lunedì 14 novembre 2016

Latte e biscotti©

Di Mariano Grossi©



Mia madre esplose parole assurde una sera davanti ad una tazza fumante di latte caldo e biscotti, simbolo dell’amore di una genitrice verso il proprio figlio. Davanti a quel simbolo Ella decretò la mia morte da lei, minacciandomi a nome del Padre Eterno che l’avrebbe fatta morire se io avessi continuato a masturbarmi.

Da allora le nostre vite si divisero inconsciamente.

Si riunirono solo per un attimo, forse, cinque minuti prima che Ella morisse per davvero: anche stavolta c’era una tazza di latte e biscotti tra noi, quella che tentai con tutte le mie forze di farle mangiare per sostenerla, per allungarle le ore, i giorni, mentre rantolando invocava ripetutamente il Cuore di Gesù, quel Gesù che avrebbe dovuto ucciderla tanti anni prima per mano mia!
Così è vero che la nostra vita ha una forma anulare e che i segni tornano ciclicamente e noi troviamo in essi un simbolo, un’immagine coincidente attraverso la quale un brivido ci assale.
Latte e biscotti c’erano al momento del distacco psichico tra me e mamma, biscotti e latte pure all’atto del distacco fisico tra noi: entrambi furono distacchi irreversibili!

Davanti ad una tazza di biscotti e latte
severa mi esplodesti le parole matte.
Dinnanzi a quel profumo versai tutto il mio pianto
che sciolse allor per sempre tra noi, madre, l’incanto!
Lanciasti a me piangente la perfida minaccia:
Dio mi farà morire! Non penso che a te piaccia!
Smettila con quel vizio! Non farlo tu mai più!
Potrebbe assai adombrarsi Nostro Signor Gesù!”
E invece ho continuato testardo ed ostinato
quasi sfidassi ostile quel ch’era minacciato!
Come se quelle frasi pesanti e ultimative
sancissero per sempre tutte le mie derive!
Ci siam riuniti, madre, con i singhiozzi rotti
ancora noi davanti a un latte coi biscotti
ed ero io stavolta che ti tenevo su
mentre invocavi ancora Nostro Signor Gesù,
chiedendo di salvare la vita rantolante
con il tuo cuor malato, grondante ed ansimante.
Cercavo di nutrirti con l’ultimo cucchiaio
ancora non presago dell’imminente guaio
che il tuo distacco vero stava per regalarmi
come trent’anni prima con te là a minacciarmi.
C’eran latte e biscotti quando mi sentenziasti,
c’eran di nuovo lì allorché te ne andasti!
Perché la vita nostra sempre scandisce un sema,

perché prima o poi arriva per tutti un anatema!

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