martedì 26 luglio 2016

Gli orribili, la controarte antiestetica©

Di Mary Blindflowers©

L'accozzaglia, olio su tela, Mary Blindflowers©


Premetto doverosamente che non sono un'artista né mi sono mai vantata di esserlo, come non mi sono mai vantata di essere una scrittrice, tutte definizioni che lasciano il tempo che trovano, inutili e scioccamente autoincensative.
Mi piace pensare di essere un'esploratrice, una che sperimenta e basta, giocare coi colori e con le parole rimane un'esperienza interessante per me. Oltre con le definizioni non mi sento personalmente di andare.
Ho appena finito un dipinto per la serie “gli orribili”. Il dipinto è esteticamente sgradevole ed è stato concepito così apposta.
Il colore marrone che rievoca sostanze di scarto, esalta il trash, lo sporco, l'accozzaglia di simboli, voluta, caotica e un poco disordinata, per creare nello spettatore una sorta di nausea, un traboccar di immagini che prese ad una ad una hanno un significato. Le forme sono semplici, elementari, esprimono il guasto, lo sconcerto, l'affare, il degrado.
Da sempre certa sostanza di scarto è legata al denaro come entità che muove le cose.
Parlarne o solo rappresentare visivamente certi argomenti crea imbarazzo, sconcerto. Fino a che punto ci si può spingere? E c'è un punto? Un limite? Un giusto mezzo tra denuncia ed estetica?
Cosa conta di più?
Non essendo un'artista, ma una viaggiatrice su precise rotte a volte dettate dal caso, ho fatto un piccolo sondaggio tra persone con cui sto in contatto su social, chiedendo loro una sensazione sul dipinto in oggetto.
Cosimo Dino-Guida mi ha suggerito di tagliare la tela con un coltello affilato, giudicandola orribile. Filomena Carrozza al contrario dice che non è affatto orribile ma descrive la verità in modo simbolico. Trova tuttavia discutibile la coppa come cesso. Al che rispondo che la coppa è un simbolo femminile per antonomasia calpestato da secoli di misoginia ecclesiastica, poi abbiamo parlato brevemente del Graal. Marco Fiori ha scritto invece che visivamente il dipinto gli sembra efficace. Sonia Argiolas lo trova emblematico e dice che le piace. Smeralda Fagnani ha scritto che conta il messaggio e lo trova artisticamente originale. Andreas Finottis ha criticato la scritta sul berretto del papa, la trova inutilmente ripetitiva: “se già fai il papa che sta cagando sopra uno sfondo più variopinto, poi metti una svastica su una spalla e la ripeti pure in fronte, io eviterei di ripetere sulla fronte, o di fare la scritta sul cappelletto”.
Rispondo che si tratta in fondo di una specie di delirio e nel delirio c'è sempre iterazione. Infatti non c'è alcun bisogno della scritta ma c'è, come nel sogno dove appaiono cose inutili che non servono apparentemente a nulla. E Finottis dice che sì, alla fine si tratta di gusti e l'importante è sentire le cose, poi la conversazione si è spostata sulle tisane alle erbe.
Fabrizio Raccis trova il dipinto “molto bello”, indicante “il disfacimento della società religiosa, una sorta di Babilonia moderna”.
Chiara Bezzo invece lo trova realista: “Una chiesa che ingloba tutta l'immondizia che c'è nel mondo. Tutto ciò che serve per arricchire il proprio dominio mettendone a capo un papa brutto dentro e quindi anche fuori che caga alla faccia della figura che dovrebbe rappresentare. Artigli per afferrare e castelli petrolio e tutti i mali del mondo protetti dalla Croce. A me dice questo. Molto realista invece. La realtà di cosa è la chiesa oggi”.
Francesco Montagnoli da un parere più tecnico: “Non mi sembra che sia tuo interesse o almeno prevalente interesse l'atto pittorico in sé e aggiungo subito che in questo tuo momento, in questa tua fase non è necessario, ti rendi conto da te che stai adoperando un mezzo espressivo quasi in prestito. Ma che tu l'abbia scelto è significativo e interessante... Domina invece la necessità di esprimere un certo contenuto, non lo si percepisce, lo si vede. Sei tu che regoli questo rapporto. E stai facendo anche la felice scoperta del mezzo. Non so dove approderai, l'incertezza può essere stimolante. Le tue composizioni piene di simbolismi in ogni caso mi danno l'idea di collages (potresti anche provarle). Sei tu che devi chiederti a che punto è giunto il tuo piacere tra gli obiettivi di provocare, scandalizzare, sfaldare ("destrutturare") ed i risultati. Sei tu che regoli ciò che deve (se deve) prevalere. Noto e sono un modesto testimone del tuo impegno e del tuo sforzo. C'è la tua personalità e il tuo carattere. I tuoi lavori stanno tra il documentario e il diario molto impegnativo...".
Carla Paolini invece ricorda la censura: "Il concetto di bello viene continuamente “scardinato”, per fortuna, da ogni artista che si rispetti… Questa immagine richiama quella precedente che dicevi ti fosse stata cancellata da FB. Risulta molto aderente al tuo stile: ricco di colore, infarcito di oggetti che sembrano muoversi sullo sfondo quasi a sottrarre spazio alla figura centrale. Per non dire del chiaro intento provocatorio nel ritrarre un’alta personalità religiosa in atteggiamento “coprologico”... Non mi sono scandalizzata per niente e trovo che la censura sia una vergogna".
Alessandro dell'Aira i cui aneddoti sono sempre molto interessanti, ha scritto che “il dipinto gli ricorda un argentino che installava crocefissi sui binari e metteva le madonne nel frullatore, facendo incazzare l'arcivescovo di Buenos Aires, l'attuale papa Bergoglio. Ebbe il cattivo gusto di schiattare il giorno prima che Bergoglio incontrasse i giovani cattolici di Rio. Bergoglio ebbe il buon gusto di dire: Vedete cosa succede quando si mettono le madonne nei frullatori? Morale: fa' incazzare i papi ma assumiti le tue responsabilità...”.
Franco Piri Focardi: “Che dire un Papa Imam sfregiato nella faccia come un provocatore assoluto capace dal suo cesso di guardare tutte le schifezze del mondo mentre predica la pace 'una cacata vi ricoprirà tutti'. Da un punto di vista pittorico un'ottima padronanza del colore e dell'impostazione che attraverso il piano dominato dal bianco si contorna dei mille simboli degli antichi e moderni poteri”.
Brigida Liparoti: “Non sono critica, quindi. Darò una mia lettura di questo quadro. Intanto, non lo definirei brutto, direi che da impressioni assolutamente non positive ed il messaggio negativo è stato espresso fuori da ogni dubbio con maestria. I piedi e le mani danno un senso di basamenti inesistenti di una persona-simbolo costruita (senza volto, esso si è liquefatto? Si è disciolto? Non hanno retto gli stucchi della tela (metaforica)?”.
Già l'aver instillato dei dubbi e creato delle discussioni su questo dipinto che non potrò postare su fb per via della censura cattolica, è per me un successo al di là del risultato “artistico”, diciamo così, del dipinto che può essere giudicato orribile o bello, a seconda dell'occhio di chi guarda.




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4 commenti:

  1. Birichina! Non immaginavo mettessi i pareri sul blog, ma la cosa mi piace.
    Ho riguardato finalmente bene il quadro, davvero ricco di simbolismi da starci settimane a riassumere un unico pensiero.
    Complimenti per l'utilizzo dei colori per creare un messaggio netto ed al contempo tanto articolato.
    Un caro saluto.
    Brigida Liparoti.

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  2. E' stato un esperimento e ho messo anche i commenti negativi, ovviamente. Mary Blindflowers.

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    Risposte
    1. L'arte è moneta personale: ci si spende per omaggiarla, esprimendovisi. Il fruitore dovrà spendersi nella comprensione -in questo caso- del testo di colori e trama vegetale... se non avviene questo equo-scambio, si fanno solo parole a vanvera.
      Il senso, poi, in ogni cosa rimane dietro l'angolo della strada che si sta percorrendo...

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    2. Ogni fruitore ha un pensiero differente, e l'inafferrabile permane, per alcuni è un lato, per altri un altro, l'importante alla fine è far riflettere... Mary Blindflowers

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