domenica 7 agosto 2016

Ugo Betti (1982-1953)

Di Libri Libretti©




L’opera di Ugo Betti (1892-1953), poeta scrittore e drammaturgo, è pressoché sconosciuta al grande pubblico italiano. Gli apprezzamenti per il più importante drammaturgo italiano dopo Pirandello, sembra che abbiano subito un arresto, tutto giace nei cassetti e niente si muove, il successo dell’opera bettiana si è incartapecorito, tutto si è fermato, incancrenito. 


Eppure l’autore, ancora in vita, aveva riscosso notevoli apprezzamenti e la critica era stata senza dubbio più che favorevole. Oggi le sue opere non fanno parte del repertorio di routine del teatro occidentale e i suoi drammi non vengono quasi più messi in scena, né in Italia né in altri paesi. I suoi libri di poesie sono sconosciuti e le poesie stesse non rientrano più fra quelle proposte a scuola dai professori. La maggior parte dei libri non è facile da reperire sul mercato antiquario, quasi nulle le ristampe. Secondo me anche durante il suo periodo più propizio, l’Italia non ha saputo valorizzare il suo grande talento che contava più pubblicazioni in Argentina che nel paese natio. Comunque sia, oggi, in un mondo di sola apparenza, Ugo Betti merita di essere dissotterrato e quelle questioni profonde che lui ci propone attraverso le sue opere, affrontate e discusse.



Ugo Betti nasce il 4 febbraio 1892 a Camerino(MC), piccola città nel cuore delle Marche, a 670 metri di altitudine, a cavallo tra le valli del Potenza e del Chienti e a poca distanza dai rilievi dei Monti Sibillini. Gli ambienti collinari, che egli riporta in molte sue composizioni, sono indubbiamente ispirati a questa zona dell'Italia centrale in cui Betti ritornò spesso. Il padre, medico condotto, nel 1901 si trasferisce per lavoro a Parma e porta con sé il piccolo Ugo, mentre suo fratello maggiore Emilio, insigne giurista, rimane a Camerino con i nonni. Ugo Betti a Parma compie gli studi classici e consegue la laurea in giurisprudenza. Nel 1915 si arruola volontario con il grado di sottotenente d'artiglieria ed è inviato al fronte. Durante la rotta di Caporetto cade prigioniero e viene portato a Cellelager dove conosce i due scrittori Carlo Emilio Gadda e Bonaventura Tecchi, a cui rimarrà sempre legato. 


Dopo le esperienze di guerra e di prigionia ritornerà sconvolto e non avrà più il carattere aperto e gioioso che aveva mostrato prima del conflitto. Nel 1920 entra in magistratura e nel 1921 è nominato pretore a Bedonia in provincia di Parma. Nel 1922 pubblica "Il re pensieroso", la sua prima raccolta di poesie scritte soprattutto durante il periodo della prigionia, recensita, tra gli altri, dallo stesso Gadda. Nel 1926 vince il concorso bandito dalla rivista "La scimmia e lo specchio" con l'opera drammatica "La padrona" (1926), che è rappresentata senza successo a Livorno. Nel 1928 pubblica la prima raccolta di racconti "Caino e altre novelle". Nel 1930 Betti diventa giudice presso il tribunale di Parma, sposa Andreina Frosini e vince il "Premio Governatore di Roma" con il lavoro "L'isola meravigliosa" (1929). Nel 1931 viene trasferito a Roma ed inizia un'intensa attività letteraria, collaborando alle riviste "La Lettera", "Pan", "Pegaso" e al quotidiano "La Gazzetta del popolo". Alla produzione poetica e narrativa, raccolta in diversi volumi, Betti affianca una più intensa produzione drammatica. Nel 1936 viene rappresentato a Venezia "Frana allo scalo nord" (1932), che ottiene tiepidi consensi. Betti, per reazione, si dedica per qualche tempo al teatro d'evasione, allora di moda, scrivendo alcune commedie brillanti che ottengono un notevole successo ed alcune sceneggiature cinematografiche per registi importanti come Roberto Rossellini, Augusto Genina e Alessandro Blasetti. Nel 1941 gli viene assegnato il "Premio dell'Accademia Italiana per il Teatro", ma soltanto nel dopoguerra Betti drammaturgo ottiene riconoscimenti che lo impongono all'attenzione del pubblico e della critica come una delle voci teatrali più interessanti del panorama nazionale e internazionale. 



Nel 1949 va in scena per la prima volta il dramma "Corruzione al Palazzo di Giustizia" (1944), ed è un successo. Nel 1950 l’autore riceve in Campidoglio il "Premio Roma per il Teatro". Nel 1953 debutta a Parigi il dramma "Delitto all'isola delle capre" (1948), accolto con grande favore dal pubblico e dalla critica. Egli è il primo tra gli scrittori italiani ad uscire dall’isolamento culturale creato dal regime fascista, superando i confini della cultura nazionale per collocarsi e distinguersi come rappresentante della cultura europea. Muore a Roma l’8 giugno 1953, a soli 61 anni. Pochi mesi dopo il regista Luigi Squarzina porta con successo sulla scena "La fuggitiva" interpretata da Vittorio Gassman e Anna Proclemer, mentre sono state pubblicate postume le poesie Ultime liriche e le opere teatrali "Favola di Natale", "L’aiuola bruciata" e "Acque turbate", quest’ultima portata finalmente sulla scena nel 1962. (Donatella Pazzelli).





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