giovedì 24 novembre 2016

Cialtronia e Diligenza, recensire un libro©

Di Maria Concetta Giorgi©




Recensire un libro, vuol dire esaminarlo, è un atto quindi della mente, che pesa, confronta, considera. 

Recensire un libro vuol dire leggerlo.

Non si possono recensire libri, se chi si impegna in questa avventura non li ha letti.

Niente può svilire un libro, lo si svilisce se non si sa nulla del contenuto.
Se l’autore non è consapevole e si fida, subisce un grave affronto e il lettore è ingannato. Se l’autore è compiacente, il dramma si amplifica. L’autore paga, e la recensione è pronta, inscatolata come i pomodori dentro a un latta. Il lettore ignaro compra a scatola chiusa, in tutti e due i casi egli è preso in giro.
Un lettore che si fida della recensione, acquista il libro, magari è pieno di refusi ed errori, oppure è un libro che non ha contenuto, ma la recensione è ottima. 
L’autore è in una botte di ferro, il recensore è in una botte di denaro, il lettore svuota la sua botte.
C’era una volta…
C’era una volta un pifferaio che non era magico, suonava il piffero senza un vero motivo.
La sua vita non brillava, la musica non sapeva scriverla, le note non erano all’inizio dello spartito, né al centro, né alla fine. Era un pifferaio molto venale, suonava solo per convenzione, si accordava quando poteva , e se lo pagavano, la musica, anche quella stonata, appariva leggera, la si poteva sentire come chiacchiericcio per tutto il paese. 
A “Cialtronia”, Ziofabrir (così si chiamava), era famoso, alcuni abitanti, i cialtroni, erano musicisti un po’ scordati, si rivolgevano a lui per ottenere musiche che potessero piacere senza formule musicali collaudate. Tutta il resto di Cialtronia, non si faceva domande, non pensava più di tanto, ascoltava melodie imprecise perché diverse da quelle non ne avevano mai sentite.
Arrivò in paese un vero suonatore, uno che al passaggio lasciava dietro sé note, fragranze, e corrette impostazioni musicali, non chiedeva soldi, né accettava che gli venissero proposti, e soprattutto leggeva tutto quello che gli veniva sottoposto. Suonava per far conoscere la musica, suonava dopo aver studiato, suonava per rendere giustizia ai brani.
Gli abitanti di Cialtronia cominciarono a seguirlo, tranne i pochi cialtroni, rimasti a pensare a come potevano accordarsi…
Il suonatore era un vero galantuomo, incorruttibile, di dirittura morale ineccepibile, leggeva gli spartiti, dava loro giusta collocazione, senza mai chiedere nulla in cambio. Ben presto i paesani di Cialtronia, cominciarono ad affinare il gusto e ad orecchiare musiche di valore, di vero valore. Non c’era più apparenza, ma sostanza.
Ziofabrir fu cacciato, mandato a suonare il piffero da un’altra parte, assieme agli amici suoi cialtroni. Neppure i topi gli andarono dietro… Il paese volle addirittura cambiare nome, e “Cialtronia”, si chiamò “Diligenza”.
I diligenti, abitanti musicisti, o abitanti ascoltatori, da quel momento vissero tutti operosamente e onestamente, felici e contenti.



Fine

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