domenica 26 giugno 2016

Globali Uno©

Di Franco Piri Focardi©



Mondo, perché

ho potuto comprare

anche quell’ultimo piatto di riso

per gettarlo ai miei cani?


Se ne sta

accoccolata, al centro

della radura, davanti alla

sua casa, una capanna di paglia

vicino al doppio reticolato

della miniera di titanio,

in testa solo

una stoffa bianca e rossa

méssale da qualche vicina

per il sole.

Praticamente nuda

un corpo nero, magro

un pezzo di ebano scolpito

lucido per millenni di storia.

Ogni tanto allarga le braccia

a palpare l’aria, la polvere, l’erba

per poi ritrarle come remi in barca.

I suoi occhi ingialliti

non guardano fuori, ma

dentro in un punto fisso.

I suoi due figli di 8 e 10 anni erano stati reclutati

e portati via per una guerra di niente, povere

lotte per un piatto di riso.

Li vide tornare un giorno, pianse di gioia

abbracciandoli: il villaggio in festa.


Sbucarono una sera, dalla boscaglia

8 sbrindellati ragazzini in uniforme e

armati da un mondo accecato dal

vizio del lusso e del tutto sempre!

Avevano fucili americani, mitra russi e

cinesi, bombe italiane e tedesche.

Presero i due bambini, uno per gruppo

e lì nella radura furon dichiarati traditori!

La madre si gettò ai loro piedi, urlò

pianse, si stese per terra.

Ma quelli in un sol colpo li

sgozzarono, se ne andarono

lasciando i loro corpi cadere

come panni a terra.

Lei li tirò accosto a sé,

cullandoli in un lago di sangue.

Lei al centro in mezzo ai suoi figli,

li accarezzava

muovendo lentamente le labbra.


(Luglio 2001)



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