lunedì 24 ottobre 2016

Siamo soli e sparpagliati©

Di Andreas Finottis©




Siamo soli e sparpagliati.
La socialità avviene attraverso oggetti di consumo o mezzi di comunicazione messi a disposizione da chi vuole solo controllarci e schedarci, per sfruttarci meglio. 
Pertanto i poteri di cambiare qualcosa sono solo illusioni che ci creiamo comunicando i nostri pensieri sui social network, sono videogiochi in cui puoi magari vincere molti like, ma li vinci se rispetti le regole. 
Se condivido dei post che denunciano qualcosa ho fatto la mia controinformazione, ho parlato del problema, così mi sono illuso di avere agito, dando il mio contributo, calmo l'indignazione che avevo e ricevo qualche mi piace da gente che già la pensava come me. Ma se scrivo in un post che il gatto sta dormendo nella fruttiera centrotavola o che ho mangiato una pizza buonissima ricevo venti volte più mi piace e attenzioni.
Perché fuori dai social c'è una gara tra poveri al ribasso, per avere un posto di lavoro che permetta almeno di mangiare e collegarsi al web, per vedere cose divertenti e rilassanti, che facciano dimenticare la situazione che si sta vivendo.
Non è colpa mia o colpa tua, è così finché saremo tanti io dispersi e disperati. 
Sarà tutto inutile finché non esisterà un noi che smuove le cose. 
La colpevole di tutto ciò è la democrazia che non c'è, che è finta, perché i politici teoricamente rappresentati degli elettori in realtà fanno il doppio gioco, i rappresentanti dei sindacati idem. 
Mentre i disperati accettano anche lo schiavismo per poter sopravvivere e collegarsi al web.

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