mercoledì 10 agosto 2016

Carlos Castaneda, io e antropologia del mistero©



di Pierfranco Bruni©



Il mondo sciamano è il mondo della Illuminazione e del Pensiero. Si viaggia nel Silenzio e nella Parola. Dovremmo porci sempre in ascolto. La magia e gli archetipi sono il senso dei viaggi nel mistero. Il mondo sciamanico non è un archetipo. È piuttosto una alchimia che ha il “potere” dei silenzi. Bisogna avere pazienza. Molta pazienza per non essere fregati dalla impazienza. Questo non ha nulla a che fare con la tolleranza. Pazienza e tolleranza non sono lo stesso cammino. 
Bisogna saper camminare lungo le tracce della pazienza per trovare il tempo impareggiabile. Non dimenticando e ricordando comunque di dimenticare. C’era una volta un tempo in cui la memoria era soltanto sogno. E il sogno si colorava di fantasie lungo i viaggi dell’essenza della vita. Il silenzio era potere. Il potere del silenzio era una arcana energia dello spirito. 


Nell’isola di Carlos Castaneda (in origine Carlos César Salvador Aranha Castaneda, Cajamarca, 25 dicembre 1925 - Los Angeles, 27 aprile 1998) la magia e il mito sono richiami ed echi che ci portano nella lontananza del tempo - memoria. Ritorna con noi spesso. Spesso si fa silenzio. 
C’era una volta la memoria, che si sposava con il mistero e l’isola della metafora era l’isola dei segreti, dei segreti velati e poi chiariti. La magia e il mito ridisegnavano i luoghi di questo mistero. 
L’isola del Tonal di Castaneda (Rizzoli, 1997) è un intreccio di sfere la cui cultura diventa sapere dei popoli. E i popoli si impossessano di questo sapere filtrando il tempo attraverso la nostalgia. I dialoghi tra don Juan con don Genaro aprono le finestre al vento della memoria. 


Si legge: “Il mondo non si offre a noi direttamente; di mezzo vi è la descrizione del mondo. Propriamente, quindi, noi siamo sempre a un passo di distanza e la nostra esperienza del mondo è sempre un ricordo dell’esperienza. Noi siamo perennemente in atto di ricordare l’istante che è appena accaduto, appena trascorso. Noi ricordiamo, ricordiamo, ricordiamo”. 
È un andare tra i ricordi. Ma la distinzione tra il ricordare e afferrare la memoria è presente. Nel tempo i ricordi si frantumano e si raccolgono sulla tastiera della memoria. Nella memoria c’è il sapere e c’è il potere. Sentire, sognare e vedere. Sono i compiti anche della farfalla notturna che si metaforizza con il suo volo e con la sua presenza nel mondo. Il mondo e la memoria. Castaneda filtra queste due dimensioni che sono delle sfere. La circolarità del tempo è un ritornare costantemente, al punto di partenza. Nel potere del silenzio c’è la circolarità del tempo - memoria. Il sognare. O il viaggiare. Già, appunto il viaggiare è il tema dominante della ricerca di Castaneda. Proprio ne L’isola di Tonal il viaggio è la trasparenza dell’isola. L’isola della partenza ma anche l’isola del ritorno. Dove i riti magici si compiono, si offrono, si avvertono. Il mondo degli stregoni non è soltanto il mondo della magia. È il mondo del sogno. 
Si legge in Il potere del silenzio. Arcane energie dello spirito (Rizzoli, 2001): “Il nagual Elìas aveva grande rispetto per l’energia sessuale disse don Juan. Riteneva che ci fosse stata perché la usassimo nel segno. Credeva che il segno fosse caduto in disuso perché poteva sconvolgere il precario equilibrio mentale delle persone sensibili”. 
È un itinerario lungo ma circolare. Per esempio così in Il secondo anello del potere (Rizzoli, 2001), in Il dono dell’aquila (Rizzoli, 1985), in L’arte di sognare (Rizzoli, 2000). Il sapere e il potere sono, comunque, incarnate dalla metafora della farfalla notturna che troviamo ne L’isola del Tonal. La sottolineatura è singolare oltre ad essere bella. 


“Il sapere e il potere. I sapienti hanno l’uno e l’altro. E tuttavia nessuno di loro potrebbe dire come riuscì ad averli: potranno solo dire che li hanno ottenuti agendo come guerrieri, e che ad un dato momento tutto è cambiato”. I guerrieri della notte si incontrano con la farfalla. 
E poi: “Un guerriero deve essere calmo e padrone di sé, senza perdere mai il controllo”. Gli stregoni e i guerrieri. Ma è Castaneda che incide un solco con queste parole: “Se volete esprimervi in modo preciso secondo gli stregoni, ma in modo molto ridicolo secondo il vostro linguaggio, potete dire che stanotte avevate un appuntamento con una farfalla notturna. Il sapere è una farfalla notturna”. 
Le metafore sono anch’esse circolari perché camminano nel cuore del tempo e si fanno voce dentro l’anima del guerriero. Ma queste metafore chiedono allo stregone di mobilitarsi nel linguaggio. Alla fine il tempo è sempre il mistero, che si imprigiona nella memoria e si fa destino. 
Appunto, il destino. L’incontro tra l’Occidente e l’Oriente è anche qui la trasparenza del potere del silenzio. E questo potere senza la forza e la consapevolezza del destino è follia. Ma Castaneda si rivela nell’isola, si rivela nel silenzio, si rivela nel sogno. 



Tre percorsi la cui luce primordiale vive non solo nel passato ma nella richiesta del presente. Il futuro è già memoria. La conoscenza è destino. Il silenzio interiore è la civiltà che si fa memoria. Siamo impastati di civiltà. Sepolte. Ma bisogna avere il coraggio di tradire il tradimento e cercare di restare fedeli al cuore. Bisogna non dimenticare perché occorre ricordare di dimenticare. L’antropologia del mistero è il cuore dei popoli che si mettono in ascolto. Mettersi in ascolto è dare un senso al cammino. Vivendo nella magia il simbolo sempre si dichiara.

Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


Nessun commento:

Posta un commento

Inserisci commento