mercoledì 20 luglio 2016

Flaubert no cult©

Di Libri Libretti©


In questi giorni dove ha prevalso più la penna della tastiera ho avuto modo di riflettere e forse tutti i mali non vengono per nuocere. Ho dato ordine alla scrivania sempre super affollata e mi sono preso il tempo per andare a vedere e prendere un volume molto bello, sicuramente il più importante di quel titolo fra quelli che possiedo. Vi sembra importante parlare dei libri? Per me è essenziale. Ricordo benissimo quando ho iniziato ad amare i libri, il responsabile è stato un mio professore di storia dell’arte al liceo. Un giorno, invece di fare lezione, ci raccontò un po’ della sua tormentata vita e fra i vari racconti mi colpì quello in cui ci spiegava che aveva fatto il maestro elementare in Eritrea senza nemmeno un libro a disposizione. I libri li creava lui con i bambini. Incredibile! Ed io che avevo a disposizione librerie stracolme di libri non ne approfittavo? Certo che sì. Dal quel giorno la paghetta settimanale e molti dei soldi che ho guadagnato lavorando sono stati spesi per i libri e la lettura è diventata una passione irrefrenabile e consolidata. Ritengo assolutamente normale che sia così, e mi stupisco se qualche persona che viene in casa mi domanda cosa me ne faccio di tutti quei libri. All’inizio, data la giovane età, irruente e poco diplomatico, mi infastidivo, tagliavo corto e non parlavo per niente di libri. Adesso, con la maturità, cerco di intavolare qualche discorso, raccontare qualche aneddoto, sfogliare qualche libro, prima con riproduzioni colorate, poi bianco e nero ed infine si passa ai libri solo scritto. 


Di ogni libro una novella, un piccolo racconto sulla nascita, sulla censura, sulla sua irreperibilità. Il più delle volte faccio centro, dopo qualche giorno, parlando nuovamente con la persona mi sento dire “Sai sono andato in libreria ed ho acquistato quel libro, è proprio bello”. Queste parole mi riempiono d’orgoglio, un altro lettore acquisito. E quanti, tra i più anziani, si sono fatti la tessera in biblioteca per prenderli gratuitamente, quindi non smetto mai di parlare di libri perché i libri hanno un’anima e un cuore e se presentati bene entrano a far parte della vita quotidiana di ognuno di noi. Non lasciamoci ingannare dalla televisione e non guardiamo quelle quattro o cinque persone che ce l’hanno fatta, non è così, la cultura media italiana è molto bassa e i libri sono l’ultimo dei nostri pensieri. Mi colpisce, quando vado al campeggio, vedere noi italiani a parlare di calcio, giocare a carte oppure guardare la televisione e invece gli stranieri, candela accesa e libro in mano. Sì forse il clima non ha contribuito a creare un’atmosfera di consenso familiare che invoglia alla lettura, ma possiamo benissimo leggere sotto l’ombrellone con il sole che scotta la pelle, i motivi sono molteplici e sarebbe lungo elencarli tutti. Oggi quindi vi parlerò di un libro particolare, che mi ha sempre affascinato ma non avevo mai ritenuto interessante parlarvene, invece dopo il recupero di ieri non mi posso esimere dal parlarvene. Il libro è “Salambò” di Gustave Flaubert. Un volume che in Italia non ha mai avuto molti consensi, non è stato mai un libro cult ed è poco conosciuto. Ambientato a Cartagine, dopo che Flaubert aveva impiegato cinque anni di ricerche, il romanzo alterna colori bui a squarci luminosi, storie intricate di amori e di guerre, di orrori e passioni, di magie e di superstizioni. Dentro la storia di Salambò, vergine sacerdotessa, promessa sposa al guerriero Narr'Havas, e del suo particolare, enigmatico, arcano rapporto con Matho, colui che ruberà il sacro velo, lo zaïmph, della dea Tanit, talismano del dominio di Cartagine. Salambò sacrificherà la sua verginità per recuperare il velo e quando il velo sarà di nuovo nel tempio, Cartagine salva, Matho sarà condotto e torturato davanti a Narr'Havas e Salambò, lei lo guarderà fisso negli occhi e morirà insieme a lui. Un racconto giocato sulla diversità dei due giovani protagonisti Salambò e Matho che animerà ogni pagina, densa di atroci crudeltà, di spietati massacri insieme a momenti di passione e poesia. I capitoli scorrono veloci e tengono inchiodato il lettore anche quando viene catapultato sui campi di battaglia e legge la descrizione dei corpi orribilmente mutilati, una sequenza dietro l’altra che lo affascina e lo intriga, sorretto da una scrittura senza pari. Forse il miglior libro di Flaubert.
E che dire di questa copia recuperata con enorme soddisfazione?
Gustave Flaubert, “Salambò”, The Folio Society, Londra, 1940 [Tradotto da Powys Mather, introduzione di Gerard Hopkins, incisioni su rame di Ru Van Rossem; carattere Garamond corpo 11 e 12, stampato e rilegato da W. & J. Mackay & co. Ltd of Chathan, le incisioni stampate nella stamperia Chiswick; la data riportata sul frontespizio è errata, in realtà è 1950 anche perché la casa editrice iniziò nel 1947]



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