domenica 31 luglio 2016

La brutta poesia di Emilio Greco©

Di Mary Blindflowers©




Siccome mi piacciono i libri usati e mi incuriosiscono vecchie pubblicazioni, spesso migliori di quelle odierne, vado sempre alla ricerca di libri poco conosciuti.
Di recente mi è capitata tra le mani la prima edizione di un libro edito da Rusconi nel 1985, dal titolo Dell'antica voce, con l'autografo e la dedica dell'autore a tal padre Sandro Danieli, “nel comune amore per la poesia, sempre con animo grato”. Lo compro velocemente assieme ad altri libri, non ho tempo per consultarlo.
Il libro viene introdotto da una brutta prefazione di Carlo Bo, che parla in relazione alla raccolta di uniformità di reazioni “bianche”, senza colore e senza voce, come se queste caratteristiche fossero stigmate di grandezza.
E in effetti fin dalla prima lirica si rimase sorpresi dall'inutilità di questi versi, tutti descrittivi di albe, pianti, conchiglie, lenzuola, fiori e fanciulle.
Prendiamo una lirica a caso:

Anna tese le braccia con commozione intensa:
prese il bimbo che le porgevo la prima volta,
come un dono, dopo una lunga notte d'attesa.
Sentii voglia improvvisa d'uscire in giardino
per rimanere solo con la mia gioia immensa:
una preghiera saliva alle mie labbra dolcemente.
Oltre l'alto confine degli alberi
la Città si svegliava nel sole di Primavera...


Una poesia da prete, stanca, senza energia, senza sorprese, quasi prosa.


Mi domando cosa spinga alcuni collezionisti a pagare 50 euro un libro del genere. Sarà pure di difficile reperibilità, ma è praticamente illeggibile.
Il collezionismo ha in parte snaturato il contenuto dell'oggetto libro, commercializzandolo, stabilendo il valore sulla base di arbitrari dati estrinseci al contenuto.
Inoltre la lettura di questo autore, da la misura di come oggi come ieri, la pubblicazione con grossi gruppi editoriali fosse e sia fortemente condizionata da fattori che esulano completamente dalla qualità dello scritto, dalla sua originalità. Spesso il mercato richiede cose piatte, “bianche” appunto, senza voce, parole innocue che parlano di animi gentili e bimbi, e non disturbano il sonno del potere con domande imbarazzanti. Poi se l'autore è famoso, tanto di guadagnato.

Forse gli italiani leggono poco anche perché certi autori hanno poco da dire. Non basta essere ottimi scultori per saper scrivere poesie. Emilio Greco era uno scultore e incisore di innegabile talento, non di certo un poeta.
Non si può essere perfetti.

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sabato 30 luglio 2016

Il paradiso è in fiamme©


Di Franco Piri Focardi©

Opera di Franco Piri Focardi©


da “Il paradiso è in fiamme”


Dorme oscillando nella sera di polveri venefiche, cocci che crepitano a vetri e birre nella busta è aperto tutt’attorno un traffico di umani e dei miei piedi contrae la pelle sull’asfalto. Ch’è carne da strusciare, liquidi di bava e bramosia arrabbiata, conto nel tempo le paure i soldi che vuole per godere. Ogni luce sconfina da finestre sui soliti messaggi, ripete ancora col naso di una voce, il corpo seminudo. E tu chi sei se non hai. Ruota sbuffando a tutto fiato, le gomme gigantesche e calde, bumba di un ritmo nero la portiera e schiaccia con tagli di lamiera interi pezzi di braccia e gambe. Ho rotto la cerniera, due ferri senza unione, cadono.

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venerdì 29 luglio 2016

Finzioni di Jorge Luis Borges, l'immenso©

Di Sonia Argiolas©



Arricchisce, confonde, apre la mente, l’immaginazione, fa sognare. Tutto questo è Borges, l’immenso Borges. Difficile parlarne, difficile dire tutto ciò che la lettura dei suoi libri mi lascia ogni volta. Tanto, certo, ma indefinibile. Finzioni è una meravigliosa raccolta di racconti che riesce a trasportarci quasi in un’altra dimensione, in un mondo diverso che, a sua volta, potrebbe essere il riflesso di un altro mondo ancora che non avevamo considerato. Tutto può essere: anche il contrario di tutto. Aprire le porte a Borges ed entrare nei suoi labirinti è quanto di meglio abbia fatto da quando ho iniziato a leggere.
A notte fonda, si scoprì la mostruosità posseduta dagli specchi. Infatti “gli specchi come la copula sono abominevoli poiché moltiplicano il numero degli uomini”: questa frase riportata da Bioy Cassidy fu pronunciata, a suo dire, da un eresiarca di Uqbar. Ma come mai l’Enciclopedia Britannica non parla di Uqbar? Sarà la scoperta, fortuita, di un volume dell’Enciclopedia di Tlon a chiarire il mistero e scoprire un mondo nuovo… Nel ’32 esce, a Bombay, stampato su carta che pareva quasi di giornale il primo romanzo poliziesco il cui protagonista, giovane studente, dedica la sua vita alla ricerca di un’anima attraverso i riflessi che ha lasciato nelle altre… Esiste un’opera incompiuta e sotterranea di Pierre Mènard: Il Don Chisciotte. Mènard non intendeva affatto scrivere un altro Don Chisciotte che si affiancasse a quello di Cervantes, egli voleva proprio scrivere il Chisciotte producendo pagine che, parola per parola, coincidessero. Voleva essere Cervantes… Un uomo taciturno proveniente dal sud sbarca con la sua canoa di bambù, bacia la terra, si arresta in prossimità delle rovine di un tempio. Si addormenta. Sogna di trovarsi al centro del tempio e di dettare, ad un collegio di studenti, lezioni di anatomia, cosmografia e magia. Un giorno capisce di non aver sognato e, infine, comprende che lui era solo una parvenza e che un altro lo stava sognando… A Babilonia ogni momento della vita dei cittadini è deciso da un sorteggio effettuato da una Compagnia il cui precipuo compito è quello di stabilire l’ordine… L’Universo è formato da una infinita Biblioteca, suddivisa in esagoni e che contiene tutti i libri pensabili che, a loro volta, sono costituiti da tutte le possibili combinazioni delle 22 dell'alfabeto, del punto e della virgola…

I quattordici racconti contenuti in Finzioni suddivisi in due parti – Il giardino dei sentieri che si biforcano e Artifici - sono stati pubblicati in Argentina nel ’44 e l’edizione Einaudi ce li offre con la traduzione curata da Lucentini che, in nota, sottolinea di aver rivisto la traduzione del ‘55 in modo da renderla più “spagnoleggiante e letterale”. Non si può dimenticare come per Borges il racconto fosse la forma letteraria perfetta poiché analogamente alla poesia il racconto ha la capacità di concentrarsi sull’essenziale. In queste parole pronunciate dall’autore nel corso di un’intervista, emerge quel legame tra società attuale e racconto: una società in movimento, basata sulla velocità della comunicazione che non si presta ai prolissi romanzi che richiedono tempo e comporterebbero un inaccettabile rallentamento. Finzioni si pone su piano pluridisciplinare, non segue un percorso lineare, i concetti si deformano, si ampliano, si ramificano. Il fulcro dell'opera è il tema del labirinto – come lo era nell’altra raccolta L’Aleph - tema caro a Borges, non a caso definito dall’Enciclopedia Einaudi del 1979 il più grande labirintologo contemporaneo. L’autore, infatti, mostra una predilezione per le situazioni confuse, labirintiche, dai contorni non ben delineati, matasse aggrovigliate nelle quali non si riesce a trovare il bandolo, quasi prive di logica. I suoi labirinti, rispecchiano lo schema del monoviario classico – secondo la classificazione fattane da Umberto Eco - ma ciò che a lui preme non è il percorso in quanto tale, ma il centro. E soprattutto quell’attività, essenzialmente spirituale, che l’uomo deve compiere per raggiungerlo. Ai labirinti si affiancano, in numerosi racconti, sia il tema dell’infinito sia il concetto binomiale di tempo-eternità, già visto in altri autori, basti pensare ai racconti di Kafka e in particolare La muraglia cinese o Davanti alla legge. Numerose le metafore: la ricerca infinita da parte dell’uomo di qualcosa che dia un senso alla vita o alla ricerca. E poi, concetti matematici, filosofici, meta letteratura, recensioni geometricamente perfette di opere inesistenti di autori inesistenti. In questo sofisticato labirintico meandro di meta- letteratura, di specchi che ampliano e deformano, di letteratura che diviene fantasia paradossalmente reale la mente del lettore viene rapita e nessuno vorrebbe pagare il riscatto per liberarsene.

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mercoledì 27 luglio 2016

Errico Malatesta, (14 dicembre 1853 - 22 luglio 1932)©

Di Libri Libretti©






Non so perché l’uno fosse nella cartellina dell’altro, forse per compagnia, per non soffrire la solitudine o per comunione d’intenti? Victor parlava spagnolo, Errico lo capiva benissimo, aveva girato il mondo lui. Un articolo ormai consunto, strappato, i lati sfrangiati, carta ingiallita e fragile, inchiostro sbiadito mi colpisce, come mai avrò conservato questo foglio? Quante cose ho fatto che non ricordo più, molto probabilmente perché sto rincoglionendo oppure perché sono così curioso che ho accumulato tanta di quella carta che non riesco nemmeno a girarmi. Eppure un motivo ci sarà, tante sono le scatole di ritagli di giornale da sistemare, ma questo era conservato in una cartellina e quindi avrà avuto una sua motivazione. “Sgominata la banda del Matese”, sì adesso ricordo: una figura particolare mi aveva affascinato ed avrei voluto saperne di più. Perché proprio lui, padre ricco commerciante e madre benestante proprietaria terriera, aveva preso questa decisioni ed era diventato il più importante teorico dell’anarchia in Italia? 


Le motivazioni possono essere molteplici, alcune reali, altre morali, altre ancora psicologiche, il fatto sta che Errico Malatesta è stato un personaggio senza rivali, unico, una forza della natura in movimento. Potrei dire che era in moto perpetuo e dove c’era da aiutare qualche debole lui c’era. Era presente fosse stato in Italia come in tutta Europa e addirittura Africa e America. Il 5 settembre 1872 giunse in Svizzera per partecipare al Congresso di Saint-Imier, in quell'occasione divenne amico di Michail Bakunin. Dopo il congresso inizierà un periodo di intensa attività sovversiva, nel 1873 fu arrestato a Bologna, nel 1874 venne arrestato a Pesaro, nel 1875 farà visita a Bakunin a Lugano, poco dopo partirà per la Bosnia-Erzegovina per riunirsi ai rivoluzionari serbi ribellatisi al potere ottomano, il 5 aprile 1877, insieme a Carlo Cafiero dà vita alla Banda del Matese, fu arrestato e processato. 


Nel 1878, dopo un breve periodo in Egitto, si reca in Siria ed in Romania, si fermerà a Ginevra, successivamente in Belgio, quindi nel 1881 raggiunse Londra, dove organizzerà insieme a Kropotkin il Congresso Internazionale Socialista Rivoluzionario, nel 1882, venuto a conoscenza della rivolta di Arabi Pasha, tornerà in Egitto nel tentativo di trasformare il moto nazionalista in rivolta sociale, arrestato tornerà in Italia clandestinamente via Livorno. dopo un nuovo arresto sarà a Firenze, dove pubblicherà «La Questione sociale», “Fra contadini”, uno dei suoi trattati più noti, sarà pubblicato in rivista, nel 1884 si recherà a Napoli per prestare soccorso alla popolazione colpita da un'epidemia di colera, quindi partirà per l'America Latina ancora fuggitivo per una nuova condanna. Si stabilirà a Buenos Aires insieme ad altri anarchici italiani, riprenderà la pubblicazione, in lingua italiana, de «La Questione sociale», nel 1886, sarà in Patagonia; nel 1988 andrà a Montevideo per poi tornare in Europa a Nizza, qui pubblicherà il quotidiano clandestino «L'avvenire», si rifuggerà a Londra, dopo una serie di comizi in tutta la Spagna tornerà in Italia ma verrà arresto e confinato ad Ustica e Lampedusa, da qui evade per rifugiarsi in Tunisia, farà un viaggio a New York e Cuba per poi trasferirsi per dodici anni a Londra, qui sarà a fianco dei lavoratori nelle loro pesanti rivendicazioni. 


Nel 1913 tornerà in Italia subirà ancora nuovi processi. Con l’avvento del fascismo si trasferirà prima in Svizzera e successivamente a Roma da dove continuerà clandestinamente la sua azione di propaganda, sfuggito più volte alla censura, sarà guardato a vista da cinque guardie, isolato dal resto del mondo si spense il 22 luglio del 1932. Ci ha lasciato diversi libri ed una esperienza impareggiabile.


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martedì 26 luglio 2016

Un qualsiasi poeta da "controesercizi di idillio"©

Di Mary Blindflowers©

Foto di Mary Blindflowers©


Un qualsiasi poeta
buono o mediocre che sia
non ha bisogno di andare
a trovare la zia malata,
non ne sente alcuna necessità,
ma
deve
vedere il traffico della città
e la degradazione dell'umanità
allontanando l'eccesso di silenzio,
la zia può anche morire
perché il poeta è un egoista
che fa finta di essere sensibile.
Più gente ci casca
più il poeta diventa famoso.


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Gli orribili, la controarte antiestetica©

Di Mary Blindflowers©

L'accozzaglia, olio su tela, Mary Blindflowers©


Premetto doverosamente che non sono un'artista né mi sono mai vantata di esserlo, come non mi sono mai vantata di essere una scrittrice, tutte definizioni che lasciano il tempo che trovano, inutili e scioccamente autoincensative.
Mi piace pensare di essere un'esploratrice, una che sperimenta e basta, giocare coi colori e con le parole rimane un'esperienza interessante per me. Oltre con le definizioni non mi sento personalmente di andare.
Ho appena finito un dipinto per la serie “gli orribili”. Il dipinto è esteticamente sgradevole ed è stato concepito così apposta.
Il colore marrone che rievoca sostanze di scarto, esalta il trash, lo sporco, l'accozzaglia di simboli, voluta, caotica e un poco disordinata, per creare nello spettatore una sorta di nausea, un traboccar di immagini che prese ad una ad una hanno un significato. Le forme sono semplici, elementari, esprimono il guasto, lo sconcerto, l'affare, il degrado.
Da sempre certa sostanza di scarto è legata al denaro come entità che muove le cose.
Parlarne o solo rappresentare visivamente certi argomenti crea imbarazzo, sconcerto. Fino a che punto ci si può spingere? E c'è un punto? Un limite? Un giusto mezzo tra denuncia ed estetica?
Cosa conta di più?
Non essendo un'artista, ma una viaggiatrice su precise rotte a volte dettate dal caso, ho fatto un piccolo sondaggio tra persone con cui sto in contatto su social, chiedendo loro una sensazione sul dipinto in oggetto.
Cosimo Dino-Guida mi ha suggerito di tagliare la tela con un coltello affilato, giudicandola orribile. Filomena Carrozza al contrario dice che non è affatto orribile ma descrive la verità in modo simbolico. Trova tuttavia discutibile la coppa come cesso. Al che rispondo che la coppa è un simbolo femminile per antonomasia calpestato da secoli di misoginia ecclesiastica, poi abbiamo parlato brevemente del Graal. Marco Fiori ha scritto invece che visivamente il dipinto gli sembra efficace. Sonia Argiolas lo trova emblematico e dice che le piace. Smeralda Fagnani ha scritto che conta il messaggio e lo trova artisticamente originale. Andreas Finottis ha criticato la scritta sul berretto del papa, la trova inutilmente ripetitiva: “se già fai il papa che sta cagando sopra uno sfondo più variopinto, poi metti una svastica su una spalla e la ripeti pure in fronte, io eviterei di ripetere sulla fronte, o di fare la scritta sul cappelletto”.
Rispondo che si tratta in fondo di una specie di delirio e nel delirio c'è sempre iterazione. Infatti non c'è alcun bisogno della scritta ma c'è, come nel sogno dove appaiono cose inutili che non servono apparentemente a nulla. E Finottis dice che sì, alla fine si tratta di gusti e l'importante è sentire le cose, poi la conversazione si è spostata sulle tisane alle erbe.
Fabrizio Raccis trova il dipinto “molto bello”, indicante “il disfacimento della società religiosa, una sorta di Babilonia moderna”.
Chiara Bezzo invece lo trova realista: “Una chiesa che ingloba tutta l'immondizia che c'è nel mondo. Tutto ciò che serve per arricchire il proprio dominio mettendone a capo un papa brutto dentro e quindi anche fuori che caga alla faccia della figura che dovrebbe rappresentare. Artigli per afferrare e castelli petrolio e tutti i mali del mondo protetti dalla Croce. A me dice questo. Molto realista invece. La realtà di cosa è la chiesa oggi”.
Francesco Montagnoli da un parere più tecnico: “Non mi sembra che sia tuo interesse o almeno prevalente interesse l'atto pittorico in sé e aggiungo subito che in questo tuo momento, in questa tua fase non è necessario, ti rendi conto da te che stai adoperando un mezzo espressivo quasi in prestito. Ma che tu l'abbia scelto è significativo e interessante... Domina invece la necessità di esprimere un certo contenuto, non lo si percepisce, lo si vede. Sei tu che regoli questo rapporto. E stai facendo anche la felice scoperta del mezzo. Non so dove approderai, l'incertezza può essere stimolante. Le tue composizioni piene di simbolismi in ogni caso mi danno l'idea di collages (potresti anche provarle). Sei tu che devi chiederti a che punto è giunto il tuo piacere tra gli obiettivi di provocare, scandalizzare, sfaldare ("destrutturare") ed i risultati. Sei tu che regoli ciò che deve (se deve) prevalere. Noto e sono un modesto testimone del tuo impegno e del tuo sforzo. C'è la tua personalità e il tuo carattere. I tuoi lavori stanno tra il documentario e il diario molto impegnativo...".
Carla Paolini invece ricorda la censura: "Il concetto di bello viene continuamente “scardinato”, per fortuna, da ogni artista che si rispetti… Questa immagine richiama quella precedente che dicevi ti fosse stata cancellata da FB. Risulta molto aderente al tuo stile: ricco di colore, infarcito di oggetti che sembrano muoversi sullo sfondo quasi a sottrarre spazio alla figura centrale. Per non dire del chiaro intento provocatorio nel ritrarre un’alta personalità religiosa in atteggiamento “coprologico”... Non mi sono scandalizzata per niente e trovo che la censura sia una vergogna".
Alessandro dell'Aira i cui aneddoti sono sempre molto interessanti, ha scritto che “il dipinto gli ricorda un argentino che installava crocefissi sui binari e metteva le madonne nel frullatore, facendo incazzare l'arcivescovo di Buenos Aires, l'attuale papa Bergoglio. Ebbe il cattivo gusto di schiattare il giorno prima che Bergoglio incontrasse i giovani cattolici di Rio. Bergoglio ebbe il buon gusto di dire: Vedete cosa succede quando si mettono le madonne nei frullatori? Morale: fa' incazzare i papi ma assumiti le tue responsabilità...”.
Franco Piri Focardi: “Che dire un Papa Imam sfregiato nella faccia come un provocatore assoluto capace dal suo cesso di guardare tutte le schifezze del mondo mentre predica la pace 'una cacata vi ricoprirà tutti'. Da un punto di vista pittorico un'ottima padronanza del colore e dell'impostazione che attraverso il piano dominato dal bianco si contorna dei mille simboli degli antichi e moderni poteri”.
Brigida Liparoti: “Non sono critica, quindi. Darò una mia lettura di questo quadro. Intanto, non lo definirei brutto, direi che da impressioni assolutamente non positive ed il messaggio negativo è stato espresso fuori da ogni dubbio con maestria. I piedi e le mani danno un senso di basamenti inesistenti di una persona-simbolo costruita (senza volto, esso si è liquefatto? Si è disciolto? Non hanno retto gli stucchi della tela (metaforica)?”.
Già l'aver instillato dei dubbi e creato delle discussioni su questo dipinto che non potrò postare su fb per via della censura cattolica, è per me un successo al di là del risultato “artistico”, diciamo così, del dipinto che può essere giudicato orribile o bello, a seconda dell'occhio di chi guarda.




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Appello ai poeti©

Un pensiero dI Andreas Finottis©



Foto di Mary Blindflowers©



Poeti
invece di inventarci sempre nuove poesie
inventiamoci metodi per fare i soldi.
Le poesie non smuovono nessuno,
i soldi smuovono tutto.
E anche
la maggioranza della gente
più delle parole di un poeta
ascolta le parole di un ricco.

Poi magari un poeta
se non è un fasullo, ce ne sono,
avrà una sensibilità diversa
nell'indirizzare l'economia
avendo in mano lui i soldi,
potrebbe evitare di finanziare
lo sfruttamento dei lavoratori
la distruzione dell'ambiente
le torture sugli animali
che i comuni speculatori fanno
interessati
solo dall'avere maggiori profitti.

Al posto di scrivere
una poesia
per combattere i problemi
e che non cambierà niente
potrebbe risolvere qualcosa
detenendo un potere economico.

La poesia vera
è togliere i soldi
agli imbecilli.



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sabato 23 luglio 2016

Recensione di Monica e Monique di Carla Paolini©




A volte capita che il titolo di un libro porti fuori strada.

In questo caso il logogramma & commerciale, che unisce i due nomi poteva far supporre che si trattasse di una sola persona alterata dalla sindrome di un doppio sè. E subito saremmo indotti ad agganciarci a Freud e ai suoi studi sullo sdoppiamento di personalità. Niente di tutto ciò, l’abbiamo scampata! 

I personaggi sono due, e non potrebbero essere più chiaramente differenziati, addirittura apparentemente antitetici 

Monique: che esercita da tempo il più antico mestiere del mondo, è una signora che ha raggiunto l’agiatezza grazie alla sua redditizia attività, ospita nella sua casa una ragazzina sprovveduta e indigente, dopo averla raccattata per strada, e la costringe a farle da serva.
Già al primo atto, nella spaziosa mansarda dove abitano le due ragazze, i personaggi sono tutti presenti, oltre a loro due , in visita, il padrone di casa: un vecchio prete spretato avido e sporcaccione che insidia qualsiasi donna gli capiti a tiro e la sua convivente che non gli è da meno per volgarità.
Non è una visita di cortesia. Il vecchio satiro progetta di trasformare la mansarda in un bordello coinvolgendo nell’attività anche la ragazzina, e nel caso in cui la soluzione non venisse accettata si profila per le due abitanti, lo sfratto. Una proposta indecente che è accolta dapprima con indignazione poi… con uno stratagemma intelligente, il satiro verrà inguaiato dalla sua stessa fregola. 
Siamo alla fine della vicenda che si conclude con un geniale, imprevedibile colpo di teatro. La ragazzina Monica in una sorta di stream of consciousness, valuta le convenienze che vengono offerte dall’esercizio della prostituzione: autonomia economica e soprattutto la positività sociale che da essa deriva, quanto basta per deciderla a optare per una ridefinizione della propria identità. 
Tutti i fatti ci vengono proposti con dialoghi vivaci scoppiettanti, in un un linguaggio essenziale e comunicativo. E la conclusione pare addirittura capovolgere l’assunto che aveva dato il via alla narrazione: i due personaggi erano ben differenziati Luce & Ombra. Ma forse ora l’autore vuole portarci a considerare l’animo umano come un groviglio inestricabile di momenti alterni e indistinguibili che ci inducono a concludere con Parmenide : “Poiché tutte le cose sono state chiamate luce e notte, ed esse esistono secondo le loro qualità in ogni cosa, tutto è pieno a un tempo di luce e di notte invisibile, uguali tra loro, poiché nulla è tra esse che le distingua.”




Carla Paolini 

Cremona 22 luglio 2016



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giovedì 21 luglio 2016

ISIS? Colpa della televisione e di internet, Pazzi docet©


Di Roby Guerra©




Incredibile elzeviro del sedicente scrittore Roberto Pazzi ieri sul Resto del Carlino nazionale, che pure con un certo e coraggioso Andrea Cangini da tempo evidenzia ancora il libero pensiero critico politicamente scorretto e antibuonista sull'emergenza mondiale migranti e Islam radicale terroristico, degno erede- Cangini - del giornale che fu anche di un certo Prezzolini. Sedicente Pazzi nel senso che è scrittore sopravvalutato e perfetto prototipo di quel che un certo Enzensberger ha ben denunciato come Idiot Lettré: lo scrittore che nel duemila fa il cattivo maestro in nome della poesia che salva il mondo, mistificazione orwelliana ormai paragonabile al mito dell'Unione Europea che salva l'economia dei popoli europei! L'intellettuale pseudoumanista (già ma Galileo e Leonardo e il Rinascimento scientifico sempre esorcizzati....) analfabeta sul piano scientifico e ciberculturale, e per forza ciberpolitico! A Ferrara è in ottima compagnia con il nato ben noto sotto il Cavolo di Bruxelles, Diego Marani! Ma torniamo all'ex imperatore Pazzi, appunto, così democratico e illuminista da diventare noto proprio con un libro nostalgico... sullo ZAR. E quando era solo un poeta sfigato di Ferrara noto per altro libro in cui era nostalgico del Re... Monarchia poi nostalgia che il vate spezzino-ferrarese, anche lui neppure ferrarese, diversamente migrante, guarda guarda, anche in tempi recenti proprio sul Carlino ha ribadito come nostalgia (mai impero interiore alla De Benoist, guarda guarda..) . Comunque torniamo sul pezzo. In un commento sic... su Nizza ecc., non ha trovato di meglio che spiegare la nuova strategia dei Lupi Salutari ordinata dai califfi dell'Arabia Saudita e gli altri paesi neonazi-islamici musulmani al passo con il grande debunking parola d'ordine di Neuropa e dei folli buonisti di tutta Europa, Italia e Ferrara inclusa, come sintomo di folli e malati di mente, per colpa della Televisione e di Internet e degli smartphone, insomma della tecnologia e del progresso. Di più, peggio persino di un pronipote di Packard che fa una tesina alle sue scuole creative di scrittura presunta a Ferrara, che naturalmente mai ha letto l'autore dei bestsellers Persuasori Occulti (gran libro ma ovviamente da storicizzare) e certamente ancor più di più mai, 50 anni e passa dei scienza dei media (da McLuhan a Toffler a Baudrillard e De Kerckhove a Morin e Kuezweill, a Gremais e Lotman, a Grandi e anche parzialmente lo stesso Eco!) e analizza con la reificazione (Marx....?) dell'apparenza (e Heidegger, troppo complesso per l'Idiot Lettrè Pazzi che al massimo conosce la letteratura pura e mai gli eretici, ad esempio Restiv de la Bretonne o De Sade, ne dubitiano) ma in modo manieristico e mai creativo, mai perturbante, Pazzi sempre eterofobico ed eteronomo, sempre ossessionato dal super io e la maschera pubblica, direbbero Freud e Hillman stesso! Secondo lo scrittore i nuovi lupi solitari sono come Warhol, per 15 minuti di celebrità fanno stragi! Poco ci mancava nella diagnosi della Televisione che imparassimo da Pazzi che Berlusconi è il capo dell'Isis, come Tognazzi lo era delle Brigate Rosse secondo IL MALE. Ma quest'ultimo era un gran giornale satirico, Pazzi è solo un cattivo maestro, anzi era un Professore che, mentre lui oggi parla di narcisismo catodico e digitale criminale per i lupi solitari, quando insegnava a Ferrara era l'opera d'arte non di Erostato, dallo scrittore evocato assolutamente off topic, come poi il solito fuhrer alla fine, perché non STALIN?, ma proprio del Narciso classico dentro lo Specchio (non quello IMMAGINARIO di un certo J. Lacan!).

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mercoledì 20 luglio 2016

Isislamica©


Di Roby Guerra©


Per il Corano pare vietato usare l'espressione Maometto o in certo senso Islam (tranne quando tatticamente utile). Ebbene a quanto pare il noto scrittore Diego Marani forse si è convertito. Invero segue l'andazzo dei media di sinistra cosiddetta post la strage islamica di Nizza, che infatti e appunto quasi mai parlano di matrice islamica letteralmente, preferiscono dire o scrivere terrorismo internazionale, come la stessa Boschi e tutto il 4° Reich dell'Unione Europea, Germania e Merkel in primis!
Marani che politicamente si è quasi sempre distinto, filoeuropeista fin dal DNA, come idiot lettrè (parafrasando un certo Enzensberger, quando attaccò certa letteratura conformista e attardata, analfabeta sul piano scientifico e ciberculturale... del nostro tempo parlando appunto di Idiot Lettré) ha superato persino gli amici di Junker! Ieri sulla Pravdina locale, la Nuova (eufemismo..) Ferrara in ben tre colonne è riuscito nell'impresa di non scrivere mai la parola Islam commentando la strage ripetiamo isisislamica almeno di Nizza. Davvero però un grande letterato, un funambolo delle parole, non a caso ha inventato se non erriamo una nuova lingua letteraria proprio in omaggio alla sua Europa: certamente ha già pronta la traduzione araba quando ufficialmente si chiamerà Eurabia! In ogni caso è talmente geniale da, chi legge l'articolo, non capire che cosa c'entri Nizza. Raramente John Cage o la musica muta è appara musa ispiratrice in tal modo. In gran parte neppure incomprensibile quel che scrive, tutt'altro, ma sembra il Nulla , non di Sartre, ma la famosa energia oscura invisibile di cui parlano i fisici. Solo che qua l'unico Inflatone fondamentale è alla rovescia. Rivela connettendolo con quel che è chiarissimo. Marani evoca invece Brexit e Populismo, la vera priorità dell'Intellighenzia reificata e alienata (direbbe Marx ... non Marina Le Pen o Salvini o Trump) italiana ed europea, pseudoumanitaria e pseudoprogressista. Come dice sempre la Boldrinova... la vera priorità europea e italiana, perché il vero pericolo, sono la Brexit e il Populismo! L'Isis insomma è solo un Risiko estremo!

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La poesia autentica©

Di Andreas Finottis©

Foto Mary Blindflowers©


A me piace la poesia delle menti perse nelle strade dimenticate.
Visioni inattese e paesaggi polverosi.
Senza nessuna patina di rispettabilità.

M'immagino Mario Santiago Papasquiaro
mentre camminava di notte,
vagando
ubriaco di alcol e poesia per le strade di Città del Messico
bestemmiando ogni dio e ogni istituzione,
per trovare le parole giuste
per colpire le brutture del mondo,
per non pubblicarle le poesie
per perdere e ritrovare idee e parole
perdendo e ritrovando se stesso.

O penso tutti gli altri poeti
persi
aggrappati alle loro parole
su fogli precari
svolazzanti cangianti evanescenti
nel tempo
con le parole naufragate
tra i sogni e le disperazioni.

Io amo tutto questo,
amo i perdenti e i dimenticati,
i disperati e i disadattati,
amo chi si è perso per trovarsi
e odio
chi fa star male questa splendida gente,
iniziando dai poeti da esposizione
col manico della scopa in culo
e parole desuete in bocca,
inutili, tronfi
orripilanti
fanno scappare
chi cerca una qualche forma di poesia
e la poesia autentica, di cui dicevo.

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Flaubert no cult©

Di Libri Libretti©


In questi giorni dove ha prevalso più la penna della tastiera ho avuto modo di riflettere e forse tutti i mali non vengono per nuocere. Ho dato ordine alla scrivania sempre super affollata e mi sono preso il tempo per andare a vedere e prendere un volume molto bello, sicuramente il più importante di quel titolo fra quelli che possiedo. Vi sembra importante parlare dei libri? Per me è essenziale. Ricordo benissimo quando ho iniziato ad amare i libri, il responsabile è stato un mio professore di storia dell’arte al liceo. Un giorno, invece di fare lezione, ci raccontò un po’ della sua tormentata vita e fra i vari racconti mi colpì quello in cui ci spiegava che aveva fatto il maestro elementare in Eritrea senza nemmeno un libro a disposizione. I libri li creava lui con i bambini. Incredibile! Ed io che avevo a disposizione librerie stracolme di libri non ne approfittavo? Certo che sì. Dal quel giorno la paghetta settimanale e molti dei soldi che ho guadagnato lavorando sono stati spesi per i libri e la lettura è diventata una passione irrefrenabile e consolidata. Ritengo assolutamente normale che sia così, e mi stupisco se qualche persona che viene in casa mi domanda cosa me ne faccio di tutti quei libri. All’inizio, data la giovane età, irruente e poco diplomatico, mi infastidivo, tagliavo corto e non parlavo per niente di libri. Adesso, con la maturità, cerco di intavolare qualche discorso, raccontare qualche aneddoto, sfogliare qualche libro, prima con riproduzioni colorate, poi bianco e nero ed infine si passa ai libri solo scritto. 


Di ogni libro una novella, un piccolo racconto sulla nascita, sulla censura, sulla sua irreperibilità. Il più delle volte faccio centro, dopo qualche giorno, parlando nuovamente con la persona mi sento dire “Sai sono andato in libreria ed ho acquistato quel libro, è proprio bello”. Queste parole mi riempiono d’orgoglio, un altro lettore acquisito. E quanti, tra i più anziani, si sono fatti la tessera in biblioteca per prenderli gratuitamente, quindi non smetto mai di parlare di libri perché i libri hanno un’anima e un cuore e se presentati bene entrano a far parte della vita quotidiana di ognuno di noi. Non lasciamoci ingannare dalla televisione e non guardiamo quelle quattro o cinque persone che ce l’hanno fatta, non è così, la cultura media italiana è molto bassa e i libri sono l’ultimo dei nostri pensieri. Mi colpisce, quando vado al campeggio, vedere noi italiani a parlare di calcio, giocare a carte oppure guardare la televisione e invece gli stranieri, candela accesa e libro in mano. Sì forse il clima non ha contribuito a creare un’atmosfera di consenso familiare che invoglia alla lettura, ma possiamo benissimo leggere sotto l’ombrellone con il sole che scotta la pelle, i motivi sono molteplici e sarebbe lungo elencarli tutti. Oggi quindi vi parlerò di un libro particolare, che mi ha sempre affascinato ma non avevo mai ritenuto interessante parlarvene, invece dopo il recupero di ieri non mi posso esimere dal parlarvene. Il libro è “Salambò” di Gustave Flaubert. Un volume che in Italia non ha mai avuto molti consensi, non è stato mai un libro cult ed è poco conosciuto. Ambientato a Cartagine, dopo che Flaubert aveva impiegato cinque anni di ricerche, il romanzo alterna colori bui a squarci luminosi, storie intricate di amori e di guerre, di orrori e passioni, di magie e di superstizioni. Dentro la storia di Salambò, vergine sacerdotessa, promessa sposa al guerriero Narr'Havas, e del suo particolare, enigmatico, arcano rapporto con Matho, colui che ruberà il sacro velo, lo zaïmph, della dea Tanit, talismano del dominio di Cartagine. Salambò sacrificherà la sua verginità per recuperare il velo e quando il velo sarà di nuovo nel tempio, Cartagine salva, Matho sarà condotto e torturato davanti a Narr'Havas e Salambò, lei lo guarderà fisso negli occhi e morirà insieme a lui. Un racconto giocato sulla diversità dei due giovani protagonisti Salambò e Matho che animerà ogni pagina, densa di atroci crudeltà, di spietati massacri insieme a momenti di passione e poesia. I capitoli scorrono veloci e tengono inchiodato il lettore anche quando viene catapultato sui campi di battaglia e legge la descrizione dei corpi orribilmente mutilati, una sequenza dietro l’altra che lo affascina e lo intriga, sorretto da una scrittura senza pari. Forse il miglior libro di Flaubert.
E che dire di questa copia recuperata con enorme soddisfazione?
Gustave Flaubert, “Salambò”, The Folio Society, Londra, 1940 [Tradotto da Powys Mather, introduzione di Gerard Hopkins, incisioni su rame di Ru Van Rossem; carattere Garamond corpo 11 e 12, stampato e rilegato da W. & J. Mackay & co. Ltd of Chathan, le incisioni stampate nella stamperia Chiswick; la data riportata sul frontespizio è errata, in realtà è 1950 anche perché la casa editrice iniziò nel 1947]



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