sabato 25 giugno 2016

Raffaello Brignetti (Isola del Giglio, 21 settembre 1921 – Roma, 7 febbraio 1978)©

Di Libri Libretti©




Non vorrei sembrare attaccato al passato, non mi voglio identificare nella figura del nonno che, attaccato alla rete metallica, guarda l’escavatore che lavora ed esclama: “Non è più come un tempo, prima le cose funzionavano”. No, non voglio né essere considerato né considerarmi un vecchio che osanna solo il passato, ma dimenticando la maggior parte dei nostri scrittori in bauli impolverati rischiamo di distruggere la storia e la memoria. La memoria si è indurita, non è più flessibile e si sta accorciando sempre più. I ritmi sono veloci e gli ingranaggi poco oleati, tutto viene triturato e portato al macero, basti pensare a quanto rimane un libro in libreria prima di essere destinato a trasformarsi in poltiglia. A me piace tenere ben in evidenza quelli che sono stati gli scrittori che in passato hanno lasciato una qualche traccia ma che in questo momento pochi conoscono. Uno di questi è senz’altro Raffaello Brignetti. 




Molti si domanderanno chi sia costui e da dove salti fuori, in realtà fine anni sessanta inizi anni settanta era considerato un gran bravo scrittore. Raffaello Brignetti nasce all’Isola del Giglio nel 1921, ma la sua infanzia e la prima giovinezza la trascorre all’Isola d’Elba al faro di Forte Focardo, di cui suo padre era guardiano. Passa tutta la sua adolescenza all’Elba tra Porto Azzurro e Portoferraio dove conseguirà la maturità classica. La permanenza all’Elba, il suo sentirsi isolano, lo porterà a scrivere prevalentemente di mare. Si trasferisce a Roma per intraprendere gli studi universitari che verranno interrotti per lo scoppio della seconda guerra mondiale. Combatterà in Grecia e dopo l’8 settembre del 1943 sarà catturato dai tedeschi, fatto prigioniero e portato nei campi di lavoro in Germania per più di due anni. Tornato in Italia si laurea nel 1947 in letteratura italiana. 





A Roma inizia la carriera giornalistica collaborando a “Il Giornale d’Italia”, “Il Tempo” e il “Corriere della Sera”, collaborazioni che dovrà interrompere nel 1961 a causa di un terribile incidente che lo renderà incapace di muoversi. Menomato nel fisico, ma non nello spirito, torna all’Elba prima nella Torre medicea di Marciana Marina e successivamente nel più comodo, per le sue condizioni, piccolo appartamento ai piedi della torre. Il suo carattere forte, non curante del tempo avverso e delle condizioni del mare, lo porta ad essere sempre lucidissimo e nonostante i problemi evidenti riesce a scrivere e a scrivere molto bene; con “Il gabbiano azzurro” , Einaudi, 1967 vincerà il premio Viareggio e con “La spiaggia d’oro”, Rizzoli, 1971 vincerà il premio Strega. Morirà a Roma nel 1978. Alcuni libri sono stati pubblicati anche dopo la sua morte, ma rimane, ad oggi, un “quasi” sconosciuto.








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