domenica 19 giugno 2016

Il dio mangiato e le false religioni, nota di Gianni Milano©

Di Gianni Milano© 





Leggendo il testo "Il dio mangiato", complesso come un bosco di notte, appare evidente, e condivido, come le religioni siano patologie fondate sull’ubbidienza e sul sacrificio, avverse alla vita e alla vitalità, le quali, come fa l’erba che buca l’asfalto, in un qualche modo emergono, compromesse e disturbanti, temibili, da reprimere. La struttura dogmatica e aprioristica cade come una mannaia sul libero pensiero che, in quanto ‘libero’, appunto, non è servile. Implicito nel credo è il principio del castigo che, però, a volte si ritorce contro chi l’ha comminato, producendo una catena di delitti, vendette, ritorsioni, auto privazioni. Il flagello copre il mondo anche se si ammanta del mantello d’una vergine che profuma di misericordia. Ma sempre di una non-gaudente si tratta, fiera della sua verginità, della sua non-naturale maturazione. Le religioni si giustificano partendo dal presupposto d’una colpa originaria che va lavata con la sofferenza permanente.
Gli effetti di tale visione hanno marcato il mondo con lutti incalcolabili e non c’è sostanziale differenza tra le grandi religioni rispetto al rifiuto, a volte truculento, della vita terrena e terrestre che possiede sue dinamiche e, piaccia o no ai vari cleri, ci veicola in quel che siamo.


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