lunedì 29 agosto 2016

Un terremoto vale un attico©

Di Mary Blindflowers©

Cena con cavallo, Tecnica mista, Mary Blindflowers©


Forse non tutti sanno che lo Stato italiano fin dalla sua costituzione ha provveduto e provvede al mantenimento del clero cattolico. I patti Lateranensi del 1929 mantennero la congrua ai parroci rafforzando quell'alleanza tra Chiesa e Stato che, purtroppo, è alla base della nostra pseudocratia attuale. Con l'accordo del 1984 di revisione del Concordato voluto da Craxi e con la legge 222/85 si è configurato un sistema di finanziamento pubblico affidato alla CEI, Conferenza Episcopale Italiana, un vero finanziamento diretto da parte dello Stato, da non confondere con l'autofinanziamento. Lo Stato italiano non solo sostenta i parroci ma copre le varie spese dell'attività della Chiesa Cattolica.
La legge 222/85 prevede prevede che ogni anno una percentuale pari all'otto per mille del gettito complessivo dell'Irpef possa andare alla Chiesa su scelta del contribuente.
La seconda forma di finanziamento prevista dalla legge prevede il diritto alla deduzione fiscale per le somme, fino a due milioni, erogate a favore della Chiesa. A tutto questo aggiungiamo che molti ministri di culto sono impegnati in attività varie nelle scuole, nelle carceri, nelle caserme, presso strutture militari e negli ospedali, per cui percepiscono uno stipendio. L'insegnamento della religione cattolica costa qualche miliardo l'anno e fa parte del programma cattoesclusivista di indottrinamento delle masse alla religione dei servi di un Dio usato troppo spesso come pretesto per fare affari.
Inoltre la Chiesa gode di un particolare regime fiscale, esenzione dall'Iva e dall'imposta sui terreni. Nel 1992 poi si è stabilito che i luoghi destinati al culto non pagassero l'ICI con un bel risparmio. La legge è stata poi riveduta, ma di fatto il Vaticano continua a non pagare le tasse. 
Ovviamente la storia insegna che la tentazione di usare l'esenzione anche per gli immobili destinati ad attività di lucro è forte soprattutto grazie al regime omertoso che regna in seno alla Chiesa, sempre disposta a coprire le sue “pecore nere”, per evitare quanto più possibile scandali. Basti pensare alle difficoltà di indagine sulle attività finanziarie di Cardinali coinvolti in operazioni non troppo pulite. Cardinal Giordano e Bertone, per esempio, insegnano.
Poi ci sono le scuole private professionali che accedono a finanziamenti pubblici come del resto anche le università in mano alla Chiesa e gli ospedali. Inoltre in occasione dei giubilei, uno Stato che non riesce nemmeno a sfamare i suoi figli, sborsa, e si parla di miliardi di euro destinati quasi in toto al riammodernamento e rifacimento di strutture ecclesiastiche perché la Chiesa ha un'immagine da difendere nella civiltà dell'immagine. Anche la spettacolarizzazione del giubileo costa. Sono sempre a carico dello Stato lo schieramento delle forze dell'ordine, i trasporti, etc.
Non dimentichiamo che la Chiesa percepisce gli affitti dai vari immobili di sua proprietà che loca a privati per attività commerciali, affitti spesso salatissimi se gli immobili sono dislocati nei centri delle città.
Si calcola infatti che il patrimonio mondiale della Chiesa si compone di circa un milione di complessi immobiliari tra edifici, fabbricati e terreni. Un potere tentacolare fatto di un universo di realtà satellitari, congregazioni, associazioni, ordini religiosi, confraternite sparse in tutto il mondo. Chiese, case generalizie, monasteri, seminari, ospedali, asili, scuole, ospizi, orfanotrofi, alberghi e strutture di ospitalità per pellegrini, abitazioni civili date in affitto, università, sedi parrocchiali. Solo nel nostro Paese il patrimonio in mano alla Chiesa è di circa mille miliardi, senza contare quello all'estero di circa 700 mila complessi immobiliari, possiamo parlare di 2 mila miliardi.
Il Vaticano è un business a tutti gli effetti appoggiato dallo Stato italiano, rafforzato dal fascismo, dalla democrazia cristiana, dai banchieri, dalla mafia, dai cattocomunisti rossi fuori e cattomarci dentro, da Berlusconi, dai giornalisti di regime che si sfregano le mani e ronzano in diretta tv solo ciò che si può dire, omettendo le realtà scomode o sconvenienti.

Ma arriviamo alla generosità del papa, sbandierata in questi giorni da tutti i mezzi di informazione di regime. 
Il papa è buono, il papa è giusto, l'otto per mille usato per i terremotati. Che bella cosa... Peccato che i conti non tornino. La Chiesa cattolica ogni anno costa miliardi di euro allo Stato.
Pare che solo l'attico di Bertone, tanto per fare un esempio banale, sia costato 800 mila euro, quasi quanto gli aiuti erogati dalla Chiesa per i terremotati.

Un terremoto vale quanto un attico a quanto pare.

La verità è che non toccherà né al Papa né ad individui del valore morale e umano di Bertone, vivere in un container e probabilmente la mafia speculerà anche su questo terremoto.
Come ha sottolineato Bruno Vespa, che ogni anno fa la sua brava donazione al Vaticano, il terremoto farà da volano all'economia...

I buoni feroci giornalisti di Stato... 

La morte è un business, a quanto pare.

Bella novità, direte voi, lo sanno tutti, anche se non si dice, che la cattorepubblica antidemocratica italiana degli zombies è fondata sulla morte e sui residui di un fascismo e di un servilismo diffuso che non si è mai estinto.




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giovedì 25 agosto 2016

Nessuno al mondo è degno di essere invidiato©

Di Mary Blindflowers©





L'invidia sottile, perversa, quella che distrugge ogni purezza di pensiero, quella che offusca la vista e il raziocinio negando perfino l'evidenza. Ho avuto occasione di misurarmi per la prima volta con questo sentimento quando andavo ancora alle scuole medie. All'epoca avevamo delle ore settimanali d'arte in cui si disegnava con varie tecniche e si dipingeva a tempera, l'olio era troppo costoso e la scuola non ce lo faceva usare. Qualche volta potevamo misurarci con gli acquerelli ma dovevamo comprarli noi perché la scuola non li passava per le esercitazioni durante le ore di lezione. Il professore di educazione artistica, un tipo segaligno, anoressico, nervoso, coi baffetti biondastri e lo sguardo d'un ceruleo spento, che tutti chiamavano professore perché insegnava alle scuole medie, non sapeva di fatto tenere neppure un pennello in mano né disegnare niente. Come spesso accade in Italia si occupano posti che non sono di propria competenza, l'importante è conoscere qualcuno. Dicevamo? Ah sì, il professore, ci diede da fare un disegno a tema libero. Ognuno fece il suo. Anche io feci il mio. Durante la ricreazione si commentarono i disegni. Una compagna di scuola mi chiese se avessi fatto il mio. Un'altra le disse, "sì, l'ha fatto, guarda che bello!". Stizzita lei prese in mano il foglio, lo guardò per qualche istante poi lo lanciò sul tavolo, dicendo in dialetto: troppa grascia Sant'Antoni (troppa grazia Sant'Antonio), da chi l'hai copiato?
Non le risposi nemmeno, soprattutto considerando che l'avevo fatto in classe davanti a tutti, solo provai un senso di pena per lei, sì, anziché darmi fastidio mi fece una sincera pena, perché intuii che dovesse soffrire parecchio.
E da qual giorno quando incontro qualcuno che prova invidia, mi fa istantaneamente pena.

Nessuno al mondo infatti è degno di essere invidiato.
Ho saputo dopo che questa mia ex compagna di scuola non ha avuto troppo successo negli studi.

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Così parlò lo sciamano©

Di Pierfranco Bruni©




I popoli sono una archeologia di macerie che restituiscono tracce di civiltà. Le civiltà sono fatte di archeologia. Cammino tra macerie. Il nostro viaggio è fatto di macerie. Recuperarle significa dare un senso a un tempo che è frammentato di storie. Il tempo è fatto di storia nello spazio di ciò che è stato. Tutto ciò che è stato è un narrare le epoche e le età. 
Da errante non cerco. Ascolto in un camminare tra passi antichi e nuove orme che i miei passi lasciano sulla sabbia, sulle dune, sulle onde dei mari. L’errante è un archeologo del proprio viaggio. Il mio essere archeologo tra i simboli e le parole formano un linguaggio che è essere e tempo. 
Una filosofia dell’esistenza. L'archeologia è la filosofia della memoria. Ci porta in un viaggio alchemico tra il tempo e l'immaginario. Nel mondo sciamanico le etnie sono il tempo delle tribù. Le maschere e le danze sono simboli di esistenza.
Le civiltà non sono mai culture separate. Esistono perché vivono nelle memorie dei popoli. L'archeologo deve avere la capacità di leggere, attraverso gli strumenti della filosofia, le culture. Gli strumenti sono dati dal pensiero e della conoscenza della metafisica dell'anima. 
Archeologia e antropologia ed etnologia non possono vivere separati. Devono poter convivere per entrare nel viaggio di una metafisica delle civiltà. Il mondo sciamanico legge il Pensiero attraversando i tre mondi. Comparazioni di esercizi ontologici e scavi di infinito. 
Ogni archeologo è un errante che vive tra le maschere della memoria. Ogni errante vive nell’archeologia delle certezze del dubbio. Perché viviamo di tramonti. Scaviamo nei tramonti delle epoche.
Noi siamo un tramonto. Perso tra gli orizzonti che devastano ciò che abbiamo vissuto. Ma non tutto ciò che abbiamo vissuto lo abbiamo abitato. Ci accorgiamo che il tempo si è lacerato soltanto quando lo spazio tra noi e ciò che resta si è fatto corto. Se è possibile poniamoci in ascolto del solo silenzio che resta, quello errante. Il silenzio errante non è un conforto. È una contemplazione. 
Il resto ci appartiene perché Qualcuno ha deciso che debba appartenerci. Il divino non è nella nostra Potenza. L'illuminazione è nella nostra Volontà. Ma non siamo noi a decidere. Il silenzio errante è un dialogare con la solitudine errante. Se cerchiamo la bellezza ancoriamo per un tramonto soltanto la nostra vela tra questi due porti. 
Il sonno sarà interrotto dall'alba e un canto sciamano ci condurrà dove solo il vento dell'anima sa. Questo vento si nutre di mistero. Il mistero comunque non è alchimia. 
L’alchimia non si pone il problema del mistero. Il mondo sciamanico è una erranza. La magia, tra alchimia e archetipi in un viaggio etno - antropologico e letterario che ha come riferimento la profezia e il mito, non è rappresentazione ma dimensione onirica. Ascolto il Canto dello Sciamano negli attraversamenti filosofici del tempo abitato e il viaggio diventa immaginario e simbolico. 
I simboli appartengono al nostro esistere perché nel nostro esistere insiste il nostro essere stati esistenza. Noi siamo perché siamo stati esistenza. Altrimenti nulla avrebbe senso. Nulla avrà senso se non confideremo il presente come la possibilità di leggerlo come archeologia di un’età. 
Il passato ha un suo orizzonte perché non ci viviamo più (ovvero non viviamo più in quel passato che è stato presente), ma lo viviamo e vivendolo tentiamo di afferrare segni di conoscenza. Noi siamo conoscenza. 
Nel momento in cui smettiamo di essere conoscenza entriamo in un labirinto nel quale non abbiamo ancora deciso se restarci o navigare tra le onde di scoglio. Nella archeologia del sapere si diventa interpreti in una visione che è etnica e antropologica. 
Nelle macerie non ci sono rovine. Solo silenzio. Leggere il silenzio è viverlo. Siamo dentro questo viaggio perché siamo e restiamo viaggio. Io archeologo ed errante tra macerie e memoria mi inseguono la filosofia e le antropologie in un umanesimo del tempo nella vita. Lo sciamano è archeologia ma anche profezia.





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mercoledì 24 agosto 2016

Zoltan Istvan contro papa Bergoglio©



"....Ultimamente Papa Francesco, il 266esimo papa della Chiesa Cattolica, sembra essere su tutti i giornali—sempre ritratto in modo positivo, come un leader genuinamente progressista. Se posso essere onesto, la cosa mi lascia sconcertato. Sono poche le religioni di massa che si basano su concetti filosofici e morali arretrati come quelli del Cattolicesimo. È logico pensare che sia semplicemente impossibile per il massimo esponente della Chiesa essere davvero progressista. Eppure no—nessuno sembra voler parlare del fatto che il Cattolicesimo resti una religione basata sull’oppressione. Partendo dal presupposto che elencare ogni singola idea retrograda appoggiata dal papa e dalla religione cattolica richiederebbe troppe risorse, ce n'è una che mi disturba più delle altre: Papa Francesco e la Chiesa sono ancora contrari all’uso di preservativi e contraccettivi in generale. Tralasciando l’aspetto drammaticamente anti-ambientale, se consideriamo gli oltre 175 milioni di cattolici in Africa, è possibile che una posizione del genere contribuisca alle morti per AIDS nel continente.
È vero che Benedetto XVI, il papa precedente, ha dichiarato nel 2010 che i preservativi possono essere usati in certi casi per prevenire la diffusione di malattie, ma qualsiasi posizione che non sia totalmente favorevole è perfida e criminale, come ho già spiegato
La Carta dei Diritti Transumanista che consegnerò il mese prossimo alla capitale degli Stati Uniti durante il mio Immortality Bus tour, sancisce che le idee culturali e religiose non debbano mai ostacolare le tecnologie per il prolungamento della vita—di cui il preservativo è una delle più importanti"...

Zoltan Istvan contro Papa Bergoglio *di Roby Guerra

Come noto, Zoltan Istvan, il leader ramericano transumanista e futurista noto anche in Italia ed Europa per la sua candidatura alle attuali presidenziali Usa con il Transhumanism Party - primo esperimento mondiale per un Partito della Scienza, per intenderci, scrive puntualmente sull'Huffinton Post. Recentemente abbiamo riletto un suo testo del 2015, all'epoca già particolarmente interessante. Zoltan spiegava molto bene la sua filosofia umanista e scientifica radicale del nostro tempo e di certo transumanesimo, focalizzando la necessità storica di ribadire in fondo l'ovvia essenza della rivoluzione scientica. Se parliamo di conoscenza e di pragmatica poi scientifica, la religione come gioco linguistico e filosofia sociale, nella sua essenza è sempre al massimo infanzia dell'umanità, un ostacolo tutt'oggi sottovalutato, in epoca di relativismo volgarizzato, per la sempre più urgente evoluzione scientifico-sociale fondamentale per il futuro dell'umanità, dell'homo sapiens sapiens e del nascente Uomo Tecnologico post-umano. La religione al massimo è una filosofia privata, colma di intuizioni, anche etiche, ma negli anni duemila, un mondo fondato strutturalmente sulla tecnoscienza e la conoscenza scientifica stretta, domanda la Ragione e al limite le Ragioni del Cuore per adeguare la psicologia collettiva, ancora preda di irrazionalismi e superstizioni- al vero umanesimo del nostro tempo. Che poi siano i cosiddetti postumani la dice anche lunga sullo iato tutt'oggi sconcertante e prevalente tra pensiero comune prevalente, politica e società apparente (ma dominante...) e l'evoluzione scientifica contemporanea. In tal senso Istvan e in fondo tutto il transumanesimo nei suoi assiomi essenziali sulla scia dell'Illuminismo, gli stessi Freud ed Einstein e Julian Huxley e l'epistemologia scientifica stessa o teoria della conoscenza, incluso Popper e la comunità scientifica contemporanea di ieri e di oggi. In quel testo Istvan controcorrente, denunciava ancora i gravi ritardi della stessa Chiesa Cattolica anche di Papa Bergoglio, un timido innovatore e nulla più. Alla luce di appena un anno circa, quel testo di Zoltan, con l'Europa come noto sotto attacco del fondamentalismo islamico, assume una logica del senso e un carattere anticipatorio ancora più potente e ineludibile. Se persino la Chiesa di Roma e un papa unanimamente celebrato (aggiungiamo acriticamente per il suo debole umanitarismo multietnico e transreligioso) frenano oggi con le loro posizioni arcaiche sulla parità dei sessi, la diversità e la libertà e anche la prevenzione sessuale, la libera ricerca scientifica, ecc., il complementare rischio e ben più grave islamistico, segnala in controluce che l'analisi di Istvan indica ancora in modo più radicale la fine storica, paradossale, auspicabile della cosiddetta Religione. In Occidente, la fede cristiana o cattolica è nei fatti una minoranza rispetto a atei o comunque scettici in senso letteralistico, soprattutto una adesione più formale che sostanziale. L'Islamismo è ancora passatista, medievalista e peggio arcaico, incompatibile nei fatti con i meri valori democratici e liberali: minoranze terroristiche che minacciano il mondo e una gran massa certamente di fedeli non formali che riflettono nel 2016 la sottomissione dell'uomo libero conoscitivo e scientifico possibile al solito Dio entità dogmatica. In Occidente stesso, in grave crisi identitaria, ci narrano da alcuni anni la balla cosmica di religioni di pace e dell'uomo e via dicendo, quando invece tutti i testi sacri monoteistici piaccia o meno, se letti letteralmente, assomigliano più ai pensieri di Mao, al Mein Kampf di Hitler o agli scritti di Lenin e Stalin che alla grande letteratura di un Dante o dello stesso Gibran o al Cantico dei Cantici! In Occidente per fortuna, dopo alcuni secoli, il letteralismo religioso è un reliquia dell'evoluzione umana, neppure il Papa e le Suore e i Frati nei fatti leggono più seriamente i Vangeli in senso letterale (come poi sacrosanto secondo la naturale legge della storia). Nei paesi arabi e musulmani invece ancora domina il letteralismo e questo spiega anche certo radicalismo terroristico e la psicologia arcaica dei popoli musulmani. Soprattutto, il testo di Istvan sembra oggi davvero una nuova versione aggiornata de L'Avvenire di una Illusione di Freud esteso solarmente alla Religione in sé come tipologia umana e di pensiero e di visione del mondo. Si sottavuta nel nostro tempo l'effetto globale della rivoluzione scientifica nelle cose umane/sociali (cervelli umani inclusi... la grande rimozione....) e nell'interfaccia preesistente religiosa... e tale sottovalutazione spiega centralmente l'impasse attuale della nostra epoca: massimo sviluppo della conoscenza scientica (incluse le nuove arti tecnologiche ispirate dalla rivoluzione scientifica) e delle potenzialità economiche, energetiche, tecnologiche come macchine concrete politiche (abbiamo robot o sonde intelligenti persino che lavorano su Marte o che esplorano Giove e i confini del sistema solare) ma ancora terzo mondo e religioni minacciose fisicamente o psicologicamente sulla Terra e crisi economica mondiale come mai nella storia, in certo senso.
Insomma, verità indicibile quasi (anche se nulla di nuovo, analisi da sempre indicate dalla comunità scientifica...) il minimalismo bioetico e ecosociale oggi dominante in Occidente, il passatismo afroislamico dominate nel resto del Pianeta, sono soltanto mere (anche se drammatiche) resistenze umane tremendamente umane (ma non troppo, qua la scala è regressiva e implosiva e antidarwiniana addirittura) al futuro venuto alla luce, al mondo nuovo libero e tecnoscientifico generato da secoli di Rivoluzione scientifica. La crisi attuale è esplosa perché con la terza rivoluzione industriale, la rivoluzione elettronica e i viaggi spaziali l'accelerazione è stata psicotica per i sistemi umani e-o sociali economici pre-esistenti come paradigmi letteralmente mentali sia in Occidente che Terzo Mondo ecc (pur da punti di impatto e disgregazione diversissimi, ovviamente). Il futuro Partito della Scienza dovrà per forza mettere tra i primi punti programmatici, non l'abolizione della cosiddetta Religione ma la sua estinzione in quanto tale, per una mera riformattazione esclusivamente simbolica, come arte, psicologia o filosofia intuitive, com'era poi l'innato bisogno di devozione (chi lo nega) prima della sua storicamente mutazione organizzativa e sempre gerarchica autoritaria, per infinite cause ora off topic. La religiosità cosmica prevista dallo stesso Einstein, il Cantico dei Cantici come capolavoro letterario, la grande arte del rinascimento o tardo medio evo cristiano (ma rivitalizzato da certo neopaganesimo), in Oriente le filosofie (poi distorte anch'esse in religione) del Confucianesimo o del Tao o del Budda, per i paesi arabi ad esempio altri capolavori letterari come il contemporaneo poeta stesso Gibran o le celeberrime novelle de le Mille e Una Notte (e gioielli del genere), le grandi visioni profetiche su Internet stesso di T. de Chardin (e la noosfera e il punto omega...), il transumanesimo stesso in certo senso e modulazione "secondaria", saranno, dal punto di vista scientifico evoluto, il futuro dell'infanzia umana delle religioni, si scoprirà anche un nuovo nome paradigma linguistico in tal senso, per resettare persino l'archetipo fatalmente negativo se non necrofilo, altro che amore dell'umanità e della vita! Necessaria traduzione planetaria, interetnica e post teologica,,, per una vera PostReligiosità autenticamente biofila.







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Silenzio bisestile©

Di Cosimo Dino-Guida©



Silenzio!
Troppe parole per quei pochi pensieri.
Silenzio! Silenzio!

Otto volte otto ho provato a zittire
voci di superbia e incomprensione.
Quattro volte sedici ho imposto
all'istinto le regole della ragione.

Silenzio!
Voglio ascoltare solo musica
a parlare, sussurrare, urlare e strillare,
mentre tu hai abbandonato una sedia vuota
sulla sponda di un lago immobile.

Parole annegate che cerco di ripescare,
andando a tentoni con un amo senza lenza,
nella melma sabbiosa della tua confusione.

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martedì 23 agosto 2016

La gente è malata di mente©


Di Andreas Finottis©



Spesso le donne più sono basse più sono attratte da quelli alti, invece a quelle alte piacciono i bassi, mi è capitato di conoscere una alta più o meno come me e non le piacevo, le piaceva un mio amico basso, proprio per l'altezza, me lo ha detto lei che era attratta da quelli di bassa statura. 
Oppure conoscevo una che sarà stata poco più di un metro e mezzo, con la testa non mi arrivava alle spalle e diceva che ero troppo basso, gli piacevano quelli altissimi, difatti c'era uno grasso che sarà stato oltre un quintale e mezzo per circa due metri di altezza, lei lo guardava come John Belushi quando ha visto la luce durante la predica di James Brown... impallidiva, farfugliava le parole, diceva che era bellissimo... ma lui faceva obiettivamente schifo, era brutto, antipatico e fatto come una damigiana gigantesca con la barba, praticamente le piaceva solo per il fatto che era enorme.
A me fa vomitare la barba, la taglio appena mi cresce, e se fossi una donna a un barbuto non gliela farei nemmeno vedere, invece noto che a molte donne il barbuto stimola l'ormone, sono attratte solo dai barbuti.
Ricordo anche una che conoscevo da Bologna, mi ha raccontato di una sua amica fanatica dei ragazzi con i capelli lunghissimi, si era fidanzata con uno lungocrinito ma un giorno lui si è tagliato i capelli corti e lei si è arrabbiata, così lo ha lasciato, diceva che non gli piaceva più.
Ma potrei dire lo stesso anche dei gusti degli uomini, ognuno ha una qualche fissazione, uno che conoscevo mi confidò che lo eccitavano da impazzire quelle che puzzano di sudore.
Il fatto è che la gente è quasi tutta deficiente, uomini, donne o x che siano, hanno gusti idioti che rasentano o a volte oltrepassano la follia, un classico esempio sono quelli che si innamorano delle fotocopie umane di loro padre o della loro madre, e ne vedo molti, qualche problemino mentale evidentemente ce l'hanno.
Per fortuna io mi sono accorto fin dall'infanzia che le persone in maggioranza sono veramente malate di mente, perciò non bado a loro e cerco di essere me stesso, se piaccio bene e se non piaccio possono comodamente andarsene ...
Meglio soli che Mal dei Primitives accompagnati.

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lunedì 22 agosto 2016

Cioccolato di Stato©


Automatismi, olio su tela, Mary Blindflowers©
Di Mary Blindflowers©



La mia forma proiettiva è

cosa viva

che guizza come anguilla

in un prato

dove convivono presente e passato,

la mia forma proiettiva strilla contro

lo specchio euclideo

di strane geometrie

celate in una fabbrica di cioccolato

qua vicino e là lontano,

proprio lì, la vedi?

Sul monte delle aporie, sì.

Dentro la fabbrica

c'è un omino azionabile a molla

retto da invisibili fili d'acciaio

e il guaio è che

la sua mano gira una manopola,

rendendo tutta la gente satolla.

Dentro la fabbrica di cioccolato

c'è una sfera che gira, mesmerizza

i pensieri e rende l'uomo drogato.

Oggi come ieri

il gioco consiste

nel non mangiare

mai cioccolato

di Stato.



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Solitariamente©

Di Andreas Finottis©


Io sono solo
vivo solo
mangio da solo, cammino da solo
ma per fortuna, quando trovo compagnia
mi sento ancor più solo.

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venerdì 19 agosto 2016

Non sai scrivere? Puoi sempre diventare presidente di giuria!©

Di Mary Blindflowers©




Nella mia ingenuità ho sempre pensato che condizione essenziale per presiedere la giuria di un premio letterario qualsiasi fosse quantomeno saper scrivere e aver pubblicato dei libri decenti. Ebbene mi sbagliavo.

Ho scoperto che un mio contatto fb che non sa scrivere né in prosa né in poesia, presiede la giuria di un premio. Notate con che proprietà di linguaggio da luce all'evento:





Refusi a parte, ci fa capire che lui presiede.
Queste sono due sue poesie, due fra le tante che sciorina su fb:


Entro al tuo ritorno,
l’andata è tua e delle gemme promesse alla stagione
entro con il paniere
per raccogliere ma nel mio giardino,
darti qualcosa di me
è felicità estrema
entro e banchettiamo insieme




Le porte proibite,
affidate alla dolcezza delle mie dita,
nello spazio in aggirabile del tavolo
e sotto la tua gonna
senza slip.


A parte che, volendola buttare in burla, mi sfugge il ruolo del paniere nella prima lirica, stilisticamente inceppante, sconclusionata, arruffata e senza contenuto, e di quell'"in aggirabile" della seconda, per voyeurs, mi chiedo, con che coraggio uno che scrive in questo modo possa giudicare gli altri. Lo provoco su fb. Mi suggerisce ironicamente di propormi come presidente. Gli chiedo come...:




Dopo, con la sua prosa perfetta e priva di refusi, minaccia perfino di denunciarmi, non si capisce bene per cosa...






A questo punto mi domando come funzionino veramente i premi letterari. Insomma ci si interroga, ci si domanda perché uno che fa diecimila refusi in due righe di prosa e non sa neppure mettere due parole in croce, mentre scrive poesie senza succo, presieda una giuria. Misteri tutti italiani...


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Burkini, monokini o bikini?©

Di Mary Blindflowers©




Tempo fa su una spiaggia italiana un intervistatore che faceva sondaggi in spiaggia per un'emittente privata, mi chiese, monokini o bikini? Non gli risposi nemmeno, si può rispondere a questioni senza nessuna importanza solo per comparire in tv? Oltretutto poteva vedere da solo che indossavo un due pezzi abbastanza ridotto.

Oggi sembra che la scelta del costume da bagno faccia notizia e riempia le pagine dei giornali. Per questa scelta la gente si picchia in spiaggia, con tanto di asce e coltelli, come è successo in Corsica.

Sì, perché le signore di religione musulmana preferiscono il burkini che suscita la curiosità dei locali i quali si permettono di fotografarle mentre fanno il bagno praticamente vestite di tutto punto come se andassero a fare la spesa al supermercato. Insomma un'ottima soluzione per un'abbronzatura perfetta.

I media non parlano d'altro, del resto il loro compito è distrarre dai problemi veri, quindi si è scatenata anche sui socials la corsa al parere sul burkini. Chi dice che bisognerebbe proibirlo in nome dei diritti umani, chi dice che invece non sarebbe giusto perché ognuno dovrebbe "scegliere" come vestirsi, chi paragona le donne in burkini alle suore, insomma, una marea di commenti.
Il paragone del burkini con l'abito delle suore mi sembra leggermente inappropriato, perché le suore, siappur soggette ad imposizioni psicologiche di vario tipo nate da debolezze strutturali e lavaggi più o meno accurati del cervello, alla fine scelgono di impalandranarsi, nessuno le picchia se buttano l'abito alle ortiche, nessuno le ha picchiate per farsi suore, le donne in burkini invece non hanno scelto il burkini, è stato loro imposto dai maschi, e se buttassero il burkini alle ortiche verrebbero come minimo picchiate, se non uccise. Insomma c'è una differenza non di panni ma di libero arbitrio. Di fatto entrambi i costumi in maschera, sia quelli delle suore che quelli delle donne arabe sono il simbolo evidente del potere del maschio sui corpi delle donne.

Allora che fare? Proibire come accade in Francia?

E a che scopo?

Non penso che la proibizione possa mutare la mentalità becera dei mariti di queste donne che, sarebbero costrette a non andare in più spiaggia, isolandosi ancora di più.
Inoltre proibire in nome di un diritto appare anacronistico laddove tu stai imponendo per frenare un'imposizione. Non se ne esce. Un circolo vizioso che dimostra soltanto una cosa:
l'integrazione è una bufala, le mentalità non cambiano da un giorno all'altro, specie quelle radicali e i governi che ci parlano di armonia universale tra i popoli e culture perfettamente integrate, lo fanno per scopi precisi di interesse economico, non perché veramente credano nella megabufala della società multietnica.
Il burkini è solo l'ennesima dimostrazione di quanto l'essere umano possa riuscire a rendersi ridicolo ed è solo la manifestazione più eclatante di una falsa accoglienza, e di una immigrazione generata da guerre fomentate da Stati Uniti ed Europa.
Abbiamo quello che ci siamo costruiti, il troglodita in casa, e poi ce ne lamentiamo e proibiamo ciò che noi stessi abbiamo voluto e che la Boldrini continua a coltivare nel suo orticello piccolo borghese.
Inoltre la questione del burkini distrae l'opinione pubblica da problemi ben più gravi in tema di sicurezza delle nostre città. Le moschee e i centri islamici prosperano in nome dell'integrazione. In Italia non c'è nessun controllo su chi arriva. Accogliamo, siamo democratici noi, salvo poi azzuffarci per il burkini. 
Cosa ci aspettavamo che i musulmani liberassero le loro donne e rinunciassero ad essere quello che sono?
Le stesse definizioni adottate dai media, islam radicale, islam non radicale, fanno ridere. E' radicale infatti non solo chi piazza le bombe in Europa per il suo dio di guerra, ma anche chi considera la donna solo un corpo tentatore costretto a coprirsi per evitare turbamenti, una sorta di oggetto. E' radicale chiunque costringa la moglie a portare il velo. E radicali sono anche i cattolici che costringono le suore ad una sessuofobia che le spinge a vergognarsi del corpo. E radicali sono anche i catto-signori bene che sull'autobus dicono che le donne non cucinano più e non sanno stare al proprio posto, ossia zitte in cucina.
Il resto è chiacchiera da finto comunista.



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giovedì 18 agosto 2016

Le voci silenziose©

Di Cosimo Dino-Guida©

Tacciono adesso
i frastuoni delle voci dei vivi
spodestati di ogni autorità.
Il silenzio non è silente
e ogni voce s'è trasformata
in percettibile sibilo di serpi.

Ricaccio nel nulla il brusio e le parole
delle ombre del presente 
che vanno immaterializzandosi
restituendo credibilità, 
e concretezza,
ai sussurri del passato.

Li ascolto, adesso,
distintamente scanditi,
come grandine di sassi
contro un cristallo ghiacciato.

La tua voce è adesso un nulla,
dissolta, 
come una frustata nel vento.


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mercoledì 17 agosto 2016

Quando eravamo tre lune©

Di Mary Blindflowers©


Quando eravamo tre lune, olio su tela, Mary Blindflowers©

Il caos originario

dove uccelli di fosforo e miele

pigolavano acute melodie

mescolate al pane duro

delle panoplίe,

il vento corsaro

greve di elfi

e mostri fluò,

ahi no!

E nel tempo implume,

quando avevamo la coda,

quando eravamo tre lune,

e dio non era stato ancora inventato,

eravamo potenti,

e ingoiavamo la notte

tanto che ciascuno diceva:

Non riproduco il più piccolo neo,

io creo.


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L'ethos di una civiltà. Mostra etno-antropologica©


Un popolo si ritrova sempre nel suo essere stato. Un’antropologia dell’anima che è l’ethnos di una civiltà. In mostra maschere, pietre e memoria


di Pierfranco Bruni©


Le etnie costituiscono una lettura articolata delle civiltà e dei popoli. Bisogna abitarle per comprenderle. Bisogna capire i linguaggi, i gesti, i simboli delle etnie, le forme. Quelle sensazioni che danno identità ad una appartenenza che è fatta di terra, di scavi nella memoria, di parole che custodiscono un vocabolario di segni e di mare. 
Il mare nelle etnie è stato sempre una metafora ma anche un linguaggio di comunicazioni oltre che di commerci. Così i fiumi e i deserti. Le terre arse. Noi siamo fatti di rughe incise dal nostro errare.

I popoli sono erranti. Non in fuga. Ma camminatori sia attraverso forme geografiche, geopolitiche, “geopaesaggistiche” sia attraverso una spiritualità che è fatto di una griglia mitico – sacrale. 
La maschera ha sempre testimoniato una rappresentazione antropologica attraverso la quale si legge l’anima di una civiltà e lo sguardo di un popolo. Tutte le etnie si sono mostrate secondo alcune precise caratteristiche: la danza, la musica, i colori, le arti, la letteratura. Un singolare percorso che pone all’attenzione non solo gli archetipi delle civiltà ma anche la magia, l’alchimia, il mistero e il sacro che formano il destino di un popolo. 
Queste caratteristiche antropologicamente si sono manifestate con le forme, la gestualità, lo sguardo, l’apparente e il nascosto. Si pensi al mondo sciamanico. Una cultura che ha indossato, come molte tribù non solo dei nativi d’America ma anche afro –asciatiche e Mediterranee – Adriatiche, maschere e oggetti. 
Le collane, i bracciali, i medaglioni, gli anelli sono riferimenti di (o ad) una letteratura che penetra l’esistenza di civiltà. Queste esistenze non rispecchiano mai soltanto un presente, ma soprattutto una memoria atavica nella quale vivono i luoghi dei radicamenti e il i tempi che conoscono distanze perché si percorrono con una capacità straordinaria di sintesi. 

Le etnie, le civiltà, i popoli: una triangolarizzazione che pone al centro modelli i cui costumi sono tradizione e tutta la simbologia ha una visione profondamente religiosa. 

I popoli con le loro testimonianze trasmettono una rigorosa religiosità dalla quale la cultura popolare, in fondo, lascia nelle identità un sigillo di appartenenza. 
Senza la religiosità, che diventa tradizione, non rimarrebbe nulla delle civiltà. Il mondo degli sciamani contempla due fondamentali punti: la magia e l’alchimia da una parte e il mito e la religiosità del sacro dall’altra. Ma magia e sacralità, mito e alchimia sono linee convergenti del cerchio del religioso.
I reperti sono il segno tangibile di un legame tra popolo e civiltà e il loro testimoniarsi ci giunge sia grazie alle archeologie delle varie epoche sia alle antropologie nelle quali si condensano le diverse contestualizzazioni. Tra le maschere e le pietre, tra i colori e i monili si possono leggere la vita e le vite tra i popoli degli Occidenti e i popoli degli Orienti. 

Ho sempre cercato di motivare la storia dei popoli e delle civiltà intrecciando l’interpretazione archeologica, la vera lettura delle comunità, con quella strettamente antropologica. I territori si prestano a questa duplicità di dimensioni dell’essere dei popoli. 
Archeologia e antropologia sono un valore non divisibile perché le continuità epocali danno un senso ai processi culturali in una unione tra eredità e appartenenza. Credo che il senso delle etnie sta proprio nell’individuare il nostro vissuto e il nostro vivere dentro la misura del tempo. 
Gli abbigliamenti, le decorazioni, le acconciature sono dentro questi processi che ci offrono un immaginario mai collettivo, ma individuale, perché ogni popolo ha la sua individualità che si manifesta con il credito di una civiltà. 

Una danza di una tribù africana è certamente diversa da una danza adriatica o di una danza dei nativi d’America. Sono accomunate dal fatto che la danza è un atto religioso, ovvero è una fedeltà ad una tradizione che va rispettata perché ha la compiutezza della trasmissione di valori e di sentimenti. 
Le maschere, i disegni, le immagini e le pietre degli Orienti e degli Occidenti sono linguaggio e restano linguaggio in una maniera ancestrale che si rivela in una antropologia dei popoli e, principalmente, del ritrovarsi in una memoria di civiltà. 
Dettagli di viaggi nei Mediterranei delle frontiere o nelle civiltà tra tradizione e nuovi camminamenti. È questo l’obiettivo che permette di comprendere oggetti e vocabolari di atteggiamenti che sono forme simboliche. Infondo l’antropologia dei simboli ci conduce ad una forte consapevolezza identitaria. 

La Mostra dal titolo “Le etnie nell’antropologia della maschera e delle pietre”, che nasce da una mia lunga ricerca sullo studio delle etnie nel Mediterraneo e le civiltà, sulla comparazione tra il concetto di archeologia e il lavoro sul campo sul piano antropologico ed etno – letterario, è un tentativo di penetrare le culture dei popoli tra un Mediterraneo e i Deserti, tra il mare e la terra, tra la magia, l’alchimia, il mito e il sacro. 
Tutto ciò vive nel luogo della saggezza che è l’anima delle civiltà. Ovvero la profonda spiritualità che è rivelatrice di un ethnos. Un popolo si ritrova sempre in quel suo essere stato che è, appunto, rivelazione di memoria e di “qui e altrove”.

La Mostra, da me curata, è in fase di allestimento all’Istituto di Etno – antropologia e Letteratura “Virgilio I. Bruni” di San Lorenzo del Vallo (Cs) e sarà inaugurata il 10 settembre prossimo.






* Responsabile Progetto Etnie del Mibact

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