giovedì 30 giugno 2016

Padre Pio? Un impostore©


Di Libri Libretti©






Fin dai tempi del liceo mi erano sorti forti dubbi, poi sei giovane, ti dimentichi, lasci passare del tempo e non ti informi. Quando decidi di informarti le strade sono chiuse, sbarrate. Un gigantesco cartello stradale di divieto d’accesso ti blocca la strada, il tasto è dolente, difficile da affrontare, nessuno, anche i meno bacchettoni, ha le mani legate. L’atmosfera è cupa, nebbiosa, come se un forte temporale fosse sul momento di scoppiare. A tratti ti senti debole, avvilito, sconfortato, pensi a tutti gli intrighi dei quali sei parte integrante, ma ne sei inconsapevole, un burattino legato a dei fili manovrati da abili burattinai. Non puoi fare certe domande, i santi sono intoccabili, quel santo poi non si può neanche nominare. Cosa pensi mai? Non ti fare nemmeno sentire avrai gli strali di tutta la chiesa contro, dei fedeli e dei meno fedeli. Quel santo è una manna, un toccasana anche i meno credenti qualche volta si affidano a lui per ottenere delle intercessioni, delle raccomandazioni e per giunta non puoi metterti contro un santo. Quindi non fare domande, vai a casa, mangia leggero, non prendere caffè e dormi sereno. I dubbi sono degli sciocchi, non devi avere dubbi, devi essere certo che quello che ti viene detto corrisponde a verità. È una verità ecclesiastica non devi discutere. Non scoprire il coperchio, la pentola bolle, ti potresti bruciare, è un affare troppo grande non potresti capire. Eppure a me questa cosa non torna, quei gagliardetti che vedo attaccati in alcune case con l’effige del santo non convincono, non siamo ad una partita di calcio dove frullano interessi paurosi, taci qui frullano ancora più interessi ma tu non lo devi sapere. Raccolgo articoli di giornale, riviste e poi, finalmente, riesco ad entrare in possesso del libro di Mario Guarino, uomo dotato di attributi. Leggo d’un fiato e mi informo ancora di più. Il libro in questione è Beato impostore del 1999 e successivamente Santo impostore del 2002. I due libri sono simili ma non uguali, il secondo contiene qualche variazione e diverse aggiunte oltre alla variazione del titolo in quanto, nel frattempo, con una velocità impressionante, il frate era stato ordinato santo. Mario Guarino, già autore dei “Mercanti del Vaticano”, reportage sulle scorrerie finanziarie della Chiesa cattolica, ci propone ora una biografia “non autorizzata” sul santo e agitatore politico di Pietralcina. Il libro è ben scritto e documentato, spesso le fonti sono di origine ecclesiastica dai contenuti particolarmente negativi nei confronti di frate Francesco Forgione successivamente padre Pio. 




Le notizie, documentate e ben spiegate, offrono un’immagine molto più terrena del frate con le “stimmate”. Vere? False? Ogni verifica scientifica è sempre stata abilmente saltata e nessuno ha mai potuto verificare con certezza la veridicità delle stimmate. Nel 1920 padre Agostino Gemelli, consulente del Sant’Uffizio, venne incaricato di visitare padre Pio. La visita avrebbe dovuto eseguire “un esame clinico delle ferite”, cioè delle stimmate. Il frate rifiutò: mancava l’autorizzazione scritta del Sant’Uffizio. Padre Gemelli stilò ugualmente una diagnosi: “È un bluff … Padre Pio ha tutte le caratteristiche somatiche dell'isterico e dello psicopatico … Quindi, le ferite che ha sul corpo... Fasulle … Frutto di un’azione patologica morbosa … Un ammalato si procura le lesioni da sé … Si tratta di piaghe, con carattere distruttivo dei tessuti … tipico della patologia isterica”. Solo due medici riuscirono ad avvicinare padre Pio, il dottor Vincenzo Tangaro e il professor Amico Bignami. Il medico napoletano Vincenzo Tangaro durante l’incontro con padre Pio osservò attentamente le mani e poi sul quotidiano Il Mattino, scrisse: “Le stigmate sono superficiali e presentano un alone dal colore caratteristico della tintura di iodio”. Il professor Amico Bignami, come ancora racconta Mario Guarino, nella relazione precisò che le stimmate “rappresentano un prodotto patologico, sulla cui genesi sono possibili le seguenti ipotesi: “determinate artificialmente o volontariamente”, “manifestazione di uno stato morboso”. L’ipotesi più probabile del professore era fossero state “mantenute artificialmente con un mezzo chimico, per esempio la tintura di iodio”. Dai documenti risulta che padre Pio fin dagli anni ‘30 capeggiasse un business formidabile impiantato su se stesso: stimmate, miracoli, scia profumata al gelsomino. Per il Vaticano padre Pio era un problema spinoso e di difficile soluzione: trascinava le folle, cadeva in estasi angeliche e in possessioni demoniache, aveva malori improvvisi ed inspiegabili, atteggiamenti mondani sopra le righe e inclinazioni militariste e fasciste. Al tempo della Grande Guerra si schierò con gli interventisti. Richiamato alle armi, cercò di boicottare il richiamo, riuscendoci con raccomandazioni e finte malattie avvalorate da medici compiacenti. Nel 1920 San Giovanni Rotondo fu il campo di una strage in cui si contarono quattordici morti e diversi feriti; la eseguirono gli “Arditi di Cristo”, clerico-fascisti con cui il frate era in combutta. Al momento in cui il Vaticano decide di trasferire il frate in un altro convento, si dimostra ancora un abile genio dei complotti, con l’aiuto del gerarca fascista e di altri faccendieri riesce a stampare all’estero un pamphlet diffamatorio nei confronti delle gerarchie vaticane. Il libello sarà una preziosa merce di scambio e con il ricatto pronto ad esplodere rimane dov’era e torna alle sue normali attività truffaldine. La chiesa sembra dissociarsi da tutto questo fino a che non arriva Paolo VI il quale aveva un occhio di riguardo per i grandi “affari”. Interviene con denaro fresco per sollevare dal fallimento l’ospedale “Casa sollievo della Sofferenza” fondato dal padre entrando così di soppiatto nella conduzione dell’immobile. Oggi è una struttura che incassa annualmente diversi milioni di euro dallo Stato e dalla regione Puglia, diversi dei quali girocontati al Vaticano. In conclusione un mercimonio, un business legato ad un sistema consolidato e perfettamente oleato, souvenir, gadget, offerte, alberghi, ristoranti tutto riconduce allo strapotere ecclesiastico. Un libro che denuncia un’Italia culturalmente arretrata che non riesce a liberarsi da una realtà pregna di superstizione. un libro scomodo, fuori dal coro, inviso dai più che ha avuto difficoltà a circolare, osteggiato e messo in cantina è passato di mano in mano con il passa parola




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mercoledì 29 giugno 2016

Canfrac©


Di Luca Crastolla©






Canfrac 

dove i treni perduti

schiantano l’ultima ganascia

al deliquio ossidato

della carcassa del tempo



Canfranc

orecchino di perla

monile 

di caviglia di Pirene



Cinquecentoventi

varchi alla chiglia

drenano memorie virate all’insonnia



Chlomo al cartone dei quattro averi

stringe l’ultima

lacrima d’aceto

la piccola Esther è già sgusciata

sul folle alato 

di un cavallo a dondolo



Le scie squamano 

per aree di vetro smeriglio:

al bar ululano le divise

nell’intercapedine Esteban di Saragozza

la sala d’aspetto 

ostaggio delle farfalle nere



il convoglio deraglia

di mille bulini alla safena






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martedì 28 giugno 2016

Po(v)eti si nasce (da Controesercizii d'idillio)©

Po(v)eti si nasce


Foto Mary Blindflowers©


Gambe giganti

nuovi autori fumanti

appena usciti dalla tipografia,

tic tac,

tac tic,

eccoli piccoli Borghi

dentro orologi carpiti

nella cristalleria del sussiego,

ma prego,

avanti

prego!

Neofiti di film marziani

proposti in extramondovisione,

venghino, siori,

venghino,

giovini e anziani!

Sognare è sempre

una bella frettolosa emozione.

Po(v)eti si nasce,

non si diventa,

il resto


si inventa.

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Brodo falsippocratico©

Di Mary Blindflowers©


Opera di Franco Piri Focardi©




Brodo falsippocratico,

tasto esantematico a freddo

sulla pelle calda,

stetoscopio che esplora

come

insetto primordiale

e

girano i tuoi occhi cibernetici

nell'orbita elicoidale

del guadagno.

A naso

hai qualcosa che ricorda

un minerale

o una rosa da vaso,

artificiale.

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Lo scrittore dinosauro ai festival dell'estinzione©

Davide Bregola©



D'accordo, qualcuno di loro scrive romanzi, qualcuno, come nel caso di Ligabue scrive racconti - poi dicono che i racconti non vendono -, qualcun altro scrive reportage o autobiografie in cui racconta quanti video posta su YouTube, quanti followers ha su Instagram, quanti Like ha su Facebook e via discorrendo. Ma il dato di fatto, incontestabile, è che il vero mainstream, oggi, non lo fanno i giallisti o i vari scrittori di romanzi, ma orde di persone, barbari veri e propri, che rimangono in classifica per anni come nel caso del Dottor Mozzi e della sua visionaria dieta basata sulla compatibilità tra cibo e gruppo sanguigno, o politici come Matteo Salvini e fumettisti alla Zero Calcare ed evergreen come Raffaele Morelli.

Intanto gli scrittori vanno nelle cinquine dei premi, le fascette aumentano esponenzialmente con il calo delle vendite, entrano in crisi e provano a scrivere romanzi storici che non vendono, allora provano con il giallo, che non vende, s'incaponiscono scrivendo un romanzo d'amore, che non vende, si buttano sulla poesia e infine non gli rimane altro da fare che un sequel del loro libro più venduto; di solito l'esordio di tanti anni prima. Ai festival letterari invitano attori, registi, fumettisti, giornalisti, opinionisti radiofonici e televisivi, fenomeni da baraccone, scimmie e folletti con bandana, tranne che gli scrittori. Perché tutti questi sono più comunicativi dei romanzieri e sembrano pure più intelligenti...
È una tendenza ormai decennale, ma se fino a questo momento era tutto latente, l'incapacità a parlare ai propri contemporanei, da parte degli scrittori, è ormai conclamata. Basta aver assistito a qualche incontro in cui Fabio Volo o Jovanotti erano invitati con maître à penser che fino a qualche anno fa erano mattatori retorici e oggi vengono affossati dall'immediatezza, dall'arguzia e dalla velocità di pensiero dei nuovi opinion leader che vendono, sono popolari, vengono seguiti dai lettori e sui social, vengono citati e condivisi come fossero i nuovi intellettuali, se ancora questa parola avesse senso, e danno pure l'impressione di essere dei veri e propri seduttori...




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domenica 26 giugno 2016

Globali Uno©

Di Franco Piri Focardi©



Mondo, perché

ho potuto comprare

anche quell’ultimo piatto di riso

per gettarlo ai miei cani?


Se ne sta

accoccolata, al centro

della radura, davanti alla

sua casa, una capanna di paglia

vicino al doppio reticolato

della miniera di titanio,

in testa solo

una stoffa bianca e rossa

méssale da qualche vicina

per il sole.

Praticamente nuda

un corpo nero, magro

un pezzo di ebano scolpito

lucido per millenni di storia.

Ogni tanto allarga le braccia

a palpare l’aria, la polvere, l’erba

per poi ritrarle come remi in barca.

I suoi occhi ingialliti

non guardano fuori, ma

dentro in un punto fisso.

I suoi due figli di 8 e 10 anni erano stati reclutati

e portati via per una guerra di niente, povere

lotte per un piatto di riso.

Li vide tornare un giorno, pianse di gioia

abbracciandoli: il villaggio in festa.


Sbucarono una sera, dalla boscaglia

8 sbrindellati ragazzini in uniforme e

armati da un mondo accecato dal

vizio del lusso e del tutto sempre!

Avevano fucili americani, mitra russi e

cinesi, bombe italiane e tedesche.

Presero i due bambini, uno per gruppo

e lì nella radura furon dichiarati traditori!

La madre si gettò ai loro piedi, urlò

pianse, si stese per terra.

Ma quelli in un sol colpo li

sgozzarono, se ne andarono

lasciando i loro corpi cadere

come panni a terra.

Lei li tirò accosto a sé,

cullandoli in un lago di sangue.

Lei al centro in mezzo ai suoi figli,

li accarezzava

muovendo lentamente le labbra.


(Luglio 2001)



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Lo sfruttamento alimentare collettivo©


Di Libri Libretti©

Lo sfruttamento alimentare (Collettivo controinformazione scienza), Collettivo di documentazione di Pistoia - Stampa Alternativa, 1975, formato 21x27,5.



Dopo l’arrabbiatura di ieri sera, a causa della cancellazione su fb di un mio articolo, evento straordinario perché non mi capita mai, ho passato una notte serena, mi sono alzato in perfetta forma e desideroso di spulciare le pile dei libri che mi sono arrivati e che ancora non ho avuto modo di guardare e catalogare. Ho visto i post di Maria Concetta che ha dimostrato una tesi che portavo avanti da tempo, primo penso che ci siano due trattamenti diametralmente opposti tra chi paga e chi si affaccia ai social gratuitamente e secondo che a Facebook non interessi niente se posti un nudo, pornografia o sesso esplicito, ma non puoi parlare di cultura a tanti. La penna fa paura, la penna crea informazione, cultura, l’ignoranza ti rende gretto, povero di spirito, una pecora che segue il gregge, diventi ubbidiente, non riesci ad esprimere le tue opinioni, non ne hai. La parola rimane scritta sul foglio, la puoi tramandare, rileggere e attraverso la lingua, suo indispensabile strumento, puoi discutere, confrontarti, dialogare e soprattutto ti puoi ribellare. Tutto ciò fa paura, meglio interrompere, segare alla radice, niente deve germogliare, la scrittura, mezzo con cui la lingua si affila come una spada, è uno strumento troppo potente. Gli strumenti potenti in mano al popolo vanno sotterrati, tolti dalla circolazione e la Casta continua così la sua buona convivenza.
Quindi i libri fanno paura, metti che, distrattamente, qualcuno li legga, anche lui verrà informato; il libri scomodi vanno tolti dalla circolazione, ritirati dal commercio, mica si censurano, la condanna rimane scritta, può essere sbadatamente letta, si fanno sparire, si mandano al macero, si acquistano in quantità notevole per poi, senza volerlo, sotterrarli. Anche “Lo sfruttamento alimentare” con tutta probabilità ha subito un percorso del genere, introvabile è presente solo in sei biblioteche che tolta la Braidense di Milano, le altre si occupano specificatamente di movimenti di liberazione. Il libro edito dal Centro documentazione di Pistoia e Stampa Alternativa nel 1975 ha precorso i tempi, era avanti con le idee e soprattutto faceva conoscere altre realtà fuori dall’Italia proponendo ritagli di giornali di altre nazioni. Il fascicolo, uno dei numerosi interventi di Stampa Alternativa sui temi della salute e alimentazione, denunciava le innumerevoli sofisticazioni e truffe dell'industria alimentare ai danni dei consumatori. Dopo quarant’anni è sempre attuale, purtroppo introvabile e quindi illeggibile.


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sabato 25 giugno 2016

Raffaello Brignetti (Isola del Giglio, 21 settembre 1921 – Roma, 7 febbraio 1978)©

Di Libri Libretti©




Non vorrei sembrare attaccato al passato, non mi voglio identificare nella figura del nonno che, attaccato alla rete metallica, guarda l’escavatore che lavora ed esclama: “Non è più come un tempo, prima le cose funzionavano”. No, non voglio né essere considerato né considerarmi un vecchio che osanna solo il passato, ma dimenticando la maggior parte dei nostri scrittori in bauli impolverati rischiamo di distruggere la storia e la memoria. La memoria si è indurita, non è più flessibile e si sta accorciando sempre più. I ritmi sono veloci e gli ingranaggi poco oleati, tutto viene triturato e portato al macero, basti pensare a quanto rimane un libro in libreria prima di essere destinato a trasformarsi in poltiglia. A me piace tenere ben in evidenza quelli che sono stati gli scrittori che in passato hanno lasciato una qualche traccia ma che in questo momento pochi conoscono. Uno di questi è senz’altro Raffaello Brignetti. 




Molti si domanderanno chi sia costui e da dove salti fuori, in realtà fine anni sessanta inizi anni settanta era considerato un gran bravo scrittore. Raffaello Brignetti nasce all’Isola del Giglio nel 1921, ma la sua infanzia e la prima giovinezza la trascorre all’Isola d’Elba al faro di Forte Focardo, di cui suo padre era guardiano. Passa tutta la sua adolescenza all’Elba tra Porto Azzurro e Portoferraio dove conseguirà la maturità classica. La permanenza all’Elba, il suo sentirsi isolano, lo porterà a scrivere prevalentemente di mare. Si trasferisce a Roma per intraprendere gli studi universitari che verranno interrotti per lo scoppio della seconda guerra mondiale. Combatterà in Grecia e dopo l’8 settembre del 1943 sarà catturato dai tedeschi, fatto prigioniero e portato nei campi di lavoro in Germania per più di due anni. Tornato in Italia si laurea nel 1947 in letteratura italiana. 





A Roma inizia la carriera giornalistica collaborando a “Il Giornale d’Italia”, “Il Tempo” e il “Corriere della Sera”, collaborazioni che dovrà interrompere nel 1961 a causa di un terribile incidente che lo renderà incapace di muoversi. Menomato nel fisico, ma non nello spirito, torna all’Elba prima nella Torre medicea di Marciana Marina e successivamente nel più comodo, per le sue condizioni, piccolo appartamento ai piedi della torre. Il suo carattere forte, non curante del tempo avverso e delle condizioni del mare, lo porta ad essere sempre lucidissimo e nonostante i problemi evidenti riesce a scrivere e a scrivere molto bene; con “Il gabbiano azzurro” , Einaudi, 1967 vincerà il premio Viareggio e con “La spiaggia d’oro”, Rizzoli, 1971 vincerà il premio Strega. Morirà a Roma nel 1978. Alcuni libri sono stati pubblicati anche dopo la sua morte, ma rimane, ad oggi, un “quasi” sconosciuto.








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giovedì 23 giugno 2016

Un sogno piccolino (Da controesercizi d'idillio©)

Di Mary Blindflowers©

L'incubo di Wilma, olio su tela 1,50 x 90 cm.
Mary Blindflowers©


Un sogno piccolino

nasce, si sviluppa

come una pianta da giardino,

di un verde tenero ammaliante

nello psichedelico fragrante sole

settembrino

e

geme il sogno come puppa

di crisalide abortita,

Settembre è un acquitrino

di cadaveri portati dalla vita

su ascensionali venti pilotati

contro la durezza dell'inverno,

Settembre,

inferno autogestito

di vigliacchi

in cui si bandisce il nero

e il bianco.

Ma per me il grigio

è, purtroppo,

un colore troppo stanco.



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Travestiti di Lisetta Carmi©

Di Libri Libretti©



Lo scopo della vita è vivere, e vivere significa essere consci, gioiosamente, ebbramente, serenamente, divinamente consci. (Henry Miller)

Non la conoscevo di persona, mi era stata presentata da un amico virtuale come una grandissima appassionata di libri, come una persona appassionata della vita. Ci siamo messi in contatto ed ho apprezzato la sua enorme cultura, la sua capacità di combattere per gli altri, era una partigiana, di quelle con i piedi logori e i pantaloni sdruciti e lacerati nel sedere, una ragazza piena di entusiasmo per qualsiasi cosa facesse. Insegnava e credo avesse in progetto di partire da Parma, dove abitava, e dall’Italia, solo un anno diceva lei. Aveva mille progetti. Circa quindici giorni fa mi contattò per sentire se riuscivo ad aiutarla a trovare un libro, abbiamo scambiato alcune parole. Poi sono partito per una breve vacanza di cinque giorni, adesso è rimasto solo il suo profilo, Sara non c’è più, rapita da un incidente stradale dopo tre giorni di coma. Credo che, certo dei comuni intenti culturali e civili, avrebbe apprezzato questo libro che le dedico con la semplicità con cui si è sempre rapportata a me.

Lisetta Carmi, Travestiti, Essedi Editore, Roma 1972




Uno dei libri più ricercati e rari, ne converrà con me Simone Berni, un libro bellissimo ormai introvabile. Lisetta Carmi, classe 1924, ha fotografato per prima i travestiti di Genova negli anni ‘60 documentando una sconvolgente realtà che non sembra troppo lontana da quella di oggi. Lisetta inizia a fotografare i travestiti a Genova nel 1965 durante una festa di capodanno, dalle parti di Via del Campo, uno dei primi “ghetti” omosessuali d’Italia.«Pasquale il Napoletano, la Bella Elena, la coppia di spagnoli...C'era chi li chiamava brutta gente, ma i brutti erano i clienti, borghesi, preti e stranieri che arrivavano con le navi» – «Ho lavorato coi travestiti dal ’65 al ’71, li ho protetti e difesi. In totale amicizia. Il lavoro è nato grazie ad un amico. A quei tempi una persona giovane che frequentava i travestiti era considerata semplicemente matta. Certe volte mi mettevo dietro ad una tenda, aspettavo che il cliente avesse finito di fare quello che voleva fare ed uscivo. La Morena è quella che ha ispirato “Via del Campo” a De Andrè. Era una madre. Avrebbe voluto fare la suora. Casa sua era piena di immagini religiose. Oltre ad un bellissimo ritratto di lei vestita da suora. Mi ha chiamata prima di morire, dopo trent’anni. Ci siamo abbracciate» – «Io ho sempre lavorato per capire. Delle fotografie non me ne è mai fregato niente. Era un mondo dove nessuno poteva entrare. Quando abbiamo voluto pubblicare il libro è stato un dramma. Non esistono gli uomini e le donne, esistono gli esseri umani. Quando ero piccola volevo essere un maschio ma stando con loro ho capito che ero contentissima di essere una donna, solo che ne rifiutavo il ruolo classico. Le donne devono essere madri, mogli, amanti. I genitori nel tentativo di educare i figli li violentano. E’ sufficiente dar loro l’esempio. La famiglia è una prigione. Gli uomini che vanno coi travestiti sono porci. Buoni borghesi, molti preti. Spesso andavano solo a parlare con loro per evadere dal loro quotidiano. I fondi i cui i travestiti abitavano venivano dati in affitto a caro prezzo dalle famiglie ricche di Genova. Il travestimento era un reato, spesso venivano arrestati. La polizia avrebbe voluto arrestare anche me perché ero comunista. La tariffa allora era 5.000 o 10.000 Lire» (Lisetta Carmi). 
Il libro subì molte traversie prima di essere pubblicato e dopo la pubblicazione. La reazione fu esagerata: le librerie di Milano non lo volevano esporre. Cesare Musatti si rifiutò di presentarlo dicendo che per lui erano tutta gente da mettere all’ospedale, la frangia cattolica si scandalizzò e ne chiese il ritiro. Fu infine presentato da Mario Mieli a Milano e Dacia Maraini a Roma.



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mercoledì 22 giugno 2016

"Le cose dell'orologio", ovvero l'onestà intellettuale non paga©

Di Mary Blindflowers©




Stamattina mi sono svegliata di buon'ora e ho riflettuto per un po', postare o no una recensione ad un libro che non mi è piaciuto? Perché ci ho pensato? Perché l'autore un tempo era tra i miei contatti, potrebbe pensare che il mio giudizio sia dettato da ripicca. Allora gli mando la recensione in anteprima perché la legga e gli dico: "siccome la recensione non è positiva, ed è quello che penso del tuo libro, se vuoi non la posto".
Mi ha risposto che siccome ho litigato con una sua amica di nome Martinelli il mio parere non lo interessa, come se il giudizio su un libro dipendesse da rapporti interpersonali.
Ho precisato nella sua bacheca che quella che definisce una "sua impressione" era dettata dal fatto che io gli abbia mandato la recensione in anteprima lasciando decidere a lui se dovessi postarla o no.
Ha cancellato i miei commenti, ma io ho fatto una foto:




I miei commenti sono stati tutti cancellati. Non li troverete più nella bacheca del correttissimo Borghi.

Molto dibattuta alla fine ho deciso di postare. Ho letto con attenzione il libro. I rapporti personali e la scorrettezza intellettuale dell'autore non influenzano affatto il mio giudizio.

Preciso che è una cosa che faccio sempre, informare l'autore in caso di stroncatura, in modo che lui possa scegliere se preferisce o no che la posti. 
Ecco la mia recensione:



Una piccola stazione, un orologio rubato, un coro di parlanti popolari “tipici” di un microuniverso paesano, e si innesca il meccanismo di una storia grottesca dal titolo “Le cose dell'orologio”, di Mario Borghi, edito da Rogas per la collana Bandini.
Lo stile è classico, senza particolari concessioni al lirismo, un poco ripetitivo in alcune parti, alcuni particolari vengono infatti reiterati inutilmente, anche quando il lettore è già informato. Le poesie innestate dentro il romanzo e che dovrebbero fornire una traccia al lettore sono banali:


E' che non ce la faccio in questa vita.

No, non ce la faccio.

Ma non è detto che non voglia,

semplicemente non posso.

Non ne posso più.

Ma vorrei non perderla 

del tutto

la speranza e la bellezza

di quello che potrebbe essere...


Alcuni personaggi appaiono inoltre del tutto inutili, come, per esempio, la bambine che, dopo la scomparsa dell'orologio scrivono le letterine di protesta. Ne bastava una di bambina, che magari poteva servire a far capire l'ambiente e le vezzoserie di un paese fatto di invidie reciproche e ostentazioni di grandezza, due appaiono pleonastiche, come un tentativo di riempire la pagina a tutti i costi con scenette tipiche. Purtroppo la scena in cui la prima bambina e la seconda si scontrano è del tutto inutile nell'economia generale del racconto e descritta senza movimento emotivo. 
Il trip che coinvolge due personaggi all'interno del romanzo appare illogico, innestato nel contesto in modo innaturale, come un oggetto buttato da una finestra per dare un tocco onirico ad un ambiente in realtà molto reale. Anche la metafora delle lancette al rovescio non è sviluppata in modo da offrire sensi che vadano oltre il percepito.
La parte iniziale molto lenta (si impiegano parecchie pagine a dire che è stato rubato un orologio), cozza con il finale, buttato lì velocemente, come se l'autore avesse fretta di finire, oltretutto rimpinzando la trama di particolari che appesantiscono il condimento e che potevano essere enucleati prima con più calma.
Verso il finale la trama si impasticcia, il racconto perde ancora più pathos a causa dello stile troppo rigido, quasi burocratico. I dialoghi mancano di quell'humor che invece Borghi possiede a piene mani ma che in questo romanzo ha come trattenuto, imbrigliato verso canali di raffrenata compostezza formale.
La trama in realtà è interessante, potrebbe veicolare significati filosofici di portata più profonda, se adeguatamente sviluppata, ma Borghi preferisce fermarsi ad una filosofia spicciola descritta con un linguaggio da ragioniere.
Sembra proprio il libro scritto da un ragioniere che non sa andare oltre pochi personaggi tipici di paese e qualche allusione filosofica abortita sul nascere per mancanza di tempo.




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Borderline Avenue©

Di Luca Crastolla©




Displays istruiscono gazze da conio migrate all’amore



le pattuglie del monossido

un posto di blocco 

le sirene che frullano



e la fretta

la foga che si finge 

avvalora vuoti a perdere 

guadagno di rate fanculo di tempo



make up for your right

make up 

make up for your right

make up



un' esplosione di cemento 

in Borderline Avenue

dove arrampicata su punte di tarlo 

la luna danza un’ edera di silenzio



vibrisse di sfinge

nel capello un soldo di litio





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martedì 21 giugno 2016

Chi tocca il latte muore©

Di Libri Libretti©



La giornata volge al bello, aquiloni volteggiano nel cielo, cielo azzurro e un tripudio di colori, tutto sembra edificante, confortevole. Anche il neonato gorgheggia nella sua carrozzina, occhio furbetto, capello ritto, guance paffute. Il quadro è apparentemente idilliaco, altri bimbi che giocano, rumori assordanti di mezzi in movimento, i sassi scricchiolano sotto i piedi e la terra si attacca alle suole. Le mamme conversano, sorridono, quelle più magre fanno comunella con le più formose, abbigliamento casual, jeans e magliette attillate che mettono in risalto i seni gonfi. Tutte, le più dotate e le meno pettorute, mostrano un seno turgido e capezzoli prominenti come se l’uno fosse l’innesco dell’altro, bombe impietose pronte al botto, lo scoppio è imminente, ma nessuno sembra preoccuparsene, tutt’al più si sgancia un altro bottone. I sorrisi si fanno sempre più importanti, le bocche si aprono e si mettono in risalto i denti appena sbiancati. Non servono occhiali neri, non si richiede una protezione solare, le mamme non ne hanno colpa diretta, anche loro sono rimaste invischiate negli ingranaggi, ingranaggi conici oppure a cremagliera lineare, comunque potenti, distruttivi. Morse, morsetti, strettoi, tutto concorre alla disgregazione del cervello, la morsa si fa sempre più stretta e non riesci a distinguere più il vero dal falso, la pubblicità ti rapisce, ti lega mani e piedi, sei immobile, ascolti ed immagazzini, sempre più rimbambito affronti il quotidiano nella certezza assoluta che quello che stai facendo è la cosa giusta. Mentre nella carrozzina il bambino già abituato a vedere con occhio critico mugola, piagnucola, si agita e pensa: “ancora neonato, minuscolo esserino e già me lo hanno messo nel c …”. Sì è vero non sa ancora camminare, ma ha già subito l’onta della sodomizzazione, non ha possibilità, la multinazionale è troppo potente come un rullo compressore tutto schiaccia e sotterra. Già nel 1977 Stampa Alternativa e il Centro di documentazione di Pistoia avevano provato ad alzare gli scudi, con un libretto di appena 46 pagine con copertina rossa, avevano denunciato le malefatte della Nestlé (in copertina l’accento è sbagliato). In materia di promozione, la Nestlé viene accusata di una politica commerciale aggressiva e irresponsabile, soprattutto per quanto riguarda la promozione di latte per neonati nei paesi in via di sviluppo, che avviene attraverso forniture gratuite a strutture ospedaliere. La stessa UNICEF dichiara che la sostituzione dell’allattamento materno con il latte in polvere, porterebbe nei paesi del Terzo mondo alla morte di circa un milione e mezzo di bambini ogni anno, a causa di problematiche legate alla difficoltà di sterilizzazione dell’acqua e dei biberon utilizzati, fatto che comporta un aumento dei rischi di mortalità post-neonatale rispetto all’allattamento naturale. Ma il colosso Svizzero fa l’orecchio da mercante, mescola le carte, cambia i protagonisti ma lo spartito rimane lo stesso. Il volumetto, gemma pura in un mare di cacca, inizia a sparire dagli scaffali semmai ci è arrivato, si fa sempre più raro ed introvabile. Mentre il libretto divento un oggetto per pochi, la Nestlé da scandalo anche nel nostro paese, dove nel 2009 la filiale italiana è stata penalmente condannata, in compagnia della Tetrapak, al risarcimento danni, tramite un tipo di inchiostro chiamato Itx, per l’inquinamento del latte Nidina. Dove ti giri ti giri sei avvolto da marchi di proprietà Nestlé ed anche il cioccolato produce vittime. La Nestlè viene ufficialmente denunciata per l’uso di manodopera ridotta in schiavitù. Traffico di minori, dal Mali alla Costa d’Avorio, costretti a lavorare dalle 12 alle 14 ore al giorno in piantagioni di cacao; senza stipendio e con cibo in quantità ridotte, poco sonno e ripetute percosse. In quelle zone la multinazionale svizzera è la terza compratrice mondiale, e l’esportazione del cacao, a quanto appurato, sarebbe stata la principale fonte finanziaria per le forze militari della guerra civile.




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