venerdì 28 ottobre 2016

Maschilismo italico©

Di Chiara Bezzo©




Perché io sono colei che è prima e ultima
Io sono colei che è venerata e disprezzata,
Io sono colei che è prostituta e santa.
Io sono sposa e vergine,
Io sono madre e figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono sterile, eppure sono numerosi i miei figli,
Io sono donna sposata e nubile,
Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,
Io sono colei che consola dei dolori del parto.
Io sono sposa e sposo,
E il mio uomo nutrì la mia fertilità,
Io sono Madre di mio padre,
Io sono sorella di mio marito,
Ed egli è il figlio che ho respinto.
Rispettatemi sempre,
Poiché io sono colei che da Scandalo e colei che Santifica.
Inno a Iside
Rinvenuto a Nag Hammadi, Egitto;
risalente al III-IV secolo a.C.
I Simboli del Femminile

La società attuale è d’impronta maschilista e se analizziamo il percorso compiuto dall’uomo, sin dai tempi della fondazione di Roma, sembra che ciò non sia mutato nel tempo. Eppure all’inizio non fu così.
Dall’uomo primitivo, all’homo sapiens, in un’età che si suppone vada dal 30.000 a.C. al 3.000 a.C. la società era di tipo matriarcale; dedita a un’unica dea che veniva adorata e considerata l’artefice del mondo. Studiosi dell’era preistorica ritengono che i mesolitici e neolitici adorassero dei ancorati strettamente alla terra. È plausibile credere che in Europa e in Asia minore esistessero civiltà in cui non soltanto vigeva la parità tra i sessi ma addirittura che toccasse alle donne il ruolo di sacerdotesse al culto di una Grande Dea simboleggiante nascita, morte e rinnovamento. A prova di ciò sono stati ritrovati oggetti richiamanti la divinità femminile; statuette di donna e vasi. Il vaso è il tipico simbolo della femminilità in quanto rappresenta la capacità della donna di mantenere la vita nel proprio grembo nutrendola e proteggendola. La maternità era considerata misteriosa per gli antichi e quindi divina. L’uomo all’epoca non aveva rilevanza nella società matriarcale e si ipotizza che l’idea di attribuire alla Madonna la verginità risalga proprio al concetto primitivo della sacralità della donna poiché artefice di vita in connubio al potere divino. Il matriarcato si basava su una regola semplice. La continuazione della specie. Si suppone che il maschilismo abbia iniziato ad assumere consistenza durante i cambiamenti climatici verificatosi sulla terra. Nel Neolitico la società iniziò a basarsi prevalentemente sull’agricoltura e gli uomini trascorrevano le giornate nei campi. La donna più debole per natura, resa ancora più delicata dalle gravidanze restava in casa sempre più isolata e succube dell’uomo.
Il cattolicesimo da sempre maschilista, tiene la donna in poco conto e le più importanti figure del nuovo testamento sono uomini. Un discorso diverso va fatto per la cristianità e al testo sacro per eccellenza: la Bibbia. Le Sacre Scritture della Genesi a noi pervenute, indicano la donna conseguenza di Adamo, in quanto formata da una sua costola. Si ritiene che questa interpretazione sia dovuta a un errore di traduzione e che nella versione autentica vi fosse scritto che Dio avesse usato metà dell’uomo per creare la donna. A tal punto la religione stessa porrebbe uomo e donna sullo stesso piano. Il termine da cui sarebbe sorto l’errore è tselah che oltre a costola significa anche metà o fianco.

Il personaggio storico a cui è stato attribuito l’origine del pensiero maschilista è Pitagora; nei suoi scritti filosofici distingue il principio buono (Uno, principio limitante) e cattivo (Diade, principio illimitato). Dall’Uno derivano i numeri dispari e dalla Diade i numeri pari. Come si evidenzia dallo schema riportato, i numeri dispari esprimono un senso compiuto e limitato mentre i pari richiamano l’idea di apertura e quindi incompiutezza.
Secondo Pitagora il mondo è rappresentato da numeri; dai numeri dispari nascono tutte le categorie creanti coppie di opposti.
  • Limitato-Illimitato
  • Dispari-Pari
  • Unità-Molteplicità
  • Destra-Sinistra
  • Maschio-Femmina
  • Quiete-Movimento
  • Retta-Curva
  • Luce-Tenebre
  • Bene-Male
  • Quadrato-Rettangolo



La teoria pitagorica dell’aritmogeometria contribuì non poco alla visione maschilistica della realtà e anche quando fu contraddetta dalla scoperta dei numeri razionali e irrazionali il concetto che l’uomo rappresentasse il bene e la donna il male continuò a proliferare.
Il maschilismo a tal punto prese il sopravvento e la condizione della donna divenne sempre più assoggettata al volere dell’uomo. La sottomissione femminile, basata sull’inferiorità fisica e mentale della donna, assunse potere legislativo fin dai tempi di Romolo: (Ignorantia Iuris , imbecillitas mentis, infirmitas sexus e levitatem animi). Nell’antica Roma l’uomo era a capo della famiglia e aveva diritto di vita e di morte su tutti i membri. La donna non possedeva alcun diritto giuridico e la manu protettiva del padre, seguita da quella del marito decideva della sua vita stessa. La donna non possedeva neanche il nome di battesimo ed era appellata con il nominativo della famiglia a cui apparteneva declinato al femminile; se le figlie erano più d’una, nelle famiglie plebee, accanto al nome della gens era attribuito Prima, Secunda ecc. Nelle casate nobili i nomi assegnati alle figlie discendevano dalle antenate (aggiungendo l’aggettivo senior o junior a seconda della nascita.)
In Italia il maschilismo si radicalizzò a partire dall’antica Roma. Esaminando gli ultimi 70 anni comprendiamo come faccia parte integrante della nostra società. Al termine della seconda guerra mondiale le donne erano abituate a svolgere il ruolo di capofamiglia ma, con il rientro dei mariti dal fronte, si levò una ventata di maschilismo che rilegò la donna nuovamente in casa e i lavori in cui erano state impiegate sino ad allora furono il più delle volte destinati agli uomini.
Soltanto nel 1945 le donne (gli uomini nel 1912) ottennero il diritto di voto e la cosa creò diversi diverbi in parlamento. Non dimentichiamo che nel 1961 l’avvocatura di Stato si adoperò perché fosse difesa la norma fascista, secondo cui l’infedeltà femminile era ritenuta più grave di quella maschile, adducendo la motivazione che un figlio sarebbe rimasto più sconvolto dall’adulterio della madre che da quello del padre. Ricordiamo che la prima donna presidente della camera fu nominata solo nel 1979 (Nilde Iotti) .
Negli anni diverse battaglie sono state compiute e vinte. Importante fu la legge Merlin con la chiusura dei bordelli; anche in tal caso furono sollevate obiezioni maschiliste secondo cui la prostituta era intesa come viziosa mentre all’uomo che la frequentava era attribuito il diritto a copulare. I detrattori maschilisti ritenevano che la stessa legge sul divorzio creasse il rischio che la moglie impazzisse se il marito l’avesse lasciata per un’altra. Addirittura, quando l’aborto fu legalizzato, si sollevarono voci che gridarono che la donna puntasse solo al piacere fisico e la legalizzazione dell’aborto avesse soltanto questo scopo. Nel 1979 un disegno di legge stabilì che la violenza carnale fosse ritenuta reato contro la persona e non soltanto contro la morale. Questa legge fu approvata soltanto nel 1996.
Oggi le cose sono in lento movimento. Gli uomini iniziano ad accettare la donna nella sua completezza non considerandola più semplicemente serva e madre, anche se, in Italia soprattutto, il maschilismo ha radici ben affondate nel terreno e la donna attualmente non ha le stesse opportunità degli uomini. È necessario sottolineare che la parità di diritti non ha nulla a che fare con la parità dei sessi; se legislativamente uomo e donna sono considerati di genere paritario, nella realtà dei fatti la donna è incastrata in un modello fallocentrico in cui l’uomo ha totale libertà mentre lei si scontra con giudizi morali sulla vita sessuale, sul comportamento, sull’abbigliamento, sul linguaggio ecc. In sintesi la donna è stimata in base a prototipi ancorati nel tempo sebbene apparentemente libera. Il genere femminile continua a essere oggetto di discriminazioni pesanti. Esempio lampante: la retribuzione femminile attribuita per incarichi uguali è inferiore del 16% rispetto al maschio. Tale assurdità trova illogiche spiegazioni derivanti da eventuali maternità e bonus recepiti in caso di essa ma sottolineano quanto il divario tra i sessi sia forte.
La speranza è che le nuove generazioni possano cambiare la situazione perché l’uguaglianza tra i generi è una regola e non un diritto. I diritti possono essere calpestati. Le regole invece sono alla base della civiltà moderna. Donna e Uomo sono parti integranti della natura e posti da essa sullo stesso piano perché l’uno senza l’altra non esisterebbero.
Spetta a noi uscire da schemi semplicistici e stereotipati che impongono l’uso di frasi e di giudizi degradanti per il genere femminile; nel preciso istante in cui io scrivo questo articolo ho la certezza che in Italia più di una donna viene derisa ed etichettata. Uomo e Donna sono individui pensanti, diversi per inclinazione, sessualità, personalità e proprio per questo perfettamente in simbiosi. Il traguardo dell’uguaglianza è ancora molto lontano ma ogni giorno un piccolo passo in avanti regalerà un mondo più giusto e onesto a chi dopo di noi non dovrà subire angherie e soprusi perché di genere femminile.



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