sabato 15 ottobre 2016

I borghi dell'webetismo©

Di Mary Blindflowers©





Ci sono webeti che navigano costantemente alla ricerca del loro tempo da perdere, tempo che potrebbero impiegare diversamente e in modo più produttivo, per esempio per migliorare i loro romanzi. Ci sono persone che covano vendette per 5 mesi.

A giugno lessi "Le cose dell'Orologio", un pessimo libro scritto dall'illustre sconosciuto blogger Borghi che in tempi non sospetti, mi ha invitato, tanta la stima che aveva di me, a selezionare le opere di poesia per la sua agenzia letteraria.
Ho ancora la mail che lo conferma.


La mia recensione potete trovarla qui:



Questo illustre sconosciuto in alcune mail che mi sono pervenute sulla casella di posta elettronica, prima che recensissi il suo pregevole libro, mi scriveva, testuale: “ho una paura fottuta del tuo giudizio sul mio libro”, e univa oltre ad attestazioni di stima, complimenti sulla mia scrittura: “puoi dare lezioni a molte presunte po(v)etesse che conosco”, etc., precisando che nella mia recensione dovevo essere sincera.
Siccome il mio giudizio non sarebbe stato positivo, gli scrissi dicendogli che, se voleva, potevo anche non postarlo.
Si infervorò, diede letteralmente in escandescenze.
Si aspettava complimenti ed elogi al suo romanzo, evidentemente, e questo dopo avermi detto che dovevo essere sincera.
Intanto con altri falsi profili, nonostante l'abbia bannato da tempo, lui ha continuato a seguire tutti i miei post sui socials mandando in avanscoperta anche una sua amichetta che si improvvisa critica d'arte e fotografica e sbircia anche su Instangram, dove tra parentesi, vado pochissimo. Nonostante la signorina fosse tra i miei contatti e distribuisse like a manca e a destra, ha avuto il tempo di intrattenersi sulla bacheca di Borghi, per studiarmi come "soggetto bizzarro".

Mi aspettavo una vendetta da tempo, ovviamente l'webete per quanto webete, non poteva vendicarsi subito, si sarebbe capito che se avesse fatto una recensione negativa immediatamente dopo la mia, avrebbero capito tutti che era dettata da motivi di vendetta e rancore. 
Allora ha aspettato.
Dopo aver perso il suo prezioso tempo a riportare in un suo articolo brani di conversazione che ho avuto con altre persone sotto un post dell'editore, si è preoccupato di scrivere all'editore stesso, dicendogli che doveva censurarmi. Non avendo ricevuto soddisfazione alcuna dall'editore, ha scritto un articolo.
Dopo si è inoltrato nella “critica del testo” o almeno in quella che lui ritiene sia “critica del testo”.
Premetto che in tempi non sospetti mi scrisse, testuale: “non sono in grado di recensire il tuo lavoro, stai troppo avanti”. 
Adesso invece è improvvisamente diventato critico letterario.
Purtroppo, quando si è mossi da rancore, le ciambellette non riescono col buco, così ha scritto uno sproloquietto sfottò sul mio libro Utensili sparsi, sproloquietto che mi ha molto lusingato, come mi lusinga il fatto che, nonostante sia stato bannato da mesi, continui a seguirmi. 
Lo sproloquietto lo trovate qui:



Ammiro l'impegno dimostrato nella cosiddetta "recensione" per cercare di dimostrare l'indimostrabile e nel mostrare la sua profonda ignoranza su tematiche sperimentali.
Ci sono alcune parti davvero succulente, per esempio, quella in cui dice di non capire niente del titolo che, secondo il suo parere di recensore, non ci azzeccherebbe “una bacca di mirto” con il testo perché per lui, uomo dalla visione limitata delle cose, gli utensili sarebbero, "lo sanno anche i non letterati, degli strumenti utili per fare qualcosa e nell’opera in argomento tale termine non c’entra neppure se la leggiamo sotto l’effetto di potenti allucinogeni".
Forse il recensore non ha letto bene la poesia "follia" in cui si recita "utensili sparsi /nell'ordinaria crudità del giorno/:

Rara follia,
fortuna che ci sei.
Utensili sparsi
nell’ordinaria crudità del giorno
camminano,
oggetti senz’anima e corpo,
in disistima del mondo bruto
nelle trame di sfuocate
letargie antidubbio.
Si ferma solo
l’utensile caduto nelle solide certezze
coi semi aridi schiacciati
contro le rubriche di un analista ben pagato.
Eppure ci sono menti oltre,
in afflato di anagogia,
senza timbri,
apripista a costante ricerca
nelle vie di un futuribile domani,
senza sapere che poco più di niente.
Pura sublime follia è
guardare il mostro negli occhi,
sporcarsi del suo sangue le mani
e con la sua pupilla pulsante nel palmo
tessere trame di future nostalgie.

Vabbé cose che capitano, gli sarà sfuggito, ma non si è nemmeno accorto che il termine "utensili" rievoca “la Macchina” nella visione cosmica di certa letteratura d'avanguardia, inoltre gli è ulteriormente sfuggito che il termine, rievocato in varie liriche, allude alla disgregazione dell'uomo. Sparsi è un rafforzativo di questo concetto e sta per smarriti, persi, ma capisco come tutto questo possa apparire troppo complicato ad uno che chiama pane pane e vino vino.

Passiamo alla critica del testo vera e propria.
Tra una convulsione e l'altra, l'webete, posta stralci opportunamente tagliati di poesie e poi fa una critica approfonditissima, un esempio fra tanti:

"Ma prendiamo un’altra “lirica destrutturalista”, leggete che meraviglia:
“… Il nero è un colore d’un bianco crudele,
sottile di forze allusive,
un fondo di gotico denso
fiele accecante
spalmato con l’ascia del pianto 
su un pozzo senza mai fine,…
[da Il nero]

Il nero, certo, come no".

La sua critica del testo è questa: "leggete che meraviglia" e "il nero, certo, come no"...

Sono colpita, lo confesso...

E ancora:

“… Mi ha portato un ratto lunare in regalo,
ieri per il compleanno.
L’ho messo sul comodino come rarità per gli amici
tendenti all’oblio,…”
[da Ho letti di fiumi]

Ecco la sua critica del testo:

“Di solito, i comodini stanno nelle camere da letto e gli amici, quando vengono a trovarci, anche se siamo dei poeti, non è che vengono subito condotti in camera da letto (o comunque, non proprio tutti, altrimenti si deve parlare di altro). Poi, per carità, se uno è poeta può anche vivere in un open space con tutto a vista, cesso compreso, oppure portarsi i comodini in cucina, per far vedere i ratti lunari agli amici, oppure ricevere gli amici in camera da letto come Madame de Rambouillet..”...

Qui rido proprio.
Che razza di critica è?
Eppure il surrealismo è stato inventato da tempo, ma Borghi sembra ignorarlo... Del resto da uno che scambia il termine "utensili" con gli strumenti di un muratore, e un titolo per una bacca di mirto, cosa ci si può aspettare?
Eccolo che scomoda addirittura la metrica senza parlare di metrica né criticare alcunché, come dire, sono lusingata:
“La metrica (questa sconosciuta, oramai siamo tutti poeti sciolti e della metrica possiamo anche impiparcene bellamente), poi, è inesistente, fatti salvi pochi – e di certo casuali – passaggi.
Molti credono che in poesia sia tutto concesso e che tutto ciò che passa per le propria testa sia buono per essere scritto. Eh, no, non è propriamente così, non si può citare impunemente:

… in sospensione di senso
laddove cozzano spilli e baobab
tra frecce vibranti,
canto la vita…”
[da Canto fino alle stelle]

perché con tutta la fantasia traspositiva di questo mondo, laddove cozzano spilli e baobab di poetico non ha proprio nulla. Se poi voleva citare il posto ideale dove gli opposti si incontrano, è meglio sorvolare". 

La sua critica è: "di poetico non ha proprio nulla", in pratica non una critica ma un'opinione.

Successivamente si improvvisa esperto di gatti. Eh già perché oltre che di utensili, di comodini, di bacche di mirto e di opinioni confuse con critica, l'illustre si intende anche di felini, insomma fa rima e c'è:

"ho un gatto vero che vive con me

nell’indifferenza dei giorni,…"

Ma sentite la critica a questi versi:

“perché con tutta la poesia possibile, i gatti finti, ammesso che possano esistere, non vivono”.

Davvero? I gatti finti non esistono?

Dovrebbe leggersi la famosa storia del Gatto di Schrodinger, che a quanto pare l'acuto recensore non conosce...

Quindi posta un pezzo di prefazione e fa la sua critica sempre molto approfondita:

“anche qui non ci si capisce un tubo”.

Sorvolo sulla domanda chi è Fremmy? Perché potrebbe essere a sua volta rigirata con un Chi è Borghi?
La spasmodica ricerca del “qualcuno” a tutti i costi è una costante dei mediocri.
Sorvolo sul cattivo gusto, teso solo alla denigrazione, di quel “emigrata prima a Roma poi in Inghilterra”. Potrei ricordare all'illustre che pure lui è un povero "emigrato", dato che fa Borghi di cognome, vive in Sardegna e non è nemmeno sardo. Sorvolo sul cilicio, chiara e invidiosa allusione alle mie recenti pubblicazioni, sugli allucinogeni e su altro...
Comunque su una cosa ci ha azzeccato, non ha capito un tubo e aveva ragione quando mi scrisse di non essere in grado di recensire i miei libri.
A volte l'emotività per un pasto mal digerito, fa brutti scherzi...
Sù, Borghi, un po' di pomata e vedrai che ti passa, intanto grazie per la pubblicità, sono sicura che puoi fare di meglio, per il momento non sei riuscito nemmeno ad irritarmi, non ne sei all'altezza. Mi hai semmai, divertito... Giuro che in macchina, ripensando alla tua "recensione", ho riso come una matta.
Grazie. 




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