgie.
Il sipario calerà, repentino e inaspettato, occultando la tua vita, quello che hai avuto, amato e desiderato. 
Le luci della ribalta affievoliranno e morrano sui ricordi migliori ancora aggrappati a respiri disperati. Svaniranno insieme illusioni e delusioni, mentre ancora cercherai la forza per origliare e trovare una parola di conforto, per sbirciare da uno spioncino, e cogliere tra la folla un ultimo sorriso di approvazione.
Poi sarà buio.

È già notte.
Il mio sipario è calato.
La gente abbandona la platea.
Anche il silenzio tace e i fantasmi, che pochi attimi fa ancora si agitavano per tenermi desto, vanno acquietandosi nei loro sudari ingrigiti.
Tra le rughe della pelle, le ultime carezze pietose hanno il peso di una ragnatela e l’odore dell’olio stantio.
Tra le rughe dell’anima, fitte come stoppie umide incapaci di incendiarsi ancora, si assopiscono le ultime fantasie tra l’ultima fuga delle note.
Sto perdendo l’orientamento.
È già troppo buio.

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