venerdì 19 agosto 2016

Burkini, monokini o bikini?©

Di Mary Blindflowers©




Tempo fa su una spiaggia italiana un intervistatore che faceva sondaggi in spiaggia per un'emittente privata, mi chiese, monokini o bikini? Non gli risposi nemmeno, si può rispondere a questioni senza nessuna importanza solo per comparire in tv? Oltretutto poteva vedere da solo che indossavo un due pezzi abbastanza ridotto.

Oggi sembra che la scelta del costume da bagno faccia notizia e riempia le pagine dei giornali. Per questa scelta la gente si picchia in spiaggia, con tanto di asce e coltelli, come è successo in Corsica.

Sì, perché le signore di religione musulmana preferiscono il burkini che suscita la curiosità dei locali i quali si permettono di fotografarle mentre fanno il bagno praticamente vestite di tutto punto come se andassero a fare la spesa al supermercato. Insomma un'ottima soluzione per un'abbronzatura perfetta.

I media non parlano d'altro, del resto il loro compito è distrarre dai problemi veri, quindi si è scatenata anche sui socials la corsa al parere sul burkini. Chi dice che bisognerebbe proibirlo in nome dei diritti umani, chi dice che invece non sarebbe giusto perché ognuno dovrebbe "scegliere" come vestirsi, chi paragona le donne in burkini alle suore, insomma, una marea di commenti.
Il paragone del burkini con l'abito delle suore mi sembra leggermente inappropriato, perché le suore, siappur soggette ad imposizioni psicologiche di vario tipo nate da debolezze strutturali e lavaggi più o meno accurati del cervello, alla fine scelgono di impalandranarsi, nessuno le picchia se buttano l'abito alle ortiche, nessuno le ha picchiate per farsi suore, le donne in burkini invece non hanno scelto il burkini, è stato loro imposto dai maschi, e se buttassero il burkini alle ortiche verrebbero come minimo picchiate, se non uccise. Insomma c'è una differenza non di panni ma di libero arbitrio. Di fatto entrambi i costumi in maschera, sia quelli delle suore che quelli delle donne arabe sono il simbolo evidente del potere del maschio sui corpi delle donne.

Allora che fare? Proibire come accade in Francia?

E a che scopo?

Non penso che la proibizione possa mutare la mentalità becera dei mariti di queste donne che, sarebbero costrette a non andare in più spiaggia, isolandosi ancora di più.
Inoltre proibire in nome di un diritto appare anacronistico laddove tu stai imponendo per frenare un'imposizione. Non se ne esce. Un circolo vizioso che dimostra soltanto una cosa:
l'integrazione è una bufala, le mentalità non cambiano da un giorno all'altro, specie quelle radicali e i governi che ci parlano di armonia universale tra i popoli e culture perfettamente integrate, lo fanno per scopi precisi di interesse economico, non perché veramente credano nella megabufala della società multietnica.
Il burkini è solo l'ennesima dimostrazione di quanto l'essere umano possa riuscire a rendersi ridicolo ed è solo la manifestazione più eclatante di una falsa accoglienza, e di una immigrazione generata da guerre fomentate da Stati Uniti ed Europa.
Abbiamo quello che ci siamo costruiti, il troglodita in casa, e poi ce ne lamentiamo e proibiamo ciò che noi stessi abbiamo voluto e che la Boldrini continua a coltivare nel suo orticello piccolo borghese.
Inoltre la questione del burkini distrae l'opinione pubblica da problemi ben più gravi in tema di sicurezza delle nostre città. Le moschee e i centri islamici prosperano in nome dell'integrazione. In Italia non c'è nessun controllo su chi arriva. Accogliamo, siamo democratici noi, salvo poi azzuffarci per il burkini. 
Cosa ci aspettavamo che i musulmani liberassero le loro donne e rinunciassero ad essere quello che sono?
Le stesse definizioni adottate dai media, islam radicale, islam non radicale, fanno ridere. E' radicale infatti non solo chi piazza le bombe in Europa per il suo dio di guerra, ma anche chi considera la donna solo un corpo tentatore costretto a coprirsi per evitare turbamenti, una sorta di oggetto. E' radicale chiunque costringa la moglie a portare il velo. E radicali sono anche i cattolici che costringono le suore ad una sessuofobia che le spinge a vergognarsi del corpo. E radicali sono anche i catto-signori bene che sull'autobus dicono che le donne non cucinano più e non sanno stare al proprio posto, ossia zitte in cucina.
Il resto è chiacchiera da finto comunista.



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