venerdì 8 luglio 2016

VALENTINO ZEICHEN (Fiume, 1938 – Roma, 5 luglio 2016)©

Di Libri Libretti©



Il 5 luglio è morto un poeta italiano, pochi su fb ne hanno parlato, forse era un personaggio scomodo? Non interessava il suo stile di vita? Personalmente posso dire di averlo conosciuto o meglio incontrato, conoscere è una parola importante implica la frequentazione e con Zeichen non c’è stata. Andai a trovarlo a Roma in quello che è stato il suo rifugio per anni. Una casupola, baita forse meglio baracca in un vicolo senza uscita, sicuramente abusiva. La porta d’ingresso diversamente sagomata dal foro fatto con travi, il soffitto in polistirolo con appesi barattoli di pomodori pelati o simili che raccoglievano l’acqua che filtrava dalle onduline del tetto col passare del tempo sconnesse, assi appena levigate con altre ricavate da ante d’armadio tutto estremamente traballante e precario, solo le librerie ordinate con pile di libri che reggevano delle tavole di legno sembravano più solide e davano fiducia. Una o due sedie non ricordo bene, una tavola in formica bianca completamente rigata per tavolo e un paio di anfratti, sgabuzzini, da dove spuntavano abiti puliti oppure sporchi, credo non facesse differenza, e un lavandino con davanti un fuoco ad una piastra piuttosto grande. Credo ci fosse un letto, sicuramente c’era ma non lo ricordo bene. Sedetti come lui su una pila di libri usati come sgabello. Persona affascinante, sicuro di se, grande affabulatore, discorso fluido e parlantina sciolta. Ero andato a trovarlo per proporgli una plaquette e presentargli quelle già uscite, non feci nell’uno e nell’altro. La conversazione cadde, per forza di cose, sul suo modo di vivere e sulla sua vita in generale. Il mio io era scisso tra due forze contrapposte che si attraevano, il fascino dell’uomo libero, scevro da ogni condizionamento che doveva dannarsi poco per vivere e la fotografia di quella situazione assolutamente diversa dal quotidiano vissuto. Lui che parlava dei suoi incontri con personaggi importanti che facevano a gara per averlo a mangiare e fregiarsi dell’avere a tavola un “poeta”, non sembrava dispiaciuto di questa situazione di precarietà e di compassione, ma sorrideva sarcasticamente nel pensare che lui sapeva, ma stava al gioco, mangiava, si lavava le mani e scompariva nella notte, praticamente non esisteva né domanda né offerta, ma un equilibrio stabile di situazioni che accontentavano sia il padrone di casa che il poeta. La conversazione fu lunga ed articolata, spassosa, divertente, il suo modo di parlare e raccontare le cose era alquanto particolare. A parte qualche domanda e qualche risposta io non avevo ancora avuto modo di presentare il mio progetto, ero sicuro che gli sarebbe, piaciuto, dai discorsi mi sembrava una persona generosa e lo era, ma non avevo fatto i conti con l’oste, non avevo fatto i conti con la mia inesperienza e la mia sensibilità. Dopo una pausa caffè, senza zucchero, dove ebbi modo di vedere il cucinotto di un metro per due, da dove penzolavano stracci bianchi ormai grigi tendenti al marrone, ritornammo a parlare e qui fui fulminato nella baracca. Sai, mi disse: “Io sono come una puttana”, come replicai io incredulo, “si sono come una prostituta, io scrivo a pagamento, mi chiedono poesie e io le scrivo e mi faccio pagare, altrimenti come vivrei?”. Giusto, il discorso non faceva una piega, era lineare e io come avrei fatto a pagargli le poesie, in realtà lui che cosa se ne sarebbe fatto del “compenso” in plaquette. I libri servivano per sorreggere ripiani, per sgabelli, per ferma porta, i miei minuscoli libretti si sarebbero subito rovinati e non più buoni nemmeno per essere regalati. Ritornai a casa con la borsa piena, con la richiesta che mi premeva alla gola e con il rimpianto di non aver osato. Una filosofia di vita che ho apprezzato … e tre poesie che mi sono mancate. Un caro saluto a Valentino Zeichen.




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