domenica 15 maggio 2016

Romantronica (dalla prefazione)©


di Mary Blindflowers©




Romantronica di Roberto Guerra appare fin da un primo sguardo una raccolta ipnotica, satura di immagini destrutturaliste intersecantesi senza posa, che saziano l'occhio e disegnano un ritmo ammaliante teso verso l'elettrico, il frizzante, il ciberspazio, l'essenza ultima e la bellezza delle cose.
Versi lucidi e densi, ricchi di metafore.
Si vive purtroppo in un'epoca di aspra misoginia italica, covata sotto la cenere di finti catto-perbenismi, in una stagione poetica delle poche idee ma pessime. Due tendenze: stile imitazione ottocento che puzza di stantio imitativo oppure ipermodernismo espresso attraverso una moda pseudo-hippy ma rigorosamente con abiti griffati, che vorrebbe addirittura abolire la punteggiatura in nome di un egocentrismo plastificato di maniera.
Romantronica riesce a distinguersi dal muffoso comune buon senso, riesce ad essere poesia fresca e sperimentale, come una doccia ghiacciata alla bigotteria imperante.
La voce di Guerra si pone in una posizione alternativa rispetto all'universo femminile, con l'esaltazione proprio di quella femmina pura e ribelle, invisa alla religione e ai buonisti. Quella donna che racchiude la volta celeste nel segreto delle pupille cerulee, e strega sempre giovane ammalia la terra mangiando i cuori degli uomini.
La tradizionale figura della Lilith, prima moglie di Adamo, divoratrice con connotazione negativa, ribelle moglie che partorisce mostri per non essersi sottomessa al maschio e al dio del fallo, viene qui con rovesciata nel piacere che prova il poeta nel constatare che la donna dura come diamante combatte con petali le spade, avvelenando i maggiordomi del pianeta. La fata di ascendenza lilithiana ha un fascino malefico, sirenico nella concezione magica ortodossa. Essa si presenta con labbra nero-violacee e denti perfetti, lunghe unghie argentee che spezzano la fuliggine trasparente da cui è circondata. Per gambe ha code di serpenti, volto biancastro, pupille di color cupo e senza fondo.
In queste liriche invece la prospettiva muta. Lilith appare come bellezza e tentazione, in fuga dal maleficio/ delle stagioni ibernate / finalmente in boccio/ nelle 4 primavere/ dalla meraviglia della musica/ in note di silicio e glicine.
Alice è a sua volta un incanto, Marylin tutta terra, Moana una meravigliosa pornovergine, Valentina ha di pura luce i pori, mentre le stelle creano equazioni azzurre...

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