domenica 30 ottobre 2016

Una notte di lucciole (racconto inedito)

Di Cosimo Dino-Guida©



«Allora, signorina, cerchiamo di essere coerenti. Ci sono alcuni particolari che vorremmo chiarire».
«Non capisco cosa altro ci sia da dire. Vi ho raccontato tutto… anche i dettagli di come è tutto avvenuto».
Il commissario si aggiustò gli occhiali sul naso, si sprofondò meglio nella poltrona, prese il fascicolo e cominciò a sfogliarne le pagine dattiloscritte.
«Allora. La prima cosa che lascia perplessi… lei non ci sa dire con esattezza quanti fossero i suoi aggressori. Quanti erano? Cinque? Sei? Dieci?».
La ragazza chiuse gli occhi e raccolse la testa tra le mani. 
«Sono andata alla festa di compleanno della mia amica Giulia, a casa sua. Mi sono fatta accompagnare in macchina da mio padre. Sono arrivata verso le sette, per darle una mano a preparare le ultime cose. Quando sono arrivati i primi invitati, sono andata in camera sua a cambiarmi… mi ero portata un vestito un po’ elegante e le scarpe con i tacchi alti… Poi è cominciata la festa. Abbiamo mangiato. Abbiamo ballato. Era tutta gente di scuola, tutti miei coetanei o poco più grandi».
«Quanto più grandi?».
«C’erano anche ragazzi di V, amici del ragazzo Giulia».
«E lei? Lei lo ha un ragazzo fisso?» incalzò il commissario.
«No. Lo avevo, ma ci siamo lasciati… l’ho lasciato io… tre mesi fa».
«Perché lo ha lasciato?».
«Era violento. Era geloso. Non mi piaceva quello che pretendeva da me».
«Cosa pretendeva?».
«Sesso particolare… mi sembrava un maniaco… vuole sapere anche…».
«Semmai ci torniamo dopo. Vada avanti… Continui con quello che è accaduto ieri sera. Ha detto che avete mangiato e ballato… bevuto anche immagino».
«Io solo coca-cola. C’era anche vino e birra, ma a me non piacciono».
«Ma altri avranno bevuto anche alcolici, magari anche superalcolici. E immagino che abbiate anche fumato».
«Io non fumo».
«Intendevo dire fumare “erba”, perché se c’era “erba” sicuramente c’era anche qualche altra droga. Sbaglio?».
«Io non prendo droga».
«Signorina!». Il commissario aveva alzato la voce spazientito. Cercò di riprendere il controllo e un tono di voce più accomodante. «Signorina, non le ho chiesto se lei si sia drogata. Le analisi della scientifica dicono che lei era pulita. Le ho chiesto se altri invitati erano ubriachi o drogati. Sa rispondermi?».
«Forse. Non lo so. Qualcuno fumava… sigarette… erba non lo so… non lo so».
«Vada avanti».
«Sono andata via verso le dieci… mi stavo annoiando… da casa di Giulia a casa mia non ci vuole molto attraversando il parco… poca strada… non più di 20’… i miei erano a cena fuori e mi faceva piacere camminare un poco». Fece una lunga pausa e tirò un gran sospiro. «Attraversai il parco, uscii sulla strada e girai a destra verso casa… una macchina si fermò accanto a me…».
«Che macchina era?».
«Un suv… rosso».
«Ci sono tanti suv». Incalzò il commissario «Non sa essere più precisa? Marca? Tipo?».
«No, non so, non ne capisco…».
«Vada avanti».
«È successo tutto in pochi secondi… dalla macchina è sceso un ragazzo… aveva un cappuccio sulla testa… mi ha afferrato e mi ha spinto dentro la macchina, sul sedile posteriore… c’era un altro ragazzo che mi ha presa per le braccia e mi teneva ferma, con la testa abbassata… l’altro è entrato e la macchina è partita… andava veloce… mi hanno legato le mani dietro la schiena… mi hanno bendato gli occhi… non so quanto tempo ci abbiamo messo… nessuno parlava… poi la macchina si è fermata, e mi hanno tirato fuori… ho sentito un’altra macchina arrivare… mi hanno sollevata e portata a braccio sollevata da terra…».
«Quanti erano… provi a ricordare…».
«Nel suv erano quattro, sicuro. Nell’altra macchina due, credo».
«Perché dice due?»
«Perché ho sentito due portiere che venivano chiuse…».
«Allora potevano essere anche in cinque…» intervenne una donna poliziotto. «Se era una macchina a due porte, le porte sono due, ma ce ne possono stare anche cinque dentro».
«E siamo punto e accapo… erano almeno sei, ma potevano essere anche nove…».
«Mi hanno stesa a terra… mi hanno tolto tutti i vestiti… e la biancheria… poi mi hanno violentato… facevano a turno… anche due insieme… e ce n’era sempre uno che mi stava seduto sulla faccia… e si strofinava sulla mia faccia… non so quante volte lo hanno fatto… non ho contato… se provavo a stringere le gambe mi davano calci e pugni… poi sono svenuta… forse hanno continuato ancora… non lo so… quando mi sono ripresa ero sola… era buio… in mezzo a una pineta… ho camminato verso un chiarore lontano, fino a una strada. Una macchina si è fermata, un uomo e una donna… mi hanno avvolta in una coperta e mi hanno portata in ospedale… c’erano tante lucciole, nella pineta… c’erano tante lucciole a farmi compagnia».
«I genitori?» chiese il commissario alla donna poliziotto.
«Stanno aspettando, fuori».
«La accompagni da loro». Ordinò il commissario. «Li prenderemo, non si preoccupi, li prenderemo», disse alla ragazza cercando di assumere un tono rassicurante. «Cerchi di rimettersi, avrà tutta l’assistenza necessaria. Li prenderemo».

«Minestra a giugno?» commentò il commissario rivolto alla moglie.
«Minestrone… fa bene anche a giugno».
«E Marco? Sono due giorni che non lo vedo».
«È andato al mare con gli amici. Tornerà domani. Ha voluto prendere la mia macchina».
«Il suv?»
«Sì, dice che un suv rosso attira le ragazze meglio della sua che è piccola e grigia… e poi c’entrano più persone… dice che nella mia riescono a starci anche in sei comodi». 
«Non sai mai quanti ragazzi riescono a infilarsi in una macchina…»

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