martedì 31 maggio 2016

La signora Pene (da Ipnodeliri)©

Di Mary Blindflowers©




Il sole è morto

dietro percorsi multisfaccettati

di vecchi poeti laureati,

dietro le cortine

della loro perfezione stilistica,

la millimetrica balistica

delle definizioni,

ed io detesto

intuizioni estetiche

di correnti che coprono

il senso delle cose,

rose appassite

scambiate per fresche dita

di vita certa,

per me non esiste

che il dente del dubbio,

insistente di luce,

odio il saccente,

l'esperta signora Pene

e certezze,

tutta per bene,

la cui lingua

scuce le brezze,

e che riduce tutto

al suo piccolo mondo.

Dubita invece,

continuamente,

e vivi sempre giocondo,

se puoi.



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Signora Pene, mi cuce le mutande?(I dialoghi di Nessuno)©

Postato da Mary Blindflowers©




La signora Pene è una delle tante tuttologhe che viaggiano su fb e ha appunto delle "pene" nascoste. Si intende di tutto, sa tutto e interviene su tutto dando della scema a chiunque osi contraddirla.
Solito post preimpostato, (la Signora Pene posta solo cose già preconfezionate), in cui si parla di mature donne vip che si accompagnano con uomini più giovani. Nel mondo degli italioti infatti è scandaloso che una donna scelga un compagno più giovane, mentre se accade il contrario va bene. 
La conversazione su un post sessista si sposta, e si intuisce anche il perché, ai titoli di studio dell'interlocutore e all'ermetismo.
Sì, perché la Signora Pene, di qualunque argomento si tratti, finisce sempre col parlare di poesie a suo dire incomprensibili...

I refusi non sono stati corretti:


Nessuno: (Riferito al post in cui si parla degli amori di mature donne vip) E' una minchiata sessista e basta.

Signora Pene: Il tuo senso dell'umorismo e la capacità di riderti addosso sono simili a quelli di merluzzo!


Nessuno: Il merluzzo è intelligente, infatti dicono mangia merluzzo quando uno è un po' tonto.


Signora Pene:  Io, l'ora devo essere un genio xche ne mangio tanto! E tu?


Nessuno: Io mangio idioti, fanno bene alla salute.


Signora Pene: Però potrebbero trasmetterti il virus, fai attenzione, basta un... Post


Nessuno:  No, io li secco prima, bollendoli a fuoco lento, così il virus se ne va...


Signora Pene:  Insomma, li prendi per sfinimento!!!!


Nessuno: No, per rincoglionimento...


Signora Pene: Certo che su fb potresti farne una scorpacciata...


Nessuno:  Eh sì, eccome...


Signora Pene: Leggo cose che dire cazzate è un eufemismo


Nessuno:  Eh pure io...


Signora Pene: Per la verità sto meditando sulla possibilità di abbandonare, certe volte ho anche l'impressione di rimetterci in dignità...


Nessuno:  La dignità non si misura in pixel...


Signora Pene: Ma poi non resisto e non posso fare a meno di dire ciò che penzo... quando hai la sensazione di stare facendo una cosa perfettamente inutile...


Nessuno: Con la s o con la z?


Signora Pene: SSSSSS


Nessuno: Datti a fare la calzetta... Ormai le nonnine stanno tutte su fb, nessuno più fa le calze... Sono utili...


E qui la Signora Pene comincia a uscire come al solito fuori tema...

Signora Pene: Ti Dirò non è una cattiva idea piuttosto che scrivere o leggere cose incomprensibili(lo chiamano ermetismo, povero Ungaretti) o melenso.





Nessuno:  Eh certo, perché leggere cose incomprensibili? Meglio postare cose già scritte sulle nonne in cerca di mariti non ancora nati, lo dicevano sempre i gamberetti, sposatevi con chi deve ancora nascere, non lo sapevi?


Signora Pene: No, non sapevo che Ungaretti si fosse occupato di possibili matrimoni, ma si fa leggere, non mistificazione le cose per sembrare più interessante... Dà una certa soddisfazione vedere che le calze fatte ai ferri sono sempre uguali... E anche una certa sicurezza...


Nessuno: Eh sì, sempre uguali, specie quelle ottuagenarie che fanno disperati tentativi di sembrare corredi interi... E di inserirsi compulsivamente in conversazioni che non capiscono giusto per il gusto di dire qualcosa, perché a 80 anni non hanno ancora trovato marito... Sono mezze calzette spaiate... ma nessuno non obbliga nessuno a leggere, se le mezze calzette leggono forse hanno rodimenti... Trovati un marito non ancora nato, magari ti passano i bollori...


Signora Pene: Parli, suppongo, della tua conversazione 'intelligente " in cui ho inserito un post che non era per te ma tu ti sei subito sentita chiamata in causa perché sei convinta che il mondo giri intorno a te e che tutti si riferiscano a te quando commentano qualcosa...

... Nessuno: Sulla mia bacheca sì, si riferiva a me... Trovati un marito su...

Signora Pene: Sei becera e volgare quando fai certe affermazioni... Tipo trovati un marito.


Nessuno: Perché? Non è di mariti e tetti ritinti che ti intendi? Sai tutte le età dei fidanzati delle vip... hip hip... Di questo il post parlava, non di poesia ermetica... La vera volgarità è la stupidità... Qui si parla di gossip, hip hip, sessismo gossip...



Signora Pene: Quando dico perdere la dignità dico proprio il confrontarmi con persone come te. Nn sto qui ad elencare i miei titoli di studio come fai tu, ma ti assicuro che so fare ben altro oltre la calza! Infine ti consiglio di andare a leggere il significato della parola "polemica " e fai un esame di coscienza.



Nessuno: Hai letto pure i miei titoli di studio? Sono lusingata, vedo che ti interessi molto. Sicuramente saprai fare intere coperte di taglia e cuci oltre alla calzetta, ne sono sicura...

Signora Pene: ma dimmi, sei scema? Che modo di discutere è questo. Sai solo offendere, e lo so bene è una il tuo modo di condurre le discussioni.

Nessuno: E se pure fossi scema secondo te ti potrei mai rispondere sono scema? Lo scemo perché si accorgerebbe mai di essere tale? Non credo. Hai fatto tutto da sola, io non conduco nessuno né niente, ci mancherebbe, io lascio dire, lascio fare la calzetta... Sono entomologa...


Signora Pene: (agitata, sbaglia tutte le parole) Nn ti affari nave a rispondere nn ho intenzione di leggere altre offese da una che sicuramente ha dei problemi irrisolti con se stessa e gli altri. BUONANOTTE


Nessuno: Sì, non so cucire, un problema irrisolto. Mi cuci le mutande domani?




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domenica 29 maggio 2016

La storia di Luigi Bozzato, per non dimenticare©

Di Libri Libretti©




Social demonizzati, social messi alla gogna, additati a pubblico ludibrio e considerati come fossero il male dei nostri tempi. Personalmente ne prendo le distanze perché se usati, come tutte le cose dovrebbero, con moderazione e testa sulle spalle, potrebbero essere un mezzo potente per raggiungere luoghi e persone lontane, per scambiarsi interessanti informazioni e per avviare momenti di conversazione e scambio culturale. Per me funziona così. Il post di due giorni fa, condiviso da quel grande conoscitore di libri che è Simone Berni, mi ha portato a riflettere e cercare, nella mia libreria, alcuni libri di cui parlava (edizioni de “La Sentinella d’Italia). Tutti fermamente condannabili, ma non per questo illeggibili, anzi più lo scritto è cinico, assurdamente antidemocratico, intollerante, vergognosamente violento e più va analizzato freddamente con uno spirito critico alto che dovrebbe portare a deplorare, biasimare i fatti e riflettere perché tutto ciò è accaduto trovandone i rimedi e la soluzione. Fra i libri, ritrovati e riletti, ce ne sono un paio che parlano di negazionismo. In alcuni paesi come Austria, Germania, Belgio è considerato reato la negazione del genocidio del popolo ebreo, mentre in altri paesi come Francia, Spagna, Portogallo viene considerata reato e punita con la reclusione fino a dieci anni. In Italia non esiste una legge del genere e quindi, a maggior ragione, non si deve considerare il 27 gennaio come giorno della memoria, ma la memoria deve essere sempre viva, presente come se il tragico evento fosse successo oggi stesso. Tutto questo mi ha rimandato a pensare ad un altro interessante libro che parla della storia di un deportato vista e raccontata con gli occhi e vivida memoria del deportato stesso. “Il lager dentro” racconta la storia di Luigi Bozzato. Lo scopo del libro è quello di divulgare e far conoscere, quindi ricordare, a più persone possibili, la vicenda terribile vissuta dal deportato Luigi Bozzato. 


Prima simpatizzante del nascente partito fascista, poi militare in Juogoslavia, rientrato in Italia, dopo aver sfidato il locale podestà per difendere il padre, rifiutò di diventare repubblichino e scelse di essere partigiano. Come partigiano si rese partecipe, assieme ai suoi compagni, di atti di sabotaggio, di assalto a caserme, fece saltare un ponte e aerei nell’aeroporto di Campoformido. Il suo gruppo, tradito da una ragazza, fu circondato dai nazifascisti e distrutto. Quarantadue partigiani furono catturati e trasportati nel carcere di Udine. Qui 27 furono immediatamente impiccati e 15 (tra cui Bozzato) caricati su un carro bestiame e spediti a Dachau. Come tutti i deportati nei campi di sterminio nazisti, Bozzato subì torture e maltrattamenti, patì la fame, il freddo fino allo sfinimento, fu colpito da malattie debilitanti vivendo nella sporcizia tra pulci e pidocchi subendo umiliazioni raccapriccianti. Dopo Dachau, arrivato al limite dello sfinimento, fu trasferito nel campo di Magdeburgo dove potè riacquistare un po’ di forze grazie ad un lavoro più leggero ed all’aiuto di un capobaracca. Da Magdeburgo fu poi portato, sempre in carro bestiame, a Mauthausen dove continuarono le torture e i maltrattamenti.e tutte le privazioni e le condizioni dei campi di sterminio. 


Qui è riuscì a sopravvivere alla Scala della morte ed alla camera a gas. Con un espediente fu in grado di impossessarsi della veste di un altro deportato morto assumendo quindi una nuova identità. Nei registri di Mauthausen risulta che il deportato Luigi Bozzato è morto il 24 dicembre 1944. Con la nuova identità rientrò nel campo subendo ancora nuovi e continui maltrattamenti. Continua il suo calvario … Da Mauthausen fu poi portato ad Allah: ancora botte, maltrattamenti, fame, freddo fino alla liberazione ad opera degli americani, il 5 maggio 1945. Tornato a casa, ci vollero 18 mesi di ospedale per rimetterlo in piedi. 
Una volta a casa ha dedicato la sua vita a raccontare, soprattutto ai giovani, ciò che è stato il nazifascismo e ciò che è successo nei campi di sterminio, sempre con il motto: “Non odiare, ma non dimenticare”.
Umberto Marinello, Il lager dentro.



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Madre Terra, la gioia del colore e delle sincronie©

Di Franco Piri Focardi©

Madre Terra, di Franco Piri Focardi©




Io sono nessuno per il mondo dell'arte, non compro le pagine su Bolaffi arte, non prenoto l'Art Diary, non ho mai avuto un gallerista, ma sono 45 anni che cerco senza posa, attraverso ogni mezzo espressivo di comprendere e trasmettere certe emozioni, sensazioni, pensieri, di un mondo interiore che è comune a molti. La mia pittura è vecchia, a seconda dei canoni, ma non mi interessano le definizioni. Amo il colore, la forma, l'assenza di forma, il movimento, gli incroci imprevisti, e questo disegno, dipingo, scrivo, canto. Questo quadro è del 1993, La Madre Terra, dipinto lentamente, come piace a me, cercando gli accordi cromatici, le forme che si intersecano e la gioia del colore. Come l'umile fiore di cardo esplode dalle sue forme di base, aspre e dure, in un soffice cuscino di petali di un colore strabiliante, io m'immergo nelle tonalità negli sfumati per costruire la mia immagine.


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venerdì 27 maggio 2016

L'arte è un bluff mediatico (da ipnodeliri)©

Di Mary Blindflowers©







L'arte è un bluff mediatico,

un delirio sistematico

di progetti del figlio

di qualcuno,

uno,

mai nessuno...

No!

Non ci sto,

immergere il pennello

nel colore,

e premere sul supporto,

arte,

ma lo facevamo alle elementari,

arte tuttavia,

è figlio di...

non so se i concetti ti sian chiari...

Fotografare gli occhiali

lasciati per caso

sul pavimento di un museo,

pensando che sia arte senza neo,

ebbene allora

scopriamo le carte,

l'arte è figlia del figlio

che tu sei,

tu che propagandi vecchio

per nuovo,

metti la testa

dentro un secchio,

arresta la tua arte,

idiota,

figlio di,

scopri scopri

le tue carte!


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Cagliari sotterranea e satanica©

Di Fabrizio Raccis©




Secondo rapporti ufficiali ci sono in Sardegna dei veri e propri luoghi di culto dove si riuniscono i devoti del diavolo.
Per esempio a Via Ravenna, a pochi passi dalla Basilica di Bonaria c'è una sorta di ritrovo satanista: una grotta in cui compaiono croci rovesciate e simboli richiamanti il sabba.

Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate! 
Troviamo questa celebre citazione nella Divina commedia di Dante, terzo canto dell’inferno. E ben si addice a un luogo situato in vico terzo Merello a Cagliari.
Località: ex ospedale sotterraneo.
Purtroppo questa frase nonostante possa mettere timore ai più, sembra avere insuccesso dinnanzi al via vai di adulti e meno giovani che vi accedono spesso.
Gli abitanti del quartiere sostengono da anni di intravedere sopratutto la notte strani movimenti in questa zona appartata di Cagliari, esattamente in viale Merello, dove diversi afictionados accedono nel vico III per raggiungere un vasto giardino abbandonato e, da li, addentrarsi deliberatamente nelle vaste cavità sotterranee della zona.
Si racconta che storie di riti occulti e messe nere avrebbero dimorato a lungo in questo luogo, spingendosi nelle viscere della terra, nei cunicoli sotterranei scavati un tempo dai romani per estrarre la roccia.
Le caverne della zona, ampie e articolate su vari livelli, sarebbero anche divenute un ospedale durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Lo attestano medicinali sparsi sul pavimento delle sale più recondite, ed una cappella sacra, con tanto di altare.
Purtroppo, però, questo altare cristiano è stato profanato nel corso dell’ultimo ventennio da mani sacrileghe, forse le stesse che hanno dipinto strani simboli inneggianti a Satana. 
Roba da matti? Da invasati? Forse.




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giovedì 26 maggio 2016

Apostrofi©

Di Fremmy©

Foto di Mary Blindflowers©


Apostrofi antropomorfi albeggiano

nell'atrio del rettangolo lunare di stress,

udire vocaboli e pagine retrattili al vetro.

Olfatto strano ritarda il faro nella nebbia,

mentre la giostra sorride al freddo tiro

del cervo immortalato nel teschio di legno;

barlume di algoritmi ed ippocampi tristi alquanto.

Scorrere di nature nutrienti ed ultrasuoni di riflesso,

lembo gracile e traditore si dimena nel compasso,

mentre loro accentuano il monotono di verbi.

Ultimo ritrovo di rintocchi all'eco del gabbiano.




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È troppo©

Di Mirko Servetti©


È troppo, è troppo perfino per chi
ha frequentato fogli bianchi
senza curarsene al punto
di non far caso agli odori
che circoscrivono la pioggia
perché forse uno specchio bagnato
rimanda meglio le tracce
di fumo impresse dalle tue erranze
prigioniere di un prisma sul punto di implodere.
E come se nulla importi
le presenze succedute con ordine
sulle poltrone a dondolo muovono
il passeggio delle dita alla cieca


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mercoledì 25 maggio 2016

Moran di Matilde Calamai©

Di Libri Libretti©




Un piccolo elefante che regge un biberon con la proboscide, mucchi di zanne d’avorio che stanno per essere bruciate, video reale oppure sogni agitati di notti convulse? Poi arriva l’ultimo libro di Matilde Calamai: Moran, edizioni Giuliano Ladolfi, Novara. Questo è sicuramente reale e che bella realtà. Già la copertina ti emoziona, colori scuri della notte, colori intensi d’Africa e la figura di un elefante che si staglia sulla destra come se prepotentemente volesse entrare nell’inquadratura. 


Un quadro senza cornice che vibra come il terreno mosso dai passi grevi della matriarca che guida il gruppo correndo per fuggire ad un imminente attacco. Un attacco multiplo: virale, epidemie che attaccano soprattutto i piccoli del gruppo, naturale, i predatori per una legge di sopravvivenza e quello terribile, da cui è impossibile fuggire, il bracconaggio violento, indiscriminato, assassino. Sì, un libro, quello di Matilde, che vibra sin dalla copertina. Immagine che non ha ammiccamenti, ghirigori destinati alla vendita, ma sensazioni forti che si sprigionano da sotto lo spessore dell’involucro come ad anticiparci una storia vera, pregna di aggressività, irruenza, dolore, abuso, prepotenza, sopraffazione, violazione dei diritti, ma anche densa di amore per il prossimo, per l’essere umano, gli animali. 


Un protagonista narratore che si trova a combattere i fantasmi di un presente sconosciuto, di una realtà nascosta, fiorentino di nascita, amante dell’arte, lui stesso dipinge, con un sogno in un cassetto, poter aprire una galleria d’arte a Firenze dove esporre quadri di pittori emergenti insieme alle proprie opere. Il desiderio della galleria è forte, ma il viaggio in Africa e soprattutto la permanenza in questo luogo senza spazio né tempo lo rende sempre più flebile fino a che viene tramutato in voglia di rimanere nella fattoria vicina al fiume Galana, tra acacie, palme e le gigantesche piante di sandalo dal frutto carnoso e dal calice persistente. Alex questo è il nome del protagonista, si ferma all’asilo degli animali, luogo dove vengono curati rinoceronti, scimmie ed elefanti per poi essere rimessi in libertà, perché è alla ricerca del padre ormai scomparso da più di vent’anni. La smania di verità non gli impedisce di affezionarsi all’asilo e soprattutto di innamorarsi di Dafne la proprietaria del ricovero per animali. 


Una storia d’amore che si intreccia con quelle storie di animali che capitano nel centro e sono curati con la partecipazione e l’amorevolezza che solo dei genitori riservano ad un neonato. Il racconto scorre veloce e senza intoppi, la scrittura è fluida, la trama si interseca su più piani, la violenza dei bracconieri, l’amicizia tra persone di differenti culture, la dedizione al mondo animale, l’amore tra uomo e donna e il sesso come puro sfogo primordiale. Matilde ha una penna felice e questa sua facilità nella scrittura è aiutata da una profonda conoscenza dei luoghi che descrive e di cui parla, luoghi che ama e che ha potuto visitare e vivere personalmente, per lei “il cielo del Kenia è una fiaba continua”, è consapevole, perché ha potuto constatare con i propri occhi, che “la natura comanda e sempre vince”, ma anche che “l’Africa ti apre il cuore e la mente …”; naturalmente non è tutto idilliaco, la serenità spesso svanisce e ci si scontra, con persone che pensano solo ai soldi, con la prepotenza dello sfruttamento e la violenza cinica e barbara di chi questo sfruttamento lo perpetra e ne fa fonte di ricchezza. Il rapido espandersi dell’economia cinese, dove gli oggetti in avorio intagliato sono uno status symbol, è direttamente responsabile del crudele e irreversibile declino delle popolazioni di elefanti e rinoceronti. 


Il Kenia è una delle nazione dove il bracconaggio è più evidente, a Nairobi il novanta per cento dei trafficanti arrestai è cinese, un fenomeno inarrestabile che ha raggiunto livelli senza precedenti. Un libro che ti appassiona fino alla fine, un atto di denuncia del bracconaggio, si pensi che in un anno vengono uccisi più di trentamila elefanti per l’avorio delle loro zanne, un libro che dovrebbe esser presentato in tutte le scuole per far conoscere ai ragazzi la bellezza dell’Africa, ma anche la triste realtà che la frantuma e la dissangua. Un libro non solo per portare alla luce uno sterminio indiscriminato, ma soprattutto per sensibilizzare le persone a non acquistare gioielli, monili, in avorio affinché la richiesta non aumenti e l’uccisione di elefanti e rinoceronti diminuisca fino a terminare.


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Festival del Nuovo Rinascimento di Milano©


Di Roby Guerra©




Nell’ambito del Festival del Nuovo Rinascimento di Milano, Ex Fornace spazi espositivi, in corso dal 20 maggio scorso e fino al 1 giugno scorso, a cura di Davide Foschi, del Metateismo e del Centro Leonardo da Vinci, in programma Giovedì 26 maggio, ore 18 circa, “David Bowie Renaissance”. L’intervento performativo è a cura di Roberto (o Roby) Guerra, un tributo poetico al grande artista pop recentemente scomparso. Guerra, di Ferrara, è tra i principali promotori del futurismo contemporaneo, con i vari R. Campa, A. Saccoccio, V. Conte, L Tallarico, P. Bruni. Con “David Bowie Renaissance” presenta in anteprima “Romantronica” (uscita a giungo 2016), edito da Nettarget di Cosimo Dino-Guida, prefazione di Mary Blindflowers, poesie e aforismi dedicati al Duca Bianco...

Per approfondimenti si veda:



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domenica 22 maggio 2016

Totò massone? Forse che sì, forse che no©

Di Mary Blindflowers©




«Nella Sede storica di Piazza del Gesù, 47. E' passato all’O. Et. l’Illustre Fr. Antonio de Curtis 30° Venerabile della R.L. "Fulgor Artis" dell’O. di Roma. Il titolo distintivo che Egli scelse per la Sua bella Officina significò per Lui incitamento e passione per quell’arte incomparabile di cui attinse con indeclinabile fede le più incantevoli cime. La Massoneria abbruna i suoi Labari con infinita tristezza; ma con il massimo orgoglio iscrive il Suo nome sul Gr. Libro d’oro degli innumeri Fratelli che con la loro arte ed il loro ingegno onorarono l’intera umanità».

Questo l'annuncio della Loggia Fulgor artis sulle pagine del Tempo di Roma alla scomparsa del celebre ed indimenticato Antonio de Curtis, in arte Totò, il 21 aprile dell'anno 1967.

I bene informati dicono che fosse arrivato addirittura al 30° grado, un grado importante e che l'affiliazione alla massoneria sia avvenuta nel 1944.

Luciano De Crescenzo che ha conosciuto Totò nega: 

"Totò massone? Luciano De Crescenzo non ci crede. "Non può essere vero - sbotta lo scrittore - io che l'ho conosciuto, lo posso dire: tutto poteva essere tranne che un massone". De Crescenzo aggiunge: "Io parlerei di un' incompatibilità di tipo caratteriale. Perché ci si iscrive ad un' associazione più o meno segreta? Per ricavarne dei vantaggi, per contare di più. Ma a che tipo di vantaggi poteva aspirare uno come Totò, che nel suo campo era il massimo, e che ovunque andava era conosciuto ed amato da tutti?". "La verità è un' altra - prosegue lo scrittore - è destino comune a molti personaggi famosi finire senza saperlo in liste massoniche o, peggio, in elenchi di affiliati ad associazioni di criminalità organizzata. Ricordate Franco Franchi, sospettato di essere mafioso? E Claudio Villa, anche lui accusato di essere massone? In entrambi i casi, non era vero niente. Anche a me una volta, a Napoli, è capitato di essere trascinato ad una festa che - per fortuna me ne accorsi in tempo - era una specie di riunione della camorra. Ma da qui a dire che ero un camorrista ce ne corre".

A' livella invece secondo altri, tra cui l'avvocato Virgilio Gaito, Antonio Bassolino e il gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, sarebbe la dimostrazione artistica del riconoscimento dei valori e dei simboli della massoneria. 

Inoltre in alcuni film ed interviste il comico ricorrerebbe ad un linguaggio corporeo ispirato alla geometria massonica. Nel film "Letto a tre piazze", mentre scala una montagna dice che più su c'è un "massone" di cui ci si può fidare...

Ma sarà vero?

Totò fu veramente massone? 

Forse che sì, forse che no... 

Avrebbe detto “ebbene sì”, oppure “mi faccia il piacere?”...

L'unica cosa certa in Italia è che non c'è niente di certo, mai o quasi mai...
Non so voi, ma io più vado avanti e meno ne so in ogni campo...



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Aida puttana (da Ipnodeliri)©




Di Mary Blindflowers©






Una sezione

di casa-giocattolo

perduta nel bugigattolo

di un'Aida lontana.

Al primo piano un dottore

che cura autopsie,

al secondo una bella bambola-party

in ceramica e lenci,

al terzo un genio che canta Maria

sfottendo la massoneria.

Al quarto un dirigente

che seppellisce dogmi

in una cantina nascosta

come un tartufo.

Non si può sentirne lo stufo,

sa di cadavere marcio

e sezione casa-giocattolo

nel bugigattolo

di una sacra

Aida profana

un po' cadavere

ed un poco puttana.





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Qualche appunto a margine del vergognoso film della RAI su Rino Gaetano©

Di
Paolo Franceschetti e Stefania Nicoletti©






Come abbiamo descritto molte volte nel nostro blog, il nostro è un sistema che uccide e strangola tutti coloro che ne sono al di fuori e non vogliono essere coinvolti nei giochi illeciti del potere massonico.
Il sistema, però, non penalizza solo chi ne è fuori, ma anche chi ne è dentro e ne riceve i vantaggi. Perché il problema è che una volta entrati nel sistema, tutto ciò che ti viene dato ti viene chiesto in restituzione sotto altre forme. Se fai carriera grazie al sistema, ad un certo punto arriverà qualcuno che ti chiederà il conto; ti chiederanno di fare uno sgarbo ad un vecchio amico che vogliono rovinare; ti chiederanno di falsificare un documento o farlo sparire, ti chiederanno di accollarti una responsabilità penale per salvare altri, di essere condannato ad un anno con la condizionale e di spendere la tua faccia su tutti i giornali per fare da capro espiatorio.



Ribellarsi al sistema è quasi impossibile per la perfezione che esso ha. Tanti, troppi, sono caduti nella trappola. Le promesse che ti fanno sono allettanti: potere, denaro, conoscenza dei meccanismi reali del potere. Ma il conto è salato, perché non si è più liberi di fare ciò che si vuole, e si è in costante stato di ricatto. Ritengo, ad esempio, che molti esponenti della sinistra attuale, a suo tempo, abbiano fatto il cosiddetto “patto col diavolo”, pensando semplicemente di accettare un compromesso in più per fare carriera; e si sono poi trovati invischiati in un gioco di potere più grande di loro, perdendo ogni capacità decisionale reale; ed ecco il motivo per cui la sinistra di questi ultimi anni ha fatto delle cose senza alcuna logica, come se volesse realmente perdere le elezioni e consegnare – come hanno fatto di recente – il paese definitivamente alla destra.

In realtà alcuni provano a ribellarsi. Ribellarsi in modo esplicito, in un attacco frontale, non è possibile altrimenti si muore (la lista dei morti è lunghissima; Falcone e Borsellino, Occorsio, Pecorelli, Tobagi, Mauro De Mauro, Cosco, Pasolini, Cecilia Gatto Trocchi, Ilaria Alapi, Graziella De Palo, e tutti coloro che hanno provato a testimoniare coraggiosamente in processi importanti, morti suicidi o in incidenti stradali). Molti però provano a ribellarsi non apertamente, lanciando una serie di messaggi in bottiglia. Come delle tracce, per chi le vorrà cogliere un giorno.
Ricordo un'archiviazione vergognosa che aveva a che fare con un soggetto che si era suicidato con "una coltellata sulla schiena". Il magistrato archiviò dicendo delle cose che li per li mi parvero incomprensibili; mischiava citazioni di Dante a frasi demenziali del tipo "la prova che si sia trattato di un suicidio è nel fatto che sul coltello piantato nella schiena furono trovate le impronte digitali della vittima". Dopo anni di rabbia in cui non capivo l'assurdità di quel provvedimento, ho capito che la citazione di Dante era un chiaro riferimento alla legge del contrappasso, utilizzata dalla Rosa Rossa per i suoi omicidi. Mentre con la frase in cui parlava delle impronte digitali voleva dire esattamente il contrario.... Tra l'altro fu uno dei provvedimenti il cui studio e la cui lettura approfondita mi hanno permesso di arrivare alla regola del contrappasso da noi descritta negli articoli sull'omicidio massonico.
A mio parere si trovano molti messaggi in bottiglia anche in molti libri, articoli di giornale, e opere attuali, ma evitiamo di indicarli per non mettere in pericolo le persone coinvolte.

Rino Gaetano era una di queste persone che si erano ribellate al sistema in modo vistoso. Non poteva denunciare il sistema direttamente, perchè non gli avrebbe dato voce nessuno, allora lasciò una serie di tracce nelle sue canzoni, che sarebbero state raccolte dalle generazioni successive. Rino Gaetano ci parla della Rosa Rossa, dei crimini commessi dai potenti, dei meccanismi segreti di questa associazione e dei loro metodi. Vediamone qualcuna.

Le canzoni.
C’è un album di Rino, in particolare, che pare dedicato proprio alla Rosa Rossa. Nello stesso album, infatti troviamo ben tre canzoni: Rosita, Cogli la mia Rosa d’amore, e Al compleanno della zia Rosina. Una trilogia a nostro parere non casuale.

In Rosita ci dice che la Rosa Rossa, quanto te la presentano, sembra bellissima... onori, gloria, soldi, potere... poi però un giorno scopri la verità. E allora la tua vita cambia completamente perchè sei in trappola.
Ieri ho incontrato Rosita, perciò questa vita valore non ha,
Come era bella rosita di bianco vestita più bella che mai.

Nella canzone “Al compleanno della zia Rosina” ci spiega che nel linguaggio criptato della Rosa Rossa, Santa Rita è in realtà la Rosa Rossa; e ci spiega che un giorno capiranno che sta svelando questi messaggi, e quindi lo uccideranno.

La vita la vita, e Rita s'è sposata, al compleanno della zia Rosina.
Vedo già la mia salma portata a spalle da gente che bestemmia e che ce l'ha con me.

Questa frase apparentemente incomprensibile vuole dire probabilmente che gli appartenenti alla massoneria rosacrociana della Rosa Rossa al suo funerale porteranno a spalla la sua bara (ai funerali delle vittime i mandanti sono sempre presenti tra i partecipanti); ma bestemmieranno, perchè in realtà una caratteristica della massoneria della Rosa Rossa è di stravolgere i simboli e i riti Cristiani per interpretarli al contrario.
Infine, in “Cogli la mia rosa d’amore” lancia un messaggio molto chiaro:

cogli la mia rosa d’amore,

regala il suo profumo alla gente;

cogli la mia rosa di niente.

Non credo sia un caso anche il titolo del disco: "mio fratello è figlio unico", perché sapeva che questo scherzetto gli sarebbe costato la vita.

Nella canzone “Nun Te Reggae più” parla della spiaggia di Capocotta. E, ad un concerto, disse:

"C'è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio. Io non li temo. Non ci riusciranno. Sento che in futuro le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni. E che grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera! Apriranno gli occhi e sichiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta".

Vediamo cosa succedeva nella spiaggia di Capocotta, prendendo le notizie da Wikipedia.

La spiaggia di Capocotta.
OMICIDIO DI WILMA MONTESI (1953, vigilia di Pasqua). La vicenda coinvolse il musicista Piero Piccioni, figlio del vicepresidente del consiglio della DC, e altri noti esponenti della nobiltà, politici e personaggi famosi... Inizialmente fu presa in considerazione l'ipotesi di un banale incidente, ipotesi che fu considerata attendibile dalla polizia, e il caso venne chiuso. I giornali, L'Espresso su tutti, invece si mostravano scettici.
Il Roma, quotidiano monarchico napoletano, il 4 maggio cominciò ad avanzare l'ipotesi di un complotto per coprire i veri assassini, che sarebbero stati alcuni potenti personaggi della politica; l'ipotesi presentata nell'articolo Perché la polizia tace sulla morte di Wilma Montesi? a firma Riccardo Giannini ebbe largo seguito.
A capo di questa campagna stampa, vi erano prestigiose testate nazionali, quali Corriere della Sera e Paese Sera, e piccole testate scandalistiche, quali Attualità, ma la notizia si diffuse su quasi tutte le testate locali e nazionali.
Il 24 maggio del 1953 un articolo di Marco Cesarini Sforza pubblicato sul giornale comunista Vie Nuove creò molto scalpore: uno dei personaggi apparsi nelle indagini e presumibilmente legati alla politica, sinora definito "il biondino", venne identificato con Piero Piccioni.
Piccioni era un noto musicista jazz (col nome d'arte Piero Morgan), fidanzato di Alida Valli e figlio di Attilio Piccioni, il Vicepresidente del Consiglio, Ministro degli Esteri e massimo esponente della Democrazia Cristiana.
Il nome di "biondino" era stato attribuito al giovane da Paese Sera, in un articolo del 5 maggio, in cui si raccontava di come il giovane avesse portato in questura gli indumenti mancanti alla ragazza assassinata. L'identificazione con Piero Piccioni era un fatto noto a tutti i giornalisti, ma nessuno ne aveva mai svelata l'identità al grande pubblico. Su Il merlo giallo, testata neofascista, era addirittura apparsa già ai primi di maggio una vignetta satirica in cui un reggicalze veniva portato in questura da un piccione, un chiaro riferimento al politico e al delitto.
La notizia suscitò clamore perché venne pubblicata poco prima delle elezioni politiche del 1953.
Piero Piccioni querelò per diffamazione il giornalista e il direttore del giornale, Fidia Gambetti. Cesarini Sforza venne sottoposto ad un duro interrogatorio. Lo stesso PCI, movimento di riferimento del giornale e unico beneficiario dello scandalo, disconobbe il giornalista, che venne accusato di "sensazionalismo" e minacciato di licenziamento. (QUINDI ANCHE LO STESSO PCI SEMBRA VOLER COPRIRE E INSABBIARE TUTTO... CHISSA' COME MAI?)
Nemmeno sotto interrogatorio Cesarini Sforza citò mai direttamente il nome della fonte da cui ufficialmente veniva la notizia, limitandosi ad affermare che provenisse da "ambienti dei fedeli di De Gasperi".
Anche il padre del giornalista, un influente docente di filosofia all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", suggerì al figlio di ritrattare, consiglio vivamente sostenuto anche dal celeberrimo "principe del foro" Francesco Carnelutti che aveva preso le parti dell'accusa per conto di Piccioni.
L'avvocato di Sforza, Giuseppe Sotgiu (già presidente dell'Amministrazione provinciale di Roma ed esponente del PCI) si accordò col collega e il 31 maggio, Cesarini Sforza fu costretto a ritrattare le sue affermazioni. Come ammenda, versò 50 mila lire in beneficenza alla Casa di amicizia fraterna per i liberati dal carcere, ed in cambio Piccioni fece cadere l'accusa.
Il 6 ottobre 1953, sul periodico scandalistico Attualità, il giornalista e direttore della testata Silvano Muto pubblicò un articolo, La verità sul caso Montesi. Muto aveva condotto un'indagine giornalistica nel "bel mondo" romano, basandosi sul racconto di una attricetta ventitreenne che sbarcava il lunario facendo la dattilografa, tal Adriana Concetta Bisaccia. La ragazza aveva raccontato al giornalista di aver partecipato con Wilma ad un'orgia, che si sarebbe tenuta a Capocotta, presso Castelporziano e non distante dal luogo del ritrovamento. In quell'occasione avevano avuto modo di incontrare alcuni personaggi famosi, principalmente nomi noti della nobiltà della capitale e figli di politici della giovane Repubblica Italiana.
Continuano ad essere ritrovati corpi di donne su quella spiaggia.
Forse è questo che voleva dire Rino. Non si riferiva solo al caso Montesi, ma a decine di altri casi che evidentemente continuano a verificarsi a Capocotta... O forse voleva dire che è una situazione "emblematica" di tutto quello che succede in Italia. Ma sono solo nostre deduzioni.

Potremmo continuare perchè ci sono altre canzoni molto più significative e piene di messaggi, come Gianna. Ma terminiamo qui perchè per capire queste canzoni occorre avere una conoscenza specifica di determinati fatti e situazioni.

Forse però non molti sanno che la canzone Nuntereggaepiù, che nomina molti personaggi della politica, dello spettacolo, dello sport, della televisione... è stata censurata. Inizialmente infatti l'elenco conteneva, tra gli altri, i nomi del finanziere Nino Rovelli, del banchiere Ferdinando Ventriglia, di Camillo Crociani (scandalo Lockheed e loggia P2), di Amintore Fanfani, di Guido Carli... e persino di Aldo Moro e Michele Sindona. Questi nomi vennero cancellati dal testo della canzone. Evidentemente perché ancora più scomodi di quelli che furono lasciati.

Un personaggio come Rino non poteva vivere a lungo, e perse infatti la vita il 2 giugno del 1981 in un incidente d'auto. Poco tempo prima, come abbiamo già raccontato altrove, aveva avuto un incidente analogo, ma si era salvato. Aveva ricomprato un’ auto identica ed ebbe un incidente dello stesso tipo; morì non tanto per l'incidente in sè, quanto per il ritardo con cui fu curato perchè negli ospedali della zona nessuno volle accoglierlo. Ben 5 ospedali si rifiutarono di curarlo, così come lui aveva scritto in una sua canzone, La ballata di Renzo. Cioè, è stata applicata ,nel suo caso la regola del contrappasso di cui ci siamo occupati in altri articoli.

La ballata di Renzo è un brano inedito, di cui peraltro si scoprì l'esistenza solo qualche anno fa. Dunque, all'epoca, solo gli "addetti ai lavori" (i produttori e le persone che lavoravano insieme al cantante) erano a conoscenza di quel brano. E solo chi conosceva la canzone poteva fare in modo che si realizzasse nella pratica, e in modo così dettagliato.

Quando qualche anno fa uscì la notizia della scoperta del brano inedito, i media si affrettarono subito a definirla una "profezia". I giornali scrissero che ne La ballata di Renzo "Rino aveva previsto e messo in musica, dieci anni prima, la propria morte". Ma sarebbe invece più oppurtuno affermare il contrario: la morte del cantautore è avvenuta esattamente come nella sua canzone non perché quel brano fosse una profezia, ma perché qualcuno l'ha usata per applicare la regola del contrappasso.


Il film
Di recente la RAI ha prodotto un film su Rino Gaetano.
Vediamo cosa dice la presentazione ufficiale del film sul sito Rai.

"Ci sono film su personaggi della musica che riescono a descrivere compiutamente lo spirito di un'epoca. È questo l'obiettivo della fiction Rino Gaetano. Ma il cielo è sempre più blu, una produzione Rai Fiction realizzata da Claudia Mori per la Ciao Ragazzi.
L'interesse per Rino Gaetano e per la sua musica si è riacceso negli ultimi anni, soprattutto tra i giovani, al punto di farne una figura di culto oltre la sua epoca. La fiction, che racconta in due puntate la sua biografia e la genesi delle canzoni più popolari, è uno spaccato della sua generazione, e trasmette un messaggio che può valicare i confini nazionali italiani, perché ancora oggi modernissimo".

In realtà guardando il film si capisce che è stato scritto al solo scopo di infangare l’immagine del cantautore. La sorella di Rino e la ex fidanzata, intervistate, diranno che il film racconta qualcun altro rispetto al protagonista. Quello non era Rino, non era la storia d'amore tra lui e la fidanzata.
Vediamo perchè.

Anzitutto il film si apre con la scena di lui che sviene per aver bevuto troppo. E si chiude con le immagini di lui, ubriaco, che vaga senza meta alla ricerca di amici che oramai lo hanno abbandonato. Il messaggio è chiaro. Era un ubriacone.

Altre scene salienti del film sono queste:
1) Dopo aver chiesto alla fidanzata di accompagnarlo a Stromboli per scrivere una canzone, dopo alcuni giorni in cui non combinava nulla tranne trattare male gli amici musicisti, e ubriacarsi continuamente, inveisce contro la fidanzata e la tratta male dicendo che non si sente capito

2) Geniale poi come presentano il suo rapporto con le donne. Si fidanza. Mette le corna alla ragazza (Irene) con un altra ragazza, stupenda e che lo adora, di nome Chiara. Irene li scopre a letto e lui che fa? Esce dalla stanza, parla con Irene e le dice “non preoccuparti, era solo una scopata”. Poi abbandona Chiara senza dirle una parola nè salutarla, dopo giorni di idillio romantico. Dopo qualche anno incontra nuovamente Chiara. Mette nuovamente le corna alla fidanzata e abbandona nuovamente Chiara, ancora una volta senza una spiegazione e senza una parola. Verso la fine del film, abbrutito dall’alcol e senza una meta, tenta di recuperare il rapporto con Chiara e con Irene (tutte e due in contemporanea), ma entrambe lo abbandonano. Per giunta tenta di baciare Chiara proprio un giorno che lei lo trova ubriaco già al mattino presto. Chiaro è il messaggio: Gaetano era un superficiale.

3) Altrettanto geniale poi come viene delineato il suo rapporto col padre. In una delle scene clou del film lui, all’apice del successo, mostra una casa al padre, ma il padre la rifiuta, perché non vuole la sua elemosina. E lui risponde arrabbiato “ma come, finalmente ora possiamo permetterci una casa come la gente normale e non uno schifoso sottoscala”. Il messaggio qui è molto sottile ed è duplice: la gente che vive in un sottoscala non è normale. Un sottoscala fa schifo. Ma dietro a questo messaggio ce n’è un altro, molto più sottile: Gaetano, come tutti, una volta che ha avuto un po’ di soldi e si è arricchito, non ha più rispetto per le condizioni della gente più povera che infatti viene definita “non normale”. E infatti rinfaccia al padre di essere un poveraccio: "io non volevo diventare come te e ci sono riuscito... non vi voglio più vedere in quel sottoscala schifoso.. e aggiunge: "sei orgoglioso come tutti gli ignoranti". Dopodichè al padre prende anche un infarto. Quando il padre uscirà dall'ospedale Rino ancora una volta lo tratterà malissimo e gli causerà un altro malore. In altre parole, lo descrivono come un pessimo personaggio, indelicato e ignorante che arriva a far ammalare il povero padre.

Altro aspetto curioso del film è che Rino ha una sorella, che nel film però non compare mai. Non compare mai neanche quando, nella parte finale del film, bussa alla porta di tutti gli amici, ubriaco e disperato, lasciato solo da tutti. Strano che Rino quel giorno non abbia pensato di telefonare anche alla sorella no?

Come è strana un'altra circostanza. Rino morì pochi giorni prima del suo matrimonio. Doveva sposarsi. In questo indegno e vergognoso film, invece, l'ultima scena del film mostra lui disperato e abbandonato da tutti.

Nessun cenno alla figura della sorella. Nessun cenno al matrimonio, ma anzi, viene presentata una fattispecie completamente opposta.

Insomma, per essere un film che voleva valorizzare la figura del cantautore, la trama presenta tali e tanti inesattezze, buchi ed omissioni, che rimane una sola certezza: che il film è stato fatto unicamente per oscurare le ragioni della sua morte e il valore delle sue canzoni. Per infangarne la memoria quindi. Chi ha prodotto il film, inoltre, ha appositamente evitato di inserire la figura della sorella, forse perchè è l'unica della famiglia rimasta ancora viva, e che avrebbe potuto creare guai giudiziari agli autori del film se la sua immagine fosse apparsa troppo deformata dalla fiction.

In conclusione, cosa rimane dopo la visione del film? L’idea che fosse un ubriacone, anche egoista, non troppo intelligente, che ha scritto canzoni superficiali e senza senso.
Così non ci si stupisce se muore in un incidente. E se un giorno qualcuno dirà che è stato ucciso, la gente dirà: "ucciso? ma come? Era stato un incidente perchè beveva ed era ubriaco". Come succede per Pantani: "era un drogato, si è suicidato". Che poi le perizie abbiano dimostrato che il suo cuore era intatto non conta, per questo mondo dei mass media asservito ad una criminalità senza scrupoli. E che la sorella e la fidanzata di Rino dicano che quello non era Rino, che conta? L'obiettivo è riuscito. Milioni di italiani lo considerano un ubriacone che scriveva canzoni senza senso.

Il film è stato confezionato ad arte probabilmente per screditare la figura di un artista, proprio in un periodo particolare, ovverosia gli anni in cui, a seguito dei delitti del mostro di Firenze, si comincia a parlare della Rosa Rossa e dei suoi delitti.

D'altronde, una bella coincidenza che il film sia prodotto dalla Ciao Ragazzi, società che porta, guarda caso, l'acronimo dei RosaCroce e di Cristian Rosenkreutz (CR).

Di recente poi è uscito un dvd "Figlio unico", uscito insieme alla raccolta il 02.11.2007. Giorno dei morti e data a somma 13. Un altro bello scherzetto combinato ai danni di Rino. Tanto per mettere di nuovo una firma, se ce ne fosse bisogno. Il dvd contiene molti filmati, tra cui questo con Morandi: http://it.youtube.com/watch?v=F3CnwSnhW3E

Rino a un certo punto dice: "Io conosco anche il profumo dei ministri". Una frase senza senso per i più. Un non sense, appunto, di quelli tipici di Rino. E invece no. Infatti Morandi si guarda intorno impaurito e cambia subito discorso, spostandosi di nuovo sull'ironia. "Qui non possiamo parlare di ministri, parliamo solo di canzoni. No, ma parliamo della tua ironia".

Ma noi che conosciamo il sistema, riteniamo che il film sia l’ulteriore vittoria di Rino Gaetano. Rino era così grande e così bello, che hanno cercato di distruggerlo anche da morto. Perché indubbiamente le sue canzoni, come del resto aveva predetto anche lui, fanno più paura ora che quando era vivo. Ora infatti le possiamo capire.
E a Venditti che, in questi ultimi tempi, ha affermato che la causa della morte di Rino è stata la cocaina (se ne è ricordato dopo quasi trenta anni) possiamo rispondere una cosa. Strano, Antonello, che ti ricordi dopo tanti anni della cocaina. In realtà la sai bene quale è la verità: lui ha avuto quel coraggio che pochi hanno, di andare contro il sistema fino a farsi uccidere per non rinnegare i suoi ideali. Quel coraggio che molti di quelli che oggi hanno successo certamente non hanno avuto.


La ballata di Renzo

Quel giorno Renzo uscì,

andò lungo quella strada

quando un’auto veloce lo investì

quell'uomo lo aiutò

e Renzo allora partì

verso un ospedale che lo curasse per guarìr.

Quando Renzo morì io ero al bar

La strada era buia

si andò al San Camillo

e lì non l'accettarono

forse per l'orario

si pregò tutti i Santi

ma s'andò al San Giovanni

e lì non lo vollero per lo sciopero

Quando Renzo morì

io ero al bar era ormai l'alba andarono al policlinico

ma lo si mandò via perchè mancava il vicecapo

c'era in alto il sole

si disse che Renzo era morto

ma neanche al Verano c'era posto

Quando Renzo morì

io ero al bar,

al bar con gli amici bevevo un caffè.





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