venerdì 14 ottobre 2016

Stupro in Siria©


Di Maria Concetta Giorgi©






Siria,


l’orrore si chiama stupro, donne giovani, meno giovani, anche uomini.
Comincio ad essere intollerante. Insopportabilmente intollerante, tutto quello che mi hanno insegnato (quello che c’è di buono nelle persone), non mi piace più, mi piace il sangue, quello che vorrei vedere addosso ai carnefici che stuprano. Come ci si eccita davanti ad una ragazza che piange che cerca la madre o il padre o il fratello, che chiede loro di essere salvata? Come può sentirsi un padre legato ad una sedia, mentre guarda sua figlia che viene violentata? Un padre muore, muore realmente nel fisico, o muore la sua testa. Chi dei due sopravvive muore comunque, non avrà più una vita normale.
Il suicidio a questo punto può essere un rimedio.
Il potere ha vinto, le ragazze sono psicologicamente morte, alcune decidono di darsi la morte.
I padri, i mariti non sopportano, e dopo le torture, l’infarto li libera.

Il potere in questo modo toglie forza a coloro che vi si ribellano.

Parte la mia rabbia, solo ad immaginare, penso con rabbia cosa può fare un uomo dentro al corpo di donna.
Difficile vero? Angoscioso vero?
“Soldato, uomo che fai questo, ti auguro di vivere sanguinando ogni giorno, ti auguro di desiderare la morte, perché il peso della colpa non può essere più sopportabile, ti auguro ogni notte di rivedere il volto di chi hai violentato non vedendo in esso una sconosciuta, ma il volto di tua madre, di tua sorella, di tua moglie, di tua figlia.
Ti auguro di andare all’inferno e se non esiste che esso ci sia solo per te, nella tua mente.
Che sia fuoco ogni momento, che tutto bruci. 
Ti auguro di vivere a lungo per lo strazio di ripensare alle facce di coloro a cui hai fatto del male. Quello che ti auguro di più è lo scoccare di quella scintilla che stabilirà la consapevolezza delle tue azioni. Tu dovrai essere cosciente del dolore che hai provocato a tal punto che chiederai a Dio (quel tuo Dio) di esserne sollevato. E se lui c’è ti aiuterà a morire.”

Terribile, sì terribile, ma questo è quello che ho pensato dopo aver letto un articolo sullo stupro delle donne siriane. La violenza chiama violenza e in Siria come in tanti altri posti del mondo, questo accade, si vive la violenza, si muore violentemente.


Ora mi chiedo… servono le parole, quelle moderate, quelle di senso?

Io non so… so che di stupro si muore, si muore dentro.


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