mercoledì 25 maggio 2016

Moran di Matilde Calamai©

Di Libri Libretti©




Un piccolo elefante che regge un biberon con la proboscide, mucchi di zanne d’avorio che stanno per essere bruciate, video reale oppure sogni agitati di notti convulse? Poi arriva l’ultimo libro di Matilde Calamai: Moran, edizioni Giuliano Ladolfi, Novara. Questo è sicuramente reale e che bella realtà. Già la copertina ti emoziona, colori scuri della notte, colori intensi d’Africa e la figura di un elefante che si staglia sulla destra come se prepotentemente volesse entrare nell’inquadratura. 


Un quadro senza cornice che vibra come il terreno mosso dai passi grevi della matriarca che guida il gruppo correndo per fuggire ad un imminente attacco. Un attacco multiplo: virale, epidemie che attaccano soprattutto i piccoli del gruppo, naturale, i predatori per una legge di sopravvivenza e quello terribile, da cui è impossibile fuggire, il bracconaggio violento, indiscriminato, assassino. Sì, un libro, quello di Matilde, che vibra sin dalla copertina. Immagine che non ha ammiccamenti, ghirigori destinati alla vendita, ma sensazioni forti che si sprigionano da sotto lo spessore dell’involucro come ad anticiparci una storia vera, pregna di aggressività, irruenza, dolore, abuso, prepotenza, sopraffazione, violazione dei diritti, ma anche densa di amore per il prossimo, per l’essere umano, gli animali. 


Un protagonista narratore che si trova a combattere i fantasmi di un presente sconosciuto, di una realtà nascosta, fiorentino di nascita, amante dell’arte, lui stesso dipinge, con un sogno in un cassetto, poter aprire una galleria d’arte a Firenze dove esporre quadri di pittori emergenti insieme alle proprie opere. Il desiderio della galleria è forte, ma il viaggio in Africa e soprattutto la permanenza in questo luogo senza spazio né tempo lo rende sempre più flebile fino a che viene tramutato in voglia di rimanere nella fattoria vicina al fiume Galana, tra acacie, palme e le gigantesche piante di sandalo dal frutto carnoso e dal calice persistente. Alex questo è il nome del protagonista, si ferma all’asilo degli animali, luogo dove vengono curati rinoceronti, scimmie ed elefanti per poi essere rimessi in libertà, perché è alla ricerca del padre ormai scomparso da più di vent’anni. La smania di verità non gli impedisce di affezionarsi all’asilo e soprattutto di innamorarsi di Dafne la proprietaria del ricovero per animali. 


Una storia d’amore che si intreccia con quelle storie di animali che capitano nel centro e sono curati con la partecipazione e l’amorevolezza che solo dei genitori riservano ad un neonato. Il racconto scorre veloce e senza intoppi, la scrittura è fluida, la trama si interseca su più piani, la violenza dei bracconieri, l’amicizia tra persone di differenti culture, la dedizione al mondo animale, l’amore tra uomo e donna e il sesso come puro sfogo primordiale. Matilde ha una penna felice e questa sua facilità nella scrittura è aiutata da una profonda conoscenza dei luoghi che descrive e di cui parla, luoghi che ama e che ha potuto visitare e vivere personalmente, per lei “il cielo del Kenia è una fiaba continua”, è consapevole, perché ha potuto constatare con i propri occhi, che “la natura comanda e sempre vince”, ma anche che “l’Africa ti apre il cuore e la mente …”; naturalmente non è tutto idilliaco, la serenità spesso svanisce e ci si scontra, con persone che pensano solo ai soldi, con la prepotenza dello sfruttamento e la violenza cinica e barbara di chi questo sfruttamento lo perpetra e ne fa fonte di ricchezza. Il rapido espandersi dell’economia cinese, dove gli oggetti in avorio intagliato sono uno status symbol, è direttamente responsabile del crudele e irreversibile declino delle popolazioni di elefanti e rinoceronti. 


Il Kenia è una delle nazione dove il bracconaggio è più evidente, a Nairobi il novanta per cento dei trafficanti arrestai è cinese, un fenomeno inarrestabile che ha raggiunto livelli senza precedenti. Un libro che ti appassiona fino alla fine, un atto di denuncia del bracconaggio, si pensi che in un anno vengono uccisi più di trentamila elefanti per l’avorio delle loro zanne, un libro che dovrebbe esser presentato in tutte le scuole per far conoscere ai ragazzi la bellezza dell’Africa, ma anche la triste realtà che la frantuma e la dissangua. Un libro non solo per portare alla luce uno sterminio indiscriminato, ma soprattutto per sensibilizzare le persone a non acquistare gioielli, monili, in avorio affinché la richiesta non aumenti e l’uccisione di elefanti e rinoceronti diminuisca fino a terminare.


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