mercoledì 22 giugno 2016

"Le cose dell'orologio", ovvero l'onestà intellettuale non paga©

Di Mary Blindflowers©




Stamattina mi sono svegliata di buon'ora e ho riflettuto per un po', postare o no una recensione ad un libro che non mi è piaciuto? Perché ci ho pensato? Perché l'autore un tempo era tra i miei contatti, potrebbe pensare che il mio giudizio sia dettato da ripicca. Allora gli mando la recensione in anteprima perché la legga e gli dico: "siccome la recensione non è positiva, ed è quello che penso del tuo libro, se vuoi non la posto".
Mi ha risposto che siccome ho litigato con una sua amica di nome Martinelli il mio parere non lo interessa, come se il giudizio su un libro dipendesse da rapporti interpersonali.
Ho precisato nella sua bacheca che quella che definisce una "sua impressione" era dettata dal fatto che io gli abbia mandato la recensione in anteprima lasciando decidere a lui se dovessi postarla o no.
Ha cancellato i miei commenti, ma io ho fatto una foto:




I miei commenti sono stati tutti cancellati. Non li troverete più nella bacheca del correttissimo Borghi.

Molto dibattuta alla fine ho deciso di postare. Ho letto con attenzione il libro. I rapporti personali e la scorrettezza intellettuale dell'autore non influenzano affatto il mio giudizio.

Preciso che è una cosa che faccio sempre, informare l'autore in caso di stroncatura, in modo che lui possa scegliere se preferisce o no che la posti. 
Ecco la mia recensione:



Una piccola stazione, un orologio rubato, un coro di parlanti popolari “tipici” di un microuniverso paesano, e si innesca il meccanismo di una storia grottesca dal titolo “Le cose dell'orologio”, di Mario Borghi, edito da Rogas per la collana Bandini.
Lo stile è classico, senza particolari concessioni al lirismo, un poco ripetitivo in alcune parti, alcuni particolari vengono infatti reiterati inutilmente, anche quando il lettore è già informato. Le poesie innestate dentro il romanzo e che dovrebbero fornire una traccia al lettore sono banali:


E' che non ce la faccio in questa vita.

No, non ce la faccio.

Ma non è detto che non voglia,

semplicemente non posso.

Non ne posso più.

Ma vorrei non perderla 

del tutto

la speranza e la bellezza

di quello che potrebbe essere...


Alcuni personaggi appaiono inoltre del tutto inutili, come, per esempio, la bambine che, dopo la scomparsa dell'orologio scrivono le letterine di protesta. Ne bastava una di bambina, che magari poteva servire a far capire l'ambiente e le vezzoserie di un paese fatto di invidie reciproche e ostentazioni di grandezza, due appaiono pleonastiche, come un tentativo di riempire la pagina a tutti i costi con scenette tipiche. Purtroppo la scena in cui la prima bambina e la seconda si scontrano è del tutto inutile nell'economia generale del racconto e descritta senza movimento emotivo. 
Il trip che coinvolge due personaggi all'interno del romanzo appare illogico, innestato nel contesto in modo innaturale, come un oggetto buttato da una finestra per dare un tocco onirico ad un ambiente in realtà molto reale. Anche la metafora delle lancette al rovescio non è sviluppata in modo da offrire sensi che vadano oltre il percepito.
La parte iniziale molto lenta (si impiegano parecchie pagine a dire che è stato rubato un orologio), cozza con il finale, buttato lì velocemente, come se l'autore avesse fretta di finire, oltretutto rimpinzando la trama di particolari che appesantiscono il condimento e che potevano essere enucleati prima con più calma.
Verso il finale la trama si impasticcia, il racconto perde ancora più pathos a causa dello stile troppo rigido, quasi burocratico. I dialoghi mancano di quell'humor che invece Borghi possiede a piene mani ma che in questo romanzo ha come trattenuto, imbrigliato verso canali di raffrenata compostezza formale.
La trama in realtà è interessante, potrebbe veicolare significati filosofici di portata più profonda, se adeguatamente sviluppata, ma Borghi preferisce fermarsi ad una filosofia spicciola descritta con un linguaggio da ragioniere.
Sembra proprio il libro scritto da un ragioniere che non sa andare oltre pochi personaggi tipici di paese e qualche allusione filosofica abortita sul nascere per mancanza di tempo.




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3 commenti:

  1. Dare del ragioniere a Borghi fa sorridere...

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  2. ho avuto a che fare con lui su facebook e sono stata insultata gratuitamente, con attacchi personali, che poco avevano a che fare con l'argomento di discussione pubblica, e soprattutto mi giungevano da Mario Borghi, persona a me sconosciuta. pessima esperienza.

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    Risposte
    1. Firmatevi quando inserite i commenti, per correttezza. Mary Blindflowers.

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