sabato 14 maggio 2016

Olivia, la lista dell'improponibile, recensione di Roby Guerra©

Di Roby Guerra©


Olivia, la lista dei sogni possibili, Paola Calvetti, Mondadori.
Questa nostra recensione s'intenda non solo in senso relativamente ad personam, ma in senso paradigmatico di certo convenzionalismo manieristico editoriale e letterario italiano, al di là dell'autrice stessa che infatti in altre modulazioni proprie, giornalistica, biografica (lavori su un certo Riccardo Muti rilevanti), sulla danza e lo spettacolo, ecc., convince al contrario in certa indubbia creatività, giustamente anche meritocratica con certo audience e successo pubblico. Quel che non va, parafrasando il titolo di questo suo lavoro letterario del 2012, tra gli ultimi finora, è che è tempo in Italia, nel bel paese delle lettere (e anche dell'editoria nazionale) di applicare il principio di precazione alla "lista dei sogni possibili". Ci pare anche molto simile a altri suoi lavori strettamente narrantistici dell'autrice, come cifra significante e strutturale. 


Non è possibile ancora negli anni duemila, foraggiare certa letteratura praticamente new age, sentimentalistica, alla Fornero, una politica che piange nella conferenza stampa di un governo come noto, parodia di De Amicis, proprio in un'epoca dove la questione del Cuore e diciamo pure dell'Amygdala domanda sguardi e pensieri diversi (Wittgenstein docet) per sottrarsi alla retorica di un umanesimo liquido e minimo che perpetua la dipendenza del destinatario lettore e la relativa mediocrità psicosociale. Persino la stessa autrice, non certo la peggiore in tal senso, ma proprio per certo suo talento altrove in contro luce, diviene per forza (lei in questo caso ma appunto modulabile in molto panorama attuale letterario) un prototipo negativo. Di seguito la sinossi, di per sé disarmante... psicologismo da irritare Freud per il banalismo e soprattutto romanzismo familiare all'acqua di rose. Levissima quasi, prevedibile quasi come appunti di diario di una adolescente. 
Bisognerebbe essere più verosimili: c'era una volta Liala o la stessa Sveva Casati Modigliani, lo stesso Umberto Eco anni fa scandalizzò l'intellighenzia con un famoso convegno a Urbino sulla Letteratura Rosa, da Liala alle nascenti all'epoca telenovelas. Ecco in tal senso, in tale codice e opus semiotico, romanzi del genere sono pertinenti e in tal sequenza anche positivi. Ma appunto chiamiamo le mele mele e non Apple con una metafora elettronica del nostro tempo. Certa letteratura grande femminile da Mary Shelley a Katerine Mansfield a Sylvia Plath, a Simone de Bouvoir, a Oriana Fallaci, a Banana Yoshimoto e Isabella Santacroce, certa metacritica anche da Lou von Salomé, a Nadia Fusini a Julia Kristeva che pure parlavano o segnalano certe vette azzurre dall'anima e dell' Eros come sentimento... (solo un menu minimo intercambiabile ad personam) va protetta come memo e mappa possibile per le nuove generazioni... Appunto. 


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