lunedì 9 maggio 2016

I figli della Madre (da I riti satanici)©

Di Mary Blindflowers©

Fetus, olio su tela 50 x 40. Mary Blindflowers©


Prima dell’avvento del Cristianesimo gli Dei più elevati dell’antichità era tutti “Figli della Madre”1, la Donna-Dio, “Signora dal grembo di miele” e contemporaneamente Oscura Mater divorante con due facce, “vita”, “morte”2. La Sofia gnostica “Saggezza” è il creatore di tutto. Il Padre è invenzione molto più recente3. Quando l’uomo comprese di avere un ruolo nella riproduzione, tutto infatti cambiò. La magia della Madre, non più incarnazione di tutti i significati, venne sostituita dalla prepotenza del fallo e il potere delle donne usurpato, desacralizzato. Le braccia femminili divennero sinonimo di diabolici artigli4.
Era nata una nuova religione. Il dio Sole maschio vinse sulla Luna femmina5. Re Marduk abbatté impietosamente la Grande Madre: «Egli lanciò una freccia che le perforò il ventre, e fendette i suoi visceri, spezzò il suo cuore, distrusse la sua vita, atterrò il suo corpo e si erse trionfante su di lei»6.
La Vecchia Dea spodestata divenne la sacrificabile vorace vagina, luogo di demoni, fessura malefica, baratro senza fondo, “sacco di escrementi” e di impuro “sangue malinconico”7. Il fallo come espressione del potere maschile e strumento di dominazione era però troppo fragile, organo non controllabile, ancora dipendente dalla seduzione esercitata dal corpo femminile. Bisognava inventare qualcosa di meglio, uno strumento più preciso e affidabile, il cui potere fosse indiscutibile: un Dio Padre fatto a immagine dell’uomo, suo coltello, sua arma letale, che sancisse in modo definitivo la sottomissione della donna. Nacque così il Verbo-truffa, l’unico Dio maschio, esclusivista, misogino, intollerante e fallocentrico, con conseguenze terrificanti per tutto il genere femminile, attratto a sua volta da questa nuova religione, come la vittima dal carnefice, in una devastante, inconsapevole ansia di autodistruzione masochistica. 
E non tragga in inganno l’adorazione della Vergine che è simulacro purissimo di donna e nient’altro, potentissimo feticcio di verginità, che fuit enim virgo etiam in parru8, contenitore passivo, non degradato dal sudiciume di un normale, sanguinolento parto. Maria è una non-donna a tutti gli effetti, costretta a rinunciare a personalità e vagina, una perversione concepita dalla sessualità malata dei primi padri della Chiesa9. Essa è l’ancilla, angela modesta che china il capo, la schiava del Signore, la chiave della Porta della vita. In essa tutto avviene ma niente è deciso da lei. Lo yod, il dito di Dio, ha in mano la chiave, e comanda, impera e regge.
La sorella della Vergine, Maria di Cleofa, come suggerisce il suo stesso nome, è anch’essa chiave della Porta della Morte, terra e titanico strumento secondo una concezione ariana ripresa dai Vangeli, per cui la donna è plebe, schiavitù e gravame terreno, mentre lo spirito è maschile, aristocratico-solare.
Elisabetta è anch’essa casa (beth), domus ospitante e niente più.
La Maddalena è invece meretrice. Il suo ruolo è ancora una volta, quello della serva: «Or Maria, presa una libra di unguento di nardo schietto di gran pregio, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli; e la casa fu ripiena dell’odore dell’unguento» (Luca, VII, 30 Ee ss).
L’asciugare i piedi era atto da schiavi. Maria è la terra fatta schiava che accoglie e unge la spoglia dell’eroe, del re, dell’uomo non più uomo ma Dio, e lo onora col profumo soave e accogliente che va verso l’alto, confortando.
La terra Maria si inchina alla potenza del sole10.
E il distacco del sole dio dalla donna terra, già si era espresso nelle parole di Gesù rivolte alla madre durante le nozze di Cana: «Che c’è tra me e te, o donna?». L’eterno contrasto tra spirito luminoso e materia oscura, tra luce e mistero.
In quanto ad Eva... Una costola di Adamo11 che nasce rigorosamente dopo l’uomo o meglio in un rovesciamento innaturale e incestuoso, dall’uomo, come suo frammento, sua derivazione. Eva, figlia-amante di Adamo, cammina nuda e freddolosa, spinandosi i teneri piedi in un paradiso di sterpi primordiali12. Essa è spodestata, ridicolizzata nella sua capacità di procreare, da un maschio che partorisce e assurdamente, contro ogni legge biologica, genera da una parte del suo corpo. Lo scopo è finalmente raggiunto, spodestare la donna dal ruolo generativo. Sostituire il parto con una costola per affermare il potere dell’uomo.
Dalla luce13 precipitato nel buio per furore divino, il povero figlio ribelle, ostinato Lucifero, tenta la fragile Eva. Tenta la creatura più debole. Grazie a lui la povera, bistrattata seconda donna dell’Eden ha colto il frutto. Meno male. Se non l’avesse fatto andremmo ancora in giro nudi e con l’aquilone. Così almeno abbiamo inventato le scarpe.
Eva fu la seconda, infatti com’è noto, la prima donna fu Lilith, sposa di Adamo divenuta poi un succubus generatore di demoni, anch’essa refrattaria ai comandamenti celesti.
La disobbedienza14 mette in moto l’ingranaggio della scienza e il mondo gira interminatamente, rotazione e rivoluzione, conosce se stesso e infinite altre palle di fango, mette il naso fuori dall’angusto giardinetto dell’Eden per esplorare, toccare con mano altre realtà più o meno visibili. 
Se il collodiano burattino avesse ubbidito sempre a Geppetto non ci sarebbe stata nessuna storia, nessun fantasmagorico burattino di legno, né dramma, né pathos.
E allora si capovolge il detto Socratico: sappiamo che è possibile sapere, anche se questo può comportare sofferenza. L’eterna felicità è un fantasioso mito, una menzogna cosparsa di mistico miele. Il vero saggio sa di poter sapere. Inutile non sfruttare questa possibilità. L’attrazione per l’ignoto è forte, impossibile non rispondere al richiamo.
La conoscenza nasce dal dubbio, (che è il miglior amico dell’intelligenza), dalla capacità di cogliere l’ignoto, dall’indagine curiosa sui fenomeni della natura e sull’interiorità umana. E benedetto sia l’aspide che ci istruì15, strisciando sugli erti e polverosi sentieri del coraggio. 
Chi ama sapere e non arrestarsi di fronte allo stabilito, spesso esce fuori dalla consuetudine, dai confini tracciati dalla tradizione e dall’ottusa fissità del dogma. Si permette di verificare con l’esperimento, di interrogarsi, di alzare gli occhi al cielo e vedere qualcosa che non sia un Dio assiso su un trono di ghiaccio... (continua) 

Note:

1 «Perché in principio, quando l’umanità emerse dalle tenebre della preistoria, Dio era una donna. Gli abitanti sumeri dell’attuale Iraq la veneravano nei loro inni di impavido erotismo, rendendo grazie peri suoi riccioli arruffati, il suo “grembo di miele”, la sua vulva opulenta come un “vascello del paradiso”, nonché peri doni naturali che fa “sgorgare dal suo ventre” tanto generosamente che ogni cespo di lattuga andava venerato come pelo pubico della “Signora”. Ma l’Essere Supremo era più di una semplice fornitrice di delizie carnali, in quanto erano oggetto di apprezzamento e rispetto anche le sue ire bellicose... Il potere ela centralità della prima donna-Dio costituiscono uno dei segreti più gelosamente conservati della storia... La Grande Dea,, la Madre Originale senza Sposo teneva sotto controllo tutte le mitologie. Enon si trattava neppure di un fenomeno isolato o temporaneo... La condizione sacrale della femmina rimase in vigore per almeno 25.000 anni e alcuni studiosi ritengono sia stata molto più duratura», R. Miles, Chi ha cucinato l’ultima cena? Storia femminile del mondo, Elliot, Roma, 2009, pp. 56-59. 


2 «Nella sua incarnazione più inquietante, la cattiva madre non si limitava ad aspettare che le persone morissero, ma ne ordinava il decesso. La persiana Ampusa, secondo i suoi seguaci, si aggirava nel mondo all’interno di una bolla di sangue e cercava qualcosa da uccidere. La sua sete di sangue si poteva placare con i sacrifici: all’incirca ne 1500 a. C., AD Hal Tarxien, a Malta, i sacerdoti di una dea alta più di due metri, con un enorme addome gravido su delle gambein pietra massiccia a forma di pera, raccoglievano il sangue delle vittime in un recipiente profondo, che simboleggiava la divina vagina. Ma la madre famelica di sangue, perdurò. È lì c’è Kalee-Ma’ee, la Madre Oscura, di un fulgido Nero. Le sue quattro braccia sono spiegate e le mani afferrano teste umane , e spade a doppio filo, strumenti per sbudellare. Le mani sono rosso sangue e anche il cuore dei suoi ieri occhi è rosso, e la rossa lingua sorge su enormi seni a punta, ino ad arrivare alla sua pancia rotonda. La sua yoni è grande e protuberante. I suoi capelli arruffati e aggrovigliati sono sporchi di sangue coagulato e i denti appuntiti brillano. Attorno al collo porta una ghirlanda di teschi, i suoi orecchini sono immagini di uomini morti e la sua cintura è una catena di serpenti velenosi», (ivi, pp. 62, 63). 


3 Si veda H. P.Blavatsky, La dottrina segreta, sintesi della scienza, della religione e della filosofia, l’evoluzione cosmica, Fratelli Bocca, 1949, p. 167. 


4 Per San Girolamo le braccia delle donne erano gli artigli del diavolo. La prolungata e forzata astinenza sessuale risvegliava il senso di colpa che a sua volta fortificava gli impulsi aggressivi e distruttivi. Con l’aumento del senso di colpa si riscontra un incremento dell’aggressività. T. Reik, Mito e colpa, origine e significati del senso di colpa, Sugar editore, Milano, 1969, p. 30. 


5 «La divinità del sole, signore del tempo e dello spazio, era sostanzialmente maschile e i suoi raggi fallici compivano la Madre Terra; una virilità i cui raggi impregnano la terra e fanno germogliare il seme. Dalla Spagna alla Cina ilsole preistorico significava mascolinità, autocoscienza individuale, intelletto e la luce abbagliante del sapere, in contrasto con la luna, signora delle maree, ventre, acqua dell’oceano, buio e inconscio onirico... la solarizzazione, la vittoria del dio sole maschio sulla dea luna femmina... comportava il crollo dei culti ciclici della fertilità destinatialle donne e l’ascesa alla supremazia del concetto maschile di storia lineare, fatta di eventi irripetibili», (R. Miles, Chi ha cucinato l’ultima cena? Storia femminile del mondo, Elliot, Roma, p. 101). 


6Quando in alto, circa 2000 a. C. Re Marduk abbatte la Grande Madre, in ibidem, p. 88. 


7 Espressione di Jean Bodin. 


8 Ex incontaminato e inviolato Virginis utero homo prodij: (fuit enim virgo etiam in parru) it falua celorum soliditate & consistentia penitus illesa... (F. Hieronimo Vielmio, De sex diebus conditi orbis liber, Venetiis, apud Iuntas, MDLXXV, c. 223). 


9 Tra l’altro «il simbolismo della Pura Concezione è anteriore di centinaia di secoli al Cristianesimo. L’Iside Velata egizia e le divinità muliebri o lunari delle monarchie assiro-babilonesi ne fanno testimonianza», La scienza dei magi di Giuliano Kremmerz, Vol. I, Mediterranee, 1974, p. 314; Negli stessi Inni Orfici Gea è, ad esempio, “Vergine multiforme” che produce “i variopinti frutti con penose doglie, (Inni Orfici, a cura di Giuseppe Faggin, Asram Vidya, p. 69). La stessa Semele, regina del mondo, “Vergine cadmea, dalle amabili chiome e dai seni ricolmi”, è madre di Dioniso. Essa partorì “al volere del fulminante Zeus Kronida”, (ivi, p. 97). La Chiesa cristiana fu fin dagli inizi sessuofobica. Per Oddone di Cluby abbracciare una donna era come “abbracciare un sacco di escrementi”. Se le viscere di una donna venissero aperte, asseriva Roger de Caen, si vedrebbe la lordura sotto la sua candida pelle. Se un bel panno color cremisi ricoprisse un mucchio di sterco ripugnante, chi sarebbe così sciocco da amare lo sterco a motivo del panno?” Ma Cristo era stato partorito da una donna. Come risolvere dunque la faccenda? Si depaupera Maria del suo essere femmina, lasciando intatto l’imene. Maria non è più una donna, è una vagina pura e senza macchia, una perversione a tutto tondo. R. Miles, Chi ha cucinato l’ultima cena? Storia femminile del mondo, Elliot, Roma, pp. 146, 147. 


10 U. Grancelli, Il simbolo nella vita di Gesù, Casa editrice Europa, Verona, 1947, p. 141. 


11 Nel libro di Enoch Adamo è il primo Androgino Divino, maschio e femmina contemporaneamente, Acqua e Terra. 

«Le due parole che compongono il nome di Jehovah, danno l’idea di maschio-femmina come causa prima della nascita. Infatti la lettera ebraica Jod rappresentava il membro virile e Hovah, era Eva, la madre di tutti gli esseri viventi, o la procreatrice, la Terra e la Natura», (H. P. Blavatsky, La dottina segreta, sintesi della scienza della religione e della filosofia, antropogenesi, Fratelli Bocca, 1953, pp. 199-201). Adamo fu creato sul monte Moriah con la polvere proveniente dai quattro angoli della terra su cui Dio aveva soffiato l’alito della vita. Tutti gli angeli accettarono Adamo come padrone della terra, ad eccezione di Satana che rifiutò la sottomissione all’uomo e per questo secondo la tradizione ebraica, venne espulso dal Cielo. «Adamo fu creato ermafrodita, nella forma delle componenti maschili e femminili divine (shekhinah), dalla quale Dio distaccò la metà femminile», A. Unterman, Dizionario di usi e leggende ebraiche, Laterza, Roma-Bari, 1994, p. 10. 


12 La creazione a partire da una parte del corpo maschile non costituisce affatto una novità. Rientra nel tema dell’invidia del parto da parte del maschio. Nelle saghe della Greoenalndia il primo uomo fu creato dal dito pollice di un Dio; nel mito di Karh dello Yuracarr, nasce un figlio dall’unghia strappata del piede divino; Dioniso esce dalla coscia di Zeus; Daksus dal dito del piede di Brahma; Pallade Atena dalla testa di Zeus tutta armata..., T. Reick, Psicanalisi della Bibbia, La creazione della donna, La tentazione, Sugar Editore, Milano, 1968, pp. 135, 136. 


13 La luce secondo i Kabbalisti, è sostanza unica, mediatrice di movimento, incorruttibile, eterna. Essa è sperma della materia e matrice di tutte le forme. In una parola luce è agente ermafrodita dell’Eterno divenire. Si veda a tal proposito Stanislao De Guaita, Alla soglia del Mistero, Atanor, 1974, pp. 71,72. 


14 La Chiesa Cattolica fa dell’ubbidienza a verità preconfezionate il suo credo e ha sempre manifestato preoccupazione circa gli ecclesiastici che hanno propensione all’indagine sulle scienze occulte, tanto da arrivare alla scomunica. Si veda a tal proposito La scienza dei magi di Giuliano Kremmerz, Vol. III, Mediterranee, 1975, pp. 572-574. 


15 Ahriman per i persiani e i giudei era serpente d’oscura malvagità, distruttore. Invece il mitico ouroburo che si morde la coda, è positivo simbolo alchemico, Tutto è uno: En to Pan, da associarsi al Telesma, 7 lettere, 3 parole, sommate danno 10, la totalità delle cose e 1 + 0 = 1 a significare che tutto torna. «Il Telesma, il Padre di tutte le cose... L’ideogramma alchemico di Uno il tutto è O, il cerchio: linea o movimento che si conchiude in sè stesso, e che in sè stesso ha principio e fine. Questo simbolo nell’Ermetismo esprime l’Universo e simultaneamente La Grande Opera. Nella Crisopea di Cleopatra... codice Marciano Ms 2325, f. 188b; anche Ms. 2327, f. 196, prende la forma di una serpe – Uroboros -, che si morde la coda, recando nello spazio centrale del circolo, che così crea l’en to pan...», (Julius Evola, La tradizione ermetica, nei suoi simboli, nella sua dottrina, nella sua “Arte Regia”, Mediterranee, 1971, p. 36). 



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