sabato 10 dicembre 2016

Luna a scacchi©

Di Fremmy©

Le membra della fretta, carboncino su carta, Mary Blindflowers©

Sassi e fameliche polveri ho calpestato,

denti feroci e lugubre solitudine fu

abitudinaria nebbia di opinioni e sorrisi.

Pianti e foglie all'incestuoso mattino,

ordinate le zolle si aprivano al mio tepore

che, disperato e rovinosamente attrattivo al solco,

è stato traente e secante al dolore

delle immagini gettate al carbone.

Brividi e impellenti solitudini si sfidavano,

asserendo ogni luogo e cibo fertile,

le membra della fretta e, dolosamente,

hanno attutito cadute dalle fauci di un bosco

al chiaro di una quercia color malinconia.



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1 commento:

  1. Vibra un'antifona fascinosa dei contrasti in questa scabra lirica di Fremmy alternante ardite accoppiate di antinomie concettuali ad attenti connubi di malinconiche aggettivazioni e sostantivizzazioni. E in questa sequenziale litania il lettore percepisce nitidamente il patire dell'essere umano oramai monadico per il rifiuto allotrio dell'interlocuzione dialettica, già nel titolo dove la luminosità satellitare notturna, già di per sé chiaroscurale e spiralizzata dalla definizione di checkered moon, lascia il posto ad un sorgere del giorno intriso di pietrosità e pulviscoli voraci, in cui si mescolano aggressività e disperanti isolamenti ad avvolgere quotidianamente di foschia l'interloquire dell'uomo. L'anelito dialogico inter-relazionale, simboleggiato dal calore individuale del protagonista, si frustra nel campo arato, effigie della fatica umana più rallentante, alienante ed apparentemente inutile. Ma in questa sequela sinestetica ed antitetica, piena di emetismi intelligibili al lettore simpatetico, il nemico immanente dell'uomo si rivela: la fretta, in un'ulteriore brillantissima sinestesia accoppiata alla corporalità: correre, accelerare, ecco la fisicizzazione del cibo quotidiano dei contemporanei. Questa spinta insana è la paratia ed il paludamento ingannevole dell'incomunicabilità essenziale dell'uomo odierno. Il suo polo opposto è la trasfigurazione del protagonista in solida e monadica quercia gravida, ancora sinesteticamente, del colore della tristezza.

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