domenica 15 maggio 2016

Fiera del libro o della vanità?©


Di Mary Blindflowers©


Del Salone del libro a cui ho partecipato qualche anno fa ho un ricordo molto rumoroso, editori che cercano disperatamente di vendere i propri libri, autori con manoscritti che provano a contattare microeditori che li ignorano sistematicamente nel 90% dei casi, gente che presenta gente, i soliti noti attorno a cui si affollano persone vocianti, un caldo infernale dovuto all'assembramento di più persone dentro uno spazio chiuso e soffocante, foto di qua e di là in varie pose plastiche, incontri virtuali che diventano reali solo per convenienza editoriale, e poi i curiosi attirati dalla pubblicità, folla che magari durante tutto il corso dell'anno non entra una sola volta in una libreria dove non si paga niente per entrare, ma che paga l'ingresso a quell'enorme libreria che è il Salone del Libro, perché fa tendenza dire di essere stati ad un evento così spettacolare. Gente che non legge, le stime nel nostro Paese parlano chiaro sulla vendita dei libri, che fa bella mostra di sé passeggiando tra uno stand e l'altro senza comprare niente oppure comprando il libro dell'amico vicino di casa per fargli un piacere. Poi lo sanno tutti che la bolgia è il modo migliore per decidere di consultare e acquistare un libro e soprattutto per presentarlo in tutta calma.
Ricordo che mi trovai a stringere la mano ad un piccolo editore presentato da un amico scrittore, un editore, secondo il mio amico, “innovativo”, aperto a nuovi ritmi editoriali. Mi trovai di fronte una specie di nanerottolo che si sbatteva come se fosse stato l'ultimo editore sulla terra e da lui dipendesse la sopravvivenza dell'editoria italiana e di tutta la letteratura mondiale. Fece un discorso arzigogolato e molto confuso sulle caratteristiche che l'avrebbero indotto a definire “scrittore” un qualsiasi autore, in poche parole mi fece due palle esadecimali oltre che una bruttissima impressione, provai un senso di forte fastidio e mi dileguai con una scusa, lasciandoli al loro destino.
Insomma una fiera delle vanità in cui qualche libro valido si confonde con libri che lasciano il tempo che trovano. 
Personalmente non vedevo l'ora di uscire all'aperto e non rimpiango affatto il giorno in cui ho visitato la Fiera in qualità di autore, uno dei tanti che affollavano gli stand, un nessuno perso nella follia vociante dei qualcuno per forza. Per fortuna gli autori non pagano l'ingresso, mi sono detta nell'uscire.

Preferisco andare in libreria in qualsiasi giorno dell'anno e scegliere i libri che mi piacciono. Le librerie sono anche adatte per presentare i propri libri, sono silenziose, piene di volumi che parlano senza fare rumore e in genere, anche se non sempre, i gestori sono simpatici.



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