venerdì 12 agosto 2016

Meglio (quasi) niente che niente©

Di Paolo Mazzocchini©



È profondamente irritante come certi politici di adesso credano di prendersi gioco dell’intelligenza dei cittadini fingendo di venire incontro a sacrosante richieste di giustizia e di equità sociale, economica ecc. con provvedimenti di calcolata, ma nel contempo ridicola e insultante insufficienza. Vale a dire all’insegna del “meglio quasi niente che niente”. Ovvero: “Si poteva certo fare di più, ma un minimo passo in avanti è sempre meglio che stare fermi”. Come se spostarsi di un metro verso una mèta lontana 100 km contasse davvero di più che non muoversi affatto. O come se un vostro debitore (che intanto se la spassa con soldi vostri) pretendesse di onorare un debito milionario restituendovene solo la milionesima parte e meravigliandosi poi del fatto che voi non siate in grado di apprezzare la sua buona volontà.

L’altra bella abitudine della politica (nostrana) attuale è quella di gabellare per buono tutto ciò che sarebbe nuovo, giovane, diverso ecc. Come se cambiare fosse un valore di per sé. Come se esistesse soltanto un cambiamento verso il meglio. Il fatto è che oggi (per gli effetti combinati della crisi e della globalizzazione economica) gli unici cambiamenti attuabili da una classe politica ormai completamente asservita alla finanza e al capitale globale non possono che essere punitivi e peggiorativi per i diritti e le condizioni materiali della maggioranza delle persone. Di qui il ricorso inevitabile dei politici all’imbroglio lessicale, all’indoramento della pillola amara: riforme, cambiamento, flessibilità, rottamazione, ringiovanimento. Parole escogitate per incantare qualche sciocco, ma che in realtà suscitano ormai nei più diffidenza, allarme, preoccupazione ogni qualvolta vengano pronunciate. La truffaldina retorica politica del nuovo e del giovane in realtà è di per sé molto significativa degli interessi economici che rappresenta: perché essa rispecchia in pieno la mentalità aziendalistica, secondo la quale i giovani vanno blanditi e lusingati in quanto rappresentano la materia umana più indifesa, plasmabile, arrendevole alle nuove esigenze, ormai largamente neo-schiavistiche, della produzione ‘globalizzata’. La storia d’altra parte ci insegna che ogni incensamento della giovinezza come ideale ‘a prescindere’ è sempre altamente sospetto.



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