domenica 29 maggio 2016

La storia di Luigi Bozzato, per non dimenticare©

Di Libri Libretti©




Social demonizzati, social messi alla gogna, additati a pubblico ludibrio e considerati come fossero il male dei nostri tempi. Personalmente ne prendo le distanze perché se usati, come tutte le cose dovrebbero, con moderazione e testa sulle spalle, potrebbero essere un mezzo potente per raggiungere luoghi e persone lontane, per scambiarsi interessanti informazioni e per avviare momenti di conversazione e scambio culturale. Per me funziona così. Il post di due giorni fa, condiviso da quel grande conoscitore di libri che è Simone Berni, mi ha portato a riflettere e cercare, nella mia libreria, alcuni libri di cui parlava (edizioni de “La Sentinella d’Italia). Tutti fermamente condannabili, ma non per questo illeggibili, anzi più lo scritto è cinico, assurdamente antidemocratico, intollerante, vergognosamente violento e più va analizzato freddamente con uno spirito critico alto che dovrebbe portare a deplorare, biasimare i fatti e riflettere perché tutto ciò è accaduto trovandone i rimedi e la soluzione. Fra i libri, ritrovati e riletti, ce ne sono un paio che parlano di negazionismo. In alcuni paesi come Austria, Germania, Belgio è considerato reato la negazione del genocidio del popolo ebreo, mentre in altri paesi come Francia, Spagna, Portogallo viene considerata reato e punita con la reclusione fino a dieci anni. In Italia non esiste una legge del genere e quindi, a maggior ragione, non si deve considerare il 27 gennaio come giorno della memoria, ma la memoria deve essere sempre viva, presente come se il tragico evento fosse successo oggi stesso. Tutto questo mi ha rimandato a pensare ad un altro interessante libro che parla della storia di un deportato vista e raccontata con gli occhi e vivida memoria del deportato stesso. “Il lager dentro” racconta la storia di Luigi Bozzato. Lo scopo del libro è quello di divulgare e far conoscere, quindi ricordare, a più persone possibili, la vicenda terribile vissuta dal deportato Luigi Bozzato. 


Prima simpatizzante del nascente partito fascista, poi militare in Juogoslavia, rientrato in Italia, dopo aver sfidato il locale podestà per difendere il padre, rifiutò di diventare repubblichino e scelse di essere partigiano. Come partigiano si rese partecipe, assieme ai suoi compagni, di atti di sabotaggio, di assalto a caserme, fece saltare un ponte e aerei nell’aeroporto di Campoformido. Il suo gruppo, tradito da una ragazza, fu circondato dai nazifascisti e distrutto. Quarantadue partigiani furono catturati e trasportati nel carcere di Udine. Qui 27 furono immediatamente impiccati e 15 (tra cui Bozzato) caricati su un carro bestiame e spediti a Dachau. Come tutti i deportati nei campi di sterminio nazisti, Bozzato subì torture e maltrattamenti, patì la fame, il freddo fino allo sfinimento, fu colpito da malattie debilitanti vivendo nella sporcizia tra pulci e pidocchi subendo umiliazioni raccapriccianti. Dopo Dachau, arrivato al limite dello sfinimento, fu trasferito nel campo di Magdeburgo dove potè riacquistare un po’ di forze grazie ad un lavoro più leggero ed all’aiuto di un capobaracca. Da Magdeburgo fu poi portato, sempre in carro bestiame, a Mauthausen dove continuarono le torture e i maltrattamenti.e tutte le privazioni e le condizioni dei campi di sterminio. 


Qui è riuscì a sopravvivere alla Scala della morte ed alla camera a gas. Con un espediente fu in grado di impossessarsi della veste di un altro deportato morto assumendo quindi una nuova identità. Nei registri di Mauthausen risulta che il deportato Luigi Bozzato è morto il 24 dicembre 1944. Con la nuova identità rientrò nel campo subendo ancora nuovi e continui maltrattamenti. Continua il suo calvario … Da Mauthausen fu poi portato ad Allah: ancora botte, maltrattamenti, fame, freddo fino alla liberazione ad opera degli americani, il 5 maggio 1945. Tornato a casa, ci vollero 18 mesi di ospedale per rimetterlo in piedi. 
Una volta a casa ha dedicato la sua vita a raccontare, soprattutto ai giovani, ciò che è stato il nazifascismo e ciò che è successo nei campi di sterminio, sempre con il motto: “Non odiare, ma non dimenticare”.
Umberto Marinello, Il lager dentro.



Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


Nessun commento:

Posta un commento

Inserisci commento