martedì 21 giugno 2016

Chi tocca il latte muore©

Di Libri Libretti©



La giornata volge al bello, aquiloni volteggiano nel cielo, cielo azzurro e un tripudio di colori, tutto sembra edificante, confortevole. Anche il neonato gorgheggia nella sua carrozzina, occhio furbetto, capello ritto, guance paffute. Il quadro è apparentemente idilliaco, altri bimbi che giocano, rumori assordanti di mezzi in movimento, i sassi scricchiolano sotto i piedi e la terra si attacca alle suole. Le mamme conversano, sorridono, quelle più magre fanno comunella con le più formose, abbigliamento casual, jeans e magliette attillate che mettono in risalto i seni gonfi. Tutte, le più dotate e le meno pettorute, mostrano un seno turgido e capezzoli prominenti come se l’uno fosse l’innesco dell’altro, bombe impietose pronte al botto, lo scoppio è imminente, ma nessuno sembra preoccuparsene, tutt’al più si sgancia un altro bottone. I sorrisi si fanno sempre più importanti, le bocche si aprono e si mettono in risalto i denti appena sbiancati. Non servono occhiali neri, non si richiede una protezione solare, le mamme non ne hanno colpa diretta, anche loro sono rimaste invischiate negli ingranaggi, ingranaggi conici oppure a cremagliera lineare, comunque potenti, distruttivi. Morse, morsetti, strettoi, tutto concorre alla disgregazione del cervello, la morsa si fa sempre più stretta e non riesci a distinguere più il vero dal falso, la pubblicità ti rapisce, ti lega mani e piedi, sei immobile, ascolti ed immagazzini, sempre più rimbambito affronti il quotidiano nella certezza assoluta che quello che stai facendo è la cosa giusta. Mentre nella carrozzina il bambino già abituato a vedere con occhio critico mugola, piagnucola, si agita e pensa: “ancora neonato, minuscolo esserino e già me lo hanno messo nel c …”. Sì è vero non sa ancora camminare, ma ha già subito l’onta della sodomizzazione, non ha possibilità, la multinazionale è troppo potente come un rullo compressore tutto schiaccia e sotterra. Già nel 1977 Stampa Alternativa e il Centro di documentazione di Pistoia avevano provato ad alzare gli scudi, con un libretto di appena 46 pagine con copertina rossa, avevano denunciato le malefatte della Nestlé (in copertina l’accento è sbagliato). In materia di promozione, la Nestlé viene accusata di una politica commerciale aggressiva e irresponsabile, soprattutto per quanto riguarda la promozione di latte per neonati nei paesi in via di sviluppo, che avviene attraverso forniture gratuite a strutture ospedaliere. La stessa UNICEF dichiara che la sostituzione dell’allattamento materno con il latte in polvere, porterebbe nei paesi del Terzo mondo alla morte di circa un milione e mezzo di bambini ogni anno, a causa di problematiche legate alla difficoltà di sterilizzazione dell’acqua e dei biberon utilizzati, fatto che comporta un aumento dei rischi di mortalità post-neonatale rispetto all’allattamento naturale. Ma il colosso Svizzero fa l’orecchio da mercante, mescola le carte, cambia i protagonisti ma lo spartito rimane lo stesso. Il volumetto, gemma pura in un mare di cacca, inizia a sparire dagli scaffali semmai ci è arrivato, si fa sempre più raro ed introvabile. Mentre il libretto divento un oggetto per pochi, la Nestlé da scandalo anche nel nostro paese, dove nel 2009 la filiale italiana è stata penalmente condannata, in compagnia della Tetrapak, al risarcimento danni, tramite un tipo di inchiostro chiamato Itx, per l’inquinamento del latte Nidina. Dove ti giri ti giri sei avvolto da marchi di proprietà Nestlé ed anche il cioccolato produce vittime. La Nestlè viene ufficialmente denunciata per l’uso di manodopera ridotta in schiavitù. Traffico di minori, dal Mali alla Costa d’Avorio, costretti a lavorare dalle 12 alle 14 ore al giorno in piantagioni di cacao; senza stipendio e con cibo in quantità ridotte, poco sonno e ripetute percosse. In quelle zone la multinazionale svizzera è la terza compratrice mondiale, e l’esportazione del cacao, a quanto appurato, sarebbe stata la principale fonte finanziaria per le forze militari della guerra civile.




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