martedì 9 agosto 2016

Philip K. Dick, quando la science fiction è rivoluzione elettronica©

Di Roby Guerra©




Adelphi ha ripubblicato saggi del geniale scrittore di fantascienza, P.K. Dick, tra le figure di maggiore altitudine letteraria e culturale, ben oltre il genere, almeno se visto in chiave puramente settoriale e riduttiva (come ancora prevale in Italia, all'estero ben più evoluta la critica, si fanno corsi di laurea persino per Star Treck). Non a caso, dalle colonne blog de Il Giornale, il giovane filosofo Andrea Scarabelli, curatore e collaboratore della rivista di Antares di Milano, ha rilanciato l'edizione preziosa di Adelphi, "Io sono vivo e voi siete morti", la biografia di Philip K. Dick scritta da Emmanuel Carrère, ulteriormente, focalizzando anche l'interpretazione oggi più importante e sul piano futuribile feconda per l'autore che ispirò anche R. Scott per un capolavoro del cinema di fantascienza, quale Blade Runner.

Più in generale, la visionarietà nova di P.K. Dick , come la stagione aurorale dello stesso Lovecraft inaugurò il miglior thriller e la migliore letteratura d'anticipazione che furono e oggi sono, ha seminato i memi di una nuova fantascienza come letteralmente nuovo archetipo per la letteratura globale del nostro tempo. Mutazione letteraria ancora generalmente incompresa, non dal Dick nel libro Adelphi (ovvero il curatore ) e non dallo stesso Scarabelli che segnala inoltre tutta una serie di percorsi oggi controculturali attinenti, dallo stesso De Turris ad altri, al contrario verso una nuova mappa consapevole e dinamicamentee solida, oltre certa moda liquida abusata odierna. Dopo la scienza, e la fantascienza gender come cifra nascente, verso una nuova letteratura dove il mito contemporaneo, certo immaginario scientifico finalmente sono patrimonio e valore condiviso di una comunità, la parola stessa “elettronica” come psicologia di massa al quadrato, per nuove identità umanistiche e del XXI secolo.

Più nello specifico questa nuova esegesi creativa e non scolastica sulla fantascienza e P.K. Dick in particolare come “prototipo” segnala anche la potenzialità di nuove metapolitiche almeno progettuali capaci – di rinnovare la Politica in crisi terminale e non più credibile dagli elettori, attraverso un ritorno del senso del futuro non solo mercantile, ma anche neo-utopico e soprattutto con il linguaggio in sintonia con le attuali società informatiche plasmate strutturalmente dalle idee e dalle nuove tecnologie, oltre che dalla comunicazione dominante dei Media e di Internet. 

Poco importa il tal senso l'opzione possibile, neoprogressista o neoconservatrice, entrambe in democrazia legittime. Proprio figure come P.K. Dick, in vita lui stesso accusato di simpatie “reazionarie” nonostante fosse un rivoluzionario anche per la fantascienza stessa, in sé letteratura anticonvenzionale (ma etichetta retrò spesso attribuita da certo fanatismo umanistico), nei fatti inclassificabile, sono in certo senso l'ideale per tale evoluzione sociale e culturale (e politica).

http://blog.ilgiornale.it/scarabelli/2016/06/03/philip-k-dick-emmanuel-carrere-fantascienza-e-metafisica/


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