venerdì 3 giugno 2016

Bukowsky, Svastica©


Di Libri Libretti©




È sempre la solita storia, non posso cambiare il mio modo di fare non ce la faccio proprio. Il recupero dei volumetti (MilleLire) è continuato tutto ieri, pensavo fosse una cosa veloce, ma ogni volta che ne trovavo uno mi mettevo a leggerlo. Morale della favola sono stato tutto il giorno a leggere e scribacchiare senza fare quello che mi ero promesso. Alla fine della giornata mi sono detto che ce ne vorrebbero di più di giorni come questo, ho riscoperto dei gioielli che proprio non ricordavo, sono libretti degli anni novanta, acquistati, letti e forse mai più presi in mano. Oggi mi appaiono sotto un’altra veste e li leggo con un altro occhio. Tutti mi sono sembrati originali, ma questo è quello, insieme ad altri, che più mi ha colpito.

Charles Bukowski, “Svastica”, MilleLire Stampa Alternativa, Viterbo, 1994

Svastica è un racconto particolare, inserito nell’edizione originale americana di “Storie di ordinaria follia”, non è quasi mai apparso nell’edizione italiana e nelle successive. I 64 racconti che compongono il libro non ospitano questo racconto (solo l’edizione Feltrinelli e i tascabili economici Newton). La domanda che viene spontanea è quella della motivazione per cui il racconto non è mai stato inserito. Potrebbe essere una eccessiva censura, oppure un giudizio negativo sull’importanza del racconto. Io opterei per la prima ipotesi, il titolo troppo forte, il contenuto altrettanto scabroso sull’ossessione del ritorno del Führer e sulle leggende del non ritrovamento del cadavere del mostro disumano, anche perché il racconto mi sembra più che interessante non solo per la composizione, il modo di affrontare le situazioni, ma anche l’ambiente in cui si sviluppa. Per la prima volta Bukowski non ci fa entrare in manicomi, stanze lorde, bar sommersi dal fumo e pieni di ubriachi e nemmeno ci fa assistere a scene di sesso forti, forzature maschiliste e continue parolacce, ma ci fa entrare addirittura nella Casa Bianca. Luogo in cui si consumano altri tipi di violenze, non quelle fisiche, ma una violenza psicologica, subdola, ingannevole, atta alla riconquista e conservazione del potere. Quindi niente a che fare un Bukowski nazista, ma più precisamente con un uomo “contro”, lui contro tutti, un vero anarchico.
Il racconto è una vera perla, diretto, senza tante sfumature, forse un po’ troppo veloce il finale, leggermente tirato via.

«Benvenuto, Signor Presidente. Ho aspettato molto la Storia, la Scienza e Voi; siete arrivati tutti secondo i piani, oggi...»

Il presidente guardò il vecchio sulla sedia a dondolo. «Mio Dio! Tu sei... tu sei...»
«Mi hai riconosciuto! Altri tuoi concittadini hanno scherzato sulla somiglianza! Troppo stupidi per rendersi conto che ero io...»
«Ma fu provato che...»
«Certo che fu provato. I bunker: 30 aprile 1945. Abbiamo voluto così. Sono stato paziente. [...]»


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