mercoledì 18 maggio 2016

Sofà©

Di Cosimo Dino-Guida

finale di Mary Blindflowers©




La piccola cucina era ordinata e pulita, come se nulla fosse stato cucinato.
Al centro della stanza il tavolo quadrato era accuratamente apparecchiato per due, con tovaglia a fiori, piatti, posate bicchieri e tovagliolini di carta. In un cestino ovale di vimini si contrapponevano fette di pane accuratamente ordinate e separate: bianche e fresche da una parte, tostate quasi bruciacchiate dall’altra parte.
Una pentola di coccio borbottava silenziosamente solleticata da una tenue fiammella.
La voce di una faccia triste da speaker televisivo enumerava i fatti di cronaca da un piccolo schermo piatto.
Lui se ne stava seduto, annoiato, su una seggiola impagliata, a ridosso del tavolo, una sigaretta accesa e la cenere lunga, lo sguardo vagabondo.
L’uscio di casa si aprì e si richiuse rumorosamente, restituendogli attività mentale. Certi tempi li aveva impressi bene in testa. “Ora va in camera, posa i libri sul tavolo, la borsa sulla seggiola… ora leva le scarpe e le mette nella scatola… ora si spoglia e lascia tutto sul letto prima di indossare la felpa…ora va in bagno… pipì… raccoglie i capelli sulla nuca e li ferma con un elastico… lava le mani… eccola. Dieci secondi e arriva”. E mentre calcolava i momenti di lei, aveva buttato la sigaretta, spento il fuoco sotto il coccio, acceso il forno per dare l’ultimo colpo di doratura all’arrosto e alle patate, versata la zuppa nelle scodelle, presa l’acqua dal frigorifero e versato un dito di vino nei bicchieri. Tutto pronto, e si fermò in piedi accanto alla tavola fumante di buon profumo.
«Buonasera papà» gli disse la figlia materializzandosi sulla porta con un gran sorriso e gli occhi stanchi, «cosa hai fatto di buono?». Si mise a sedere, impugnò il cucchiaio, annusò la zuppa e ne assaggiò. «Buona! Come piace a me… e bella calda». Una cucchiaiata piena. «Ci voleva col freddo che fa fuori stasera.»
«C’è anche l’arrosto con le patate». Puntualizzò lui.
«Non so se ne mangerò… sono stanchissima e devo ancora mettere a posto gli appunti di oggi. Che lezione! Non finiva più di parlare il professore, e quando ha finito la lezione mi sembrava di non avere più le dita».
Lui non parlava. Stava lì a fissarla, godendo di ogni istante che gli era concesso. La sua minestra era ancora tutta nel piatto, e lei già aveva finito, si era alzata e aveva messo tutto a lavare nella vaschetta con la saponata.
«Buona notte, papà» gli disse sfiorandogli una guancia con un bacio. «Vado a sistemare gli appunti e poi dormo. Sono stanchissima. Tu lavori o riposi? Buona notte».
Non attese una risposta. Era già sparita.
Lui finì la cena, sparecchiò e rimise tutto in ordine.
Spense la luce in cucina e muovendosi a memoria arrivò al suo posto preferito, in un angolo del grande sofà nel soggiorno. Accese la televisione. Davano un film visto e stravisto, ma a lui piaceva tantissimo. Svuotò la testa da ogni altro pensiero e si concentrò sull’ascolto dei dialoghi e l’esame visivo delle scene, cercando di coglierne bene ogni dettaglio che gli fosse in precedenza sfuggito.

«Cosa guardi?»
La voce della figlia che nel frattempo era tornata in cucina, gli arrivò impertinente sulla nuca e lo fece trasalire. 
«Tornatore. La leggenda del pianista sull’Oceano.»
«L’ho visto. Bello». Lei prese posto al centro del sofà. «Sai quale è la scena che mi piace di più? Quando lui incide il disco e vede lei dietro l’oblò e si innamora e suona quella musica dolcissima».
«E l’amico che racconta al vecchio di quando lui decise di scendere a terra?».
«E loro due nella nave che sta per saltare in aria?».
«E quando lui la insegue sulla nave per darle il disco mentre stavano sbarcando e non ci riesce?».
Lei si avvicinò al padre, gli si accoccolò accanto con la testa posata sul petto.
«Papà… e se mi addormento? Mi prendi in braccio e mi porti a letto?».
«Quando il film è finito».
Lei gli si strinse ancora più forte accanto.
«Papà… Non ti manca la mamma?».
Lui le sfiorò i capelli con un bacio.
«Questo film mi strappa le lacrime dagli occhi… voglio vederlo con te… Ti ho preparato la tisana, è buona, ai frutti di bosco che ti piacciono tanto, papà.  Piaceva tanto anche alla mamma, ricordi? Piangiamo un poco insieme?».


Lei sapeva che il veleno avrebbe fatto effetto a breve. Aggiungere un po' di digitale alla tisana non le era costato niente, dato che lui la prendeva regolarmente per il cuore. Tutti avrebbero pensato ad un errore nel dosaggio, nessuno avrebbe sospettato di nulla, anche perché ultimamente lui non ricordava bene le cose. Giorni prima lei lo aveva portato dal medico per informarlo circa i vuoti di memoria del padre.

All'alba lui stava rigido, sulla poltrona. La televisione era ancora accesa. Trasmettevano un vecchio film in bianco e nero: Arsenico e vecchi merletti.






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