venerdì 21 ottobre 2016

Intellettuale o intellettualoide?©

Di Chiara Bezzo©

La morte dell'arte, tecnica mista su carta, Mary Blindflowers©

La sincerità intellettuale dovrebbe essere alla base del pensiero tradotto in opere e il binomio tra intellettualità e sincerità risultare vincolante. Questo concetto raramente è rilevato; quasi sempre l’arte di saper scrivere risulta serva del potere per poi deriderlo quando esso declina. Analizzando il comportamento letterario degli antichi filosofi, osservo come l'onestà intellettuale non faccia parte integrante del corredo genetico dell’uomo di cultura perché da sempre assoggettata al potere. 
Ora dirò di Seneca (filosofo drammaturgo e poeta romano del 4 secolo a.C.) adulatore e untuoso all'occorrenza, beffardo e irrisorio al variare delle condizioni politiche.
Seneca, dopo essere stato condannato a morte dall'imperatore Caligola, fu riammesso a Roma dal successore Claudio ed esiliato in Corsica dallo stesso a causa di una relazione amorosa, intrattenuta dal filosofo con la sorella di Caligola. 
Fu richiamato a Roma, dopo otto anni di esilio in Corsica dalla nuova moglie di Claudio, Agrippina Minore. Lo stoico fu riabilitato con onore e, non solo ricoprì la carica di pretore ma divenne precettore di Nerone, successore di Claudio. Seneca maturò quindi un debito di riconoscenza nei confronti di Claudio che, sotto consiglio della moglie lo reintegrò, permettendogli di conquistare un’elevata posizione sociale. L’intellettuale, se in un primo tempo non perse occasione per tessere le lodi dell’imperatore poi, in combutta con Agrippina, ne architettò la morte avvelenandolo con funghi letali. 
Il filosofo, nonostante fosse artefice morale dell'omicidio di Claudio, falsamente scrisse la laudatio funebris, recitata da Nerone al funerale del patrigno, decantando ampollosamente le doti umane e valorose dell'imperatore defunto. Trascorse però breve tempo dalla morte di Claudio e Seneca compose l' Apokolokyntosis (Ludus de morte Claudii), operetta satirica derisoria in cui l'imperatore Claudio appariva schernito e beffato anche nel regno dei morti a causa delle sue menomazioni fisiche tra cui: la zoppia, la balbuzie e la semplicità mentale.
Oggi le cose non sono cambiate dai tempi dell'antica Roma; la maggioranza degli intellettuali plasma la propria arte producendo ciò che il potere reclama. Pagine, libri e trattati non fanno altro che nobilitare lo studioso allo status di guru permettendogli di predicare dispensando conoscenza ovvia e di parte. In Italia, da sempre si ha un rispetto reverenziale per il signor Qualcuno Intellettuale e se non è facile salire sul trono, a onore del vero in questo strano stivale non è semplice neppure scenderne; a dimostrazione di ciò le librerie sono stracolme di volumi di scrittori che, pur non avendo nulla da dire, sono considerati dotti. In Italia ciò vale per ogni forma d'arte, cultura o similcultura. Non ha importanza il valore dell'intellettuale quando l'acclamazione ha raggiunto i media; a tal punto, il piedistallo è perfettamente ancorato al terreno fertile della cultura (anche se questa vacilla). Questo è il paese di Moccia, Benigni, Sgarbi, ecc. Nei tempi moderni, in cui nulla sembra destinato a durare, l'alloro è per sempre, nonostante cultura e ovvietà viaggino sovente sullo stesso binario, ahimè tronco. La sincerità latita e l'intellettuale di massa ne è privo. Nessun intellettuale popolare rema contro il potente esponendo il proprio pensiero. Partendo da questo presupposto, esempio lampante è la regressione della cultura nell'era della modernizzazione informatica. Chiunque scrive, pochi leggono e un esiguo numero di studiosi è veramente erudito. L'intellettuale non è cambiato nel tempo anche se è doveroso ricordare alcune rare eccezioni tra cui Giotto, che prima ancora di Dante, ha dipinto il papa collocandolo all'inferno (nella cappella degli Scrovegni) e Dante che ha usato la simbologia dei Fedeli d'Amore per esprimere le sue idee. Questi esempi però cozzano con la storia passata e presente. La finzione paga. La sincerità pone alla berlina e non attrae mecenati. A questo punto il quesito è evidente. Procedere senza sconti; componendo, ideando e pubblicando ciò in cui si crede o limare gli spigoli e coprire di pittura un muro incrostato? Prendendo spunto da tale interrogativo si delinea la scissione tra intellettuale e intellettualoide. Intellettualoide è colui che finge di rivolgersi al popolo con la propria arte/cultura ma, paragonabile a un saltimbanco, volteggia dove gli fa più comodo corazzato di un potere ottenuto in una precisa circostanza e consacrato tutta la vita; Nobel, regalati a menestrelli per svecchiare premi desueti, o peggio attribuiti a cantautori che, grazie al potere mediatico globale, si autodefiniscono poeti, forti d'avere composto qualche bel verso. Questa è l'onestà intellettuale del nostro tempo in cui chiunque sembra poter dire ciò che vuole, inventando nell'idiozia intellettuale nuove forme linguistiche che deturpano l'italiano. Tale innovazione letteraria, segna la morte della sintassi a favore di una feroce dittatura celata dietro una fantomatica libertà simbolica atta a guidare la massa nell'oscurità mentale stabilita dal potere: l'ignoranza completa. L'ignorante non ha le armi per giudicare, per cambiare le cose e quindi non è in grado di leggere la realtà. Lo stesso temine intellettuale ha un valore effimero in quanto, seppure il significato letterario proclami intellettuale colui che catalizza il pensiero, permettendo alla ragione di prevalere sulla fantasia, concretamente questo non accade. La fantasia stessa apporterebbe un valore aggiunto (se non fosse frutto di ingranaggi che conducono al compiacimento di qualcun altro). Esiste però anche l'altra faccia della medaglia, quella più vera. Studiosi, intellettuali, che ogni giorno pongono le loro conoscenze in discussione, senza svendersi, sperimentando tecniche nuove. Intellettuali non mercificabili, il cui talento resta lì, tra le pagine di un libro spesso dimenticato, in quanto l'arte pura non è quasi mai compresa dai contemporanei. Il vero intellettuale è uno studioso che rispetta se stesso senza seguire il vento favorevole, prodigando il proprio talento per offrire qualcosa alle generazioni future, in modo da non lasciare in eredità ai posteri soltanto i libri di Moccia. L'intellettuale non ha guru, colore politico né possiede amici influenti. Le raccomandazioni sono bandite a priori. Opere importanti giacciono come tesori preziosi da scoprire perché non sponsorizzati nelle vetrine mediatiche. La nostra società è questa; siamo convinti di possedere la libertà di esprimerci ma viviamo trincerati tra pochi pensieri di qualche intellettualoide che, come l'imperatore nudo, non si rende conto di non avere nulla addosso.

La cosa grave è che non si trovi la volontà di voltare pagina e buttare giù dal podio l'intellettuale menzognero e adulatore, conferendo dignità alla cultura in modo che possa elevarsi verso ciò a cui è destinata: libertà, sapienza, bellezza, purezza. Semplicemente arte.



Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


Nessun commento:

Posta un commento

Inserisci commento