venerdì 11 novembre 2016

Il dio mangiato, recensione di Mariano Grossi©

Fa sempre piacere quando un lettore apprezza quello che scriviamo, per questo pubblichiamo qui di seguito la recensione di Mariano Grossi, inaspettata quanto gradita al saggio "Il dio mangiato".





Urla contro il fariseismo e l’ipocrisia questo splendido ed esaustivo saggio di Mary Blindflowers. Gesù Cristo, vivo, risorto o artatamente sottratto dal sepolcro dai suoi discepoli, plaudirebbe ritrovandone la propria ira aggressiva e aggrediente reiteratamente gridata contro i Dottori del Tempio accomunati ai veri e poveri mercanti cui rovesciò i banchi delle monete e delle merci.
Al culmine di uno scientifico percorso di ricerca e compulsazione delle fonti antiche, moderne e contemporanee, si staglia la figura dell’ex sacerdote in vigliacca elusione dell’onere ed onore di co-firma del testo, lasciando brividi quasi thrilleristici nell’ermeneutica di un defilamento inatteso all’indomani del nutrimento e sustanziazione delle pagine di scandaglio tanto sagacemente tramate e ordite dall’autrice. Piste, peraltro, già note e sondate da una marea di studiosi legittimamente scettici sulla trasparenza di un apparato ecclesiastico che stupra, e fisicamente e simbolicamente, la purezza del messaggio del profeta nazareno, il cui nocciolo, scandito dalle parole nette (sì!sì!no!no!) si mostra da secoli disatteso per paludarsi dietro al gesuitismo circiterico e compromissorio che anche oggi caratterizza il vertice vaticano, il cui circondario dovrà prima o poi confrontarsi, si spera, col Giudizio Divino esplicitamente manifesto in una molteplicità di passi scritturali contravvenuti da diadochi indegni! Come non pensare a San Paolo e alla condanna della sodomia meditando sugli empiti pedofili secolari dei pastori (?) della Chiesa?
Eppure, questa gente, come sottolinea il saggio, convive con questa contraddizione intima nemmeno velatamente repressa ed è interessante verificarne nella lettura molteplici spunti referenziali raccolti dalla scrittrice. La domanda, nemmeno tanto celata, è la seguente: se questi poimènes credono davvero nella docimologia divina apocalittica, come si confronteranno con quella di colui che in Terra si mostrò strenuo difensore della purezza d’animo e adirato nemico di tutti gli ipocriti pregiudizi (si pensi alla difesa dell’adultera lapidanda, alla giustificazione dell’amore della Maddalena che lo ricoprì di olio profumato alla vigilia del supplizio, si rammenti l’invito di portar davanti a sé i nemici contrari alla sua incoronazione coll’intento di sgozzarli, si ricordi la stizza mostrata agli esclusi dal gregge di Israele che gli questuavano miracoli, si pensi al minacciosissimo avvertimento: ”Guai ai pastori che disperdono il mio gregge!”)
Resta un mistero irrisolto al termine dell’indagine capillarmente svolta da Mary Blindflowers, che rivela soprattutto un’attitudine personale nello scandagliare i mutamenti di posizione (cursus honorum durante) di singoli componenti della scala gerarchica vaticana, dal primo Ratzinger a Wojtyla a Bergoglio, personaggi atti ad ipnotizzare le masse col consenso oggi che son finiti i metodi coercitivi da Santa Inquisizione. Ma questo mutamento dalla teoria teocentrica all’attuale antropocentrica, vigente nel cattolicesimo odierno, lungi dal compattare il monolito cattolico, lo scompagina e lo fessura sempre di più facendo germogliare al suo interno rigurgiti reazionari come quelli della San Pio X, agevolmente rintracciabili in pubblicazioni come “Inter multiplices UNA VOX”.
Una delle pregevolezze del percorso scientifico minuziosamente battuto dalla redattrice si trova a pag. 72 del saggio laddove viene demolita l’ipotesi lacaniana simbolistica nella transustanziazione eucaristica, citando il Concilio di Trento: ”Nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il corpo e il sangue del nostro Signore Gesù Cristo, con l’anima e la divinità, e quindi il Cristo tutto intero” è falso che egli vi sia presente “solo come in un simbolo o in una figura”.
Da qui gli itinerari sui riti teofagici e cannibalici e demonizzatori dell’universo muliebre s’intersecano e si rimandano l’un l’altro con dovizia di citazioni di fonti attendibilissime in un’analisi che riversa tutto omnicomprensivamente, sempre attraverso le testimonianze dell’ex sacerdote intimidito da chissà quali oscure minacce, nell’imbuto della secolarizzazione simoniaca del potere ecclesiastico (gli accenni alle donazioni dell’Opus Dei e dello IOR di Marcinkus sono fin troppo fisiologici in un contesto siffatto!)
Al di là della docimologia del saggio in sé, vi è un aspetto dell’autrice che colpisce il lettore attento: in apertura di capitolo la Blindflowers si esercita in poesie e dipinti prodromici al contenuto della sezione dell’opera, in linea semanticamente ermeneutica al loro contenuto. Ebbene, si rivela nella rapidità del tratto poetico, sempre guizzante e nitido al pari della sua prosa, mai ripetitiva e sempre sostenuta da una poikilìa lessicale notevolissima, un’impronta asimmetrica nelle rime e assonanze di stampo quasi montaliano, laddove la prosatrice divenuta poetessa alterna disinvoltamente le baciate e le incatenate dosando, non si sa quanto istintivamente o studiatamente, l’effetto distanziatore tra le stesse, come caratteristico del Montale dei “Mottetti”; effetti godibilissimi sia ne “La strega” al capitolo I , ”E risorgetemi” nel capitolo II (dove si spiralizza il fenomeno dilatatore tra rime in clausula), ”Bluff”al capitolo IV (vera orgia di omeoteleuti concatenati e l’aprosdòketon di un distico finale a rima baciata), ”La dinamite di Eva” al capitolo V (con successioni quasi identiche alla precedente) e “Psicofonie blasfeme” al capitolo VI (crogiuolo di rime baciate, alternate e distanziate che paiono una “summa” del telaio stilistico di Mary), ”Ecoinsiemi di preci”al capitolo VII fino a ”Tiare” al capitolo VIII dove le rime si aggrovigliano mescolando endostiche e clausole con un impianto sempre più montaliano.
Un libro da leggere tutto d’un fiato grazie anche a questa miscellanea di pittura, poesia e prosa. Un saggio che farà paura a parecchie anime belle e oscurantiste, ma che contiene un sigillo, a mio avviso, fondamentale rintracciabile nelle stesse parole che l’autrice scrive a pag. 215-216: “Sembra che sia lo sforzo di dare una soluzione a tutte le angosce singole ed anche sociali dove il dolore viene personalizzato e portato ad una soluzione extraumana con la resurrezione e la glorificazione. Se tutto questo provenga da antichissime trasmissioni genetiche oppure da un punto di partenza reale avvenuto in una arcaica protostoria e diventato poi patrimonio inconscio collettivo, forse non si saprà mai chiaramente, finché ogni essere umano si troverà in una situazione di schiavitù data dallo spazio e dal tempo. E’ probabile che ci si potrà offrire una situazione di estrema libertà, quando il nostro legame fisico sarà distrutto. E’ però altrettanto probabile che le visioni di un tunnel con una luce beatificante e consolatrice alla sua uscita, come dicono alcuni ritornati da un coma profondo, sia solo l’estremo sforzo dell’inconscio teso a rifiutare in ogni modo l’annullamento. E’ una faccenda che nessuna ricerca scientifica sarà in grado di risolvere. Rimane solo una questione di fede. E’ però un male lo sfruttamento che si cerca di operare in quasi tutte le religioni, partendo da figure di salvatori, più o meno storici, per arrivare a manifestazioni di potere o di ricchezza a favore di gerarchie emanate da poveri esseri umani destinati inesorabilmente ad abbandonare ogni costruzione fatta a prezzo di menzogne e prepotenze.” 
Impossibile darle torto!

(Mariano Grossi)



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