martedì 21 giugno 2016

Gruppi di poesia? No grazie!©

Di Mary Blindflowers©





Parliamo dei gruppi di poesia. 


Una volta c'erano i salottini dove signore e signori molto per bene declamavano versi, si sventagliavano con grazia e si lodavano ipocritamente a vicenda. Adesso chi per motivi logistici o economici non può frequentare salottini bene, si dedica ai gruppi sui social. Nascono come i funghi. Ogni gruppo poetico ha un suo nome di fantasia che dovrebbe colpire l'immaginazione. Di solito questi gruppi se hanno un certo numero di adepti pubblicano anche delle riviste in cui i poeti del gruppo mostrano i loro capolavori. Di solito, conoscendo bene come ci si muove su web, non intervengo mai nei gruppi per dare un mio parere sulle poesie postate. Evito per due ordini di motivi, primo perché la maggior parte delle poesie sono talmente insignificanti e inutili che non vale neppure la pena di commentare, secondo perché i gruppi poetici sono come società di mutuo soccorso in cui degli amici si deve sempre parlare bene e comunque anche se postano pure scempiaggini. Se un amico posta una poesia illeggibile si mettono i like per pietà umana, per simpatia, etc. Della poesia non importa granché a nessuno. Gli amministratori allora invitano i partecipanti del gruppo-salottino a commentare, rendere l'ambiente più vivace perché altrimenti sarebbe troppo statico, noioso.


Ho fatto un esperimento, sono entrata nel gruppo chattonero. Alcuni esponenti di questo gruppo producono belle cose, altri meno.

Tutto procede per il meglio finché si linka, finché ciascuno posta i propri lavori senza commentare alcunché, o al limite commentando positivamente. I termini più gettonati sono: “bella”, “meravigliosa”, “ottima poesia”, “wow”, “fantastica”, “davvero intrigante”, etc. 

Per esempio, ho fatto una prova, messo un "bella", "mi piace" a questa poesiola:


Cherubini danzano
sull'indaco perfetto
del soffitto di ghiaccio
che ci avvolge, ci protegge,
ci nasconde.

C'è di buono che nessun Dio

mai saprà...





E tutti a chiamarmi brava, artista, etc.
Siccome però io non perdo il mio tempo e sono una rompiballe, decido di commentare una poesia a caso. Ho sottolineato con molta educazione alcuni difetti che mi facevano pensare ad un certo dilettantismo dell'autrice.

E ho anche aggiunto ironicamente, "non picchiatemi se la poesia non mi entusiasma", dopo di che ho spiegato anche i motivi di questo scarso entusiasmo.


Ho aspettato la prevedibile reazione. 


Ebbene gli amici e le amiche dell'autrice non argomentano, insultano, così dalla poesia si passa in un batter d'occhio alla cacca, al culo, insomma a cose che di solito si sentono nei mercati rionali.



Comincio a divertirmi soprattutto quando vedo sulla bacheca di una tale grande poetessa una sequela di insulti conditi da operazioni di fantasia su mie presunte pubblicazioni a pagamento con chissà quali fantomatici editori. Mi si da così tanta importanza da inventare cose di sana pianta e dare sfogo alla fantasia.

Ne sono lusingata, ma non parliamo di me.

Mi sono incuriosita e ho pensato, vediamo come scrive l'amica dell'amica e ho letto questa prosa andata a capo, misera, stantia, senza ritmo, senza colore, senza alcuna ricerca sul linguaggio, banale, inutile:


Rivolgi un timido sommesso saluto
alla bellezza,
quella luce dietro la persiana
che ti sveglia.
Di buio ne abbiamo avuto tanto
in questo quartiere.
Dedichiamoci ad un condominio
piccolo, popolare
in cui finalmente torni
il laborioso cantiere
della bellezza
da ricostruire.



Ecco se volete far parte di un gruppo poetico senza litigare con nessuno dovete dire che questi versi che sembrano scritti da una bambina delle elementari senza alcuna tensione emotiva, sono un'opera d'arte. 


Ma perché vi ho detto queste cose?


Ho fatto un ragionamento molto semplice. Gli italiani a tutti i livelli non sanno fare altro che riprodurre corporativismo, mediocrità, falsi giudizi condizionati da reti di relazioni amicali. Il libero pensiero viene isolato, identificato, costretto a lasciare qualsiasi gruppo, considerato fastidioso, pericoloso. 
A questo punto mi domando come ci si può lamentare se la politica è corrotta, lo Stato mafioso, dal momento che nei microcosmi si riproduce quello stesso atteggiamento ipocrita e mafioso che troviamo nel macrocosmo?
Il pesce puzza dalla testa ma la rivoluzione comincia dal basso. Se qualsiasi libero pensiero viene bannato, se l'opinione non può essere espressa, se tutti devono correre in una stessa direzione pena l'esclusione, se la sincerità è abolita in nome di meschine reti trasversali di accordi tra amici della stessa piccola bottega, la mediocrità spacciata per poesia e accettata come buona solo perché chi l'ha scritta è un'amica da cui possiamo trarre vantaggi, mi domando che speranza abbiamo che il nostro Paese possa un giorno migliorare?

Nessuna, temo.

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